Feminist Asylum: per un effettivo riconoscimento del diritto di asilo alle donne, ragazze e persone LGBTIQA+

Una petizione europea promossa da un’ampia coalizione che riunisce movimenti, collettivi, associazioni, partiti e sindacati

Foto tratta da fb @FeministAsylum

«Le violenze sessuali e sessiste (in particolare le violenze domestiche, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, la tratta di esseri umani, le legislazioni discriminatorie, il ripudio, la privazione dei figli) sono motivi specifici che spingono le donne, le ragazze e le persone LGBTIQA+ a fuggire dal loro paese e a chiedere asilo in Europa». E’ con questa premessa che la coalizione transnazionale Feminist Asylum ha deciso di promuovere una petizione indirizzata alla Commissione Europea, al Parlamento Europeo, al Consiglio Europeo e a tutti i governi nazionali dell’area Schengen.

«Fuggire, mettersi in cammino – scrive la rete – significa quasi sistematicamente essere esposte alla violenza e allo sfruttamento lungo tutto il loro percorso migratorio: violenza sessuale esercitata dai passeur o nei campi profughi, sfruttamento sessuale o lavoro forzato, reclusione nelle reti di tratta dei paesi di transito – incluso nei paesi europei – minacce, traumi e pericoli subiti dai loro figli-e.

Arrivate in Europa, le attendono procedure di asilo inadeguate e un’accoglienza indegna!

Questo benché, dal 2008, la Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani abbia stabilito l’obbligo di accogliere in Europa le vittime della tratta e le condizioni necessarie per questo. Poi nel 2011, la Convenzione di Istanbul, firmata da tutti i Paesi europei, ha esteso i motivi d’asilo previsti dalla Convenzione di Ginevra del 1951 alla persecuzione e alla violenza contro le donne legata al genere: in questi casi la protezione internazionale è un diritto!.

Dobbiamo però constatare che nella pratica i Paesi d’Europa raramente rispettano i loro impegni: le ragioni delle domande d’asilo legate alle violenze fondate sul genere non vengono prese in considerazione, sia perché le condizioni di ascolto e di analisi non sono favorevoli alla messa in luce di queste specifiche violenze, sia perché questi obblighi di accoglienza vengono ignorati dai rappresentanti delle autorità nazionali».

Il testo promosso da una rete che riunisce movimenti, collettivi, associazioni, partiti e sindacati impegnati nella difesa dei diritti delle e dei migranti e dei diritti delle donne e delle persone LGBTIQA+ vuole che le cose cambino davvero.

«Ci rifiutiamo di accettare che le persone vittime di violenza di genere, invece di essere protette, continuino ad essere trattate come indesiderabili. Vogliamo far sentire la nostra voce ai leader europei affinché motivi specifici dell’asilo per donne, ragazze e persone LGBTIQA+ siano effettivamente riconosciuti».

La petizione – che si può sottoscrivere alla pagina feministasylum.org – chiede che siano messe in atto misure concrete per garantire che tutte le convenzioni internazionali firmate in Europa e nell’area Schengen non rimangano lettera morta.

Viene richiesto:

• il dispiegamento da parte della Commissione Europea e dei governi nazionali dei mezzi necessari per mettere in atto procedure e strutture adeguate all’effettivo riconoscimento dei motivi di asilo specifici per donne, ragazze e persone LGBTIQA+;

• l’effettiva applicazione della Convenzione di Istanbul e della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani – garantita dall’istituzione di una struttura europea di monitoraggio – affinché le vittime di violenza di genere siano riconosciute, sostenute e beneficino di protezione internazionale;

• vie legali agevolate permettenti a donne, ragazze e persone LGBTIQA+ di deporre una domanda asilo in Europa.

La campagna per la raccolta firme proseguirà per 6 mesi, consentendo ad altri collettivi civici, ma anche a qualsiasi persona di far sentire la propria voce e di manifestare il proprio sostegno per porre fine alle politiche di chiusura dei Paesi europei. E’ anche possibile raccogliere le firme (scarica il modulo) e inviarle successivamente presso la sede organizzativa a Neuchâtel in Svizzera.

«I paesi d’Europa hanno i mezzi per essere una terra di asilo degna di questo nome. Chiunque abbia subito violenze sessiste e sessuali nel proprio Paese o sulla via dell’esilio deve ottenere asilo e beneficiare di condizioni di accoglienza e di cura che consentano loro di ricostruire la propria vita in sicurezza.

Ci rifiutiamo di essere complici delle politiche di esclusione e di morte che colpiscono delle persone che si trovano in situazioni delle più precarie al mondo. Non rinunceremo a questa lotta volta al rispetto del diritto fondamentale delle donne e delle persone LGBTIQA+ di ogni paese a vivere in dignità e sicurezza», conclude l’appello.