Conseguenze della pandemia più gravi per i lavoratori stranieri

Il Rapporto 2021 della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione

È stato presentato il 15 ottobre alla Camera dei Deputati il Rapporto annuale 2021 della “Fondazione Leone Moressa” 1 sull’economia dell’Immigrazione. Un lavoro importante perché affronta un tema che spesso è messo da parte nei discorsi pubblici che riguardano la situazione degli stranieri presenti nel nostro Paese. Abituati dall’informazione a trattare la tematica dell’immigrazione prevalentemente come un problema e come una questione che attiene all’ordine pubblico e alla sicurezza, dimentichiamo che il fenomeno è in realtà molto più complesso e ricco di sfaccettature. Ecco allora che il Rapporto presentato dalla Fondazione Moressa appare importante proprio perché ci permette di sfatare alcuni luoghi comuni e di ampliare la discussione.

Ma non solo. Si tratta anche di un contributo importante perché traccia la situazione degli stranieri presenti in Italia in un periodo critico come è appunto quello determinato dalla crisi Covid. Da quest’ultimo punto di vista, le conclusioni cui giunge il Rapporto ci aiutano a capire come la grave pandemia che abbiamo affrontato ha influito sul mondo del lavoro e sui flussi migratori. “La crisi Covid finora ha colpito soprattutto i lavoratori precari e le filiere caratterizzate da ampio utilizzo di lavoro stagionale (es. turismo, agricoltura). Per questo, gli stranieri hanno subito una perdita del tasso di occupazione (-3,7 punti) molto più forte rispetto a quella degli Italiani (-0,6 punti). Nonostante questo, gli stranieri producono il 9% del PIL e risultano determinanti in molti settori”.

Grafico elaborato dalla Fondazione Moressa

Al di là della contingente situazione degli ultimi due anni, il Rapporto ci permette di avere un quadro preciso dell’apporto dato dai cittadini stranieri all’economia del nostro Paese.
A partire dal 2014 la popolazione straniera residente in Italia è sostanzialmente stabile e si attesta intorno ai 5 milioni di abitanti.

Grafico elaborato dalla Fondazione Moressa

A questo dato, si deve aggiungere che negli ultimi 10 anni è calata la natalità e che, soprattutto, nel 2020, per evidenti ragioni, è aumentata la mortalità cosicché se pure il saldo migratorio risulta ancora positivo, i livelli però sono decisamente più bassi rispetto al passato. L’Italia quindi mantiene un saldo migratorio positivo, determinato soprattutto dai ricongiungimenti familiari. Osservando più da vicino le dinamiche demografiche, il quadro è il seguente: nel 2005 l’incidenza degli stranieri sulla popolazione era del 3,8%, oggi è all’8,2% e supera la media europea che si attesta al 6,7%. Abbiamo circa 5 milioni di persone residenti in Italia di origine straniera. Ovviamente non stiamo semplicemente parlando di fenomeni migratori da Paesi più poveri o in guerra, ma stiamo parlando di fenomeni migratori su tutte le direttrici.

Allo stesso modo, il Rapporto evidenzia come vi è stato un crollo deciso degli ingressi di stranieri in Italia per lavoro. Un crollo che se dal 2010 è stato abbastanza costante, diviene un tracollo vero e proprio negli ultimi anni. Ancora una volta, il 2020 rappresenta il picco minimo con solo 10 mila permessi per motivi lavorativi.

Sempre nel 2020 risultano occupati in Italia 2,35 milioni di lavoratori stranieri. Il calo registrato rispetto al 2019 è pari ad un -6,9% in calo rispetto al 2019.

Gli occupati stranieri in Italia nel 2020 sono 2,35 milioni, in calo (-6,4%) rispetto al 2019 (per gli Italiani la variazione è stata -1,4%). Ad essere più colpiti sono stati ii lavoratori stranieri del Nord-Ovest (-5,3%) e delle Isole (-0,7%).

In contro tendenza invece il dato che riguarda l’espansione di imprese condotte da immigrati. Nel 2020 infatti gli imprenditori operanti in Italia e nati all’estero sono 740 mila con un aumento del 2,3% rispetto all’anno precedente. Le nazionalità più numerose sono cinesi, rumeni, marocchini e albanesi, ma la crescita più significativa si registra tra i nati in Bangladesh, Pakistan e Nigeria. Il settore dove si registra la crescita maggiore è invece l’edilizia con un +16%.

Nel complesso possiamo dire che in questo momento di crisi l’immigrato ha contribuito a tenere in piedi tante aziende che altrimenti avrebbero chiuso. Questo è un dato di fatto, ci troveremmo con qualche centinaia di migliaia di imprese in meno, grazie a una maggiore capacità di sopportazione del sacrificio, della quale ovviamente non bisogna abusare.

Facendo delle stime più precise in funzione dei diversi settori, il contributo degli stranieri alla produzione di ricchezza in Italia si aggira sui 125 miliardi, cioè questa la quota di prodotto interno lordo attribuibile al lavoro autonomo o dipendente degli immigrati, quindi siamo a un 8,6% del valore aggiunto complessivo che più o meno è anche la quota degli immigrati sul totale della popolazione.

Sfatando i luoghi comuni della propaganda, dai numeri pubblicati nel Rapporto si evince che i contribuenti stranieri in Italia sono 2,3 milioni e nel 2020 hanno dichiarato redditi per 30,3 miliardi e versato Irpef per 4,0 miliardi. Sommando le altre voci di entrata per le casse pubbliche (Irpef, IVA, imposte locali, contributi previdenziali e sociali, ecc.), si ottiene un valore di 28,1 miliardi. Al contempo, invece, l’impatto sulla spesa pubblica degli stranieri è di circa 27,5 miliardi di euro, con un saldo positivo per il nostro Paese di +600 milioni.

  1. http://www.fondazioneleonemoressa.org/2021/10/15/rapporto-2021-sulleconomia-dellimmigrazione/

Avv. Arturo Raffaele Covella

Foro di Potenza.
Sono impegnato da anni nell’ambito della tematica del diritto dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione internazionale e alla tutela dei lavoratori stranieri. Collaboro con diverse associazioni locali che si occupano di migrazioni. Scrivo per diverse riviste.