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La CEDU conferma che la polizia croata è colpevole della morte della piccola Madina

Conferenza stampa a Zagabria: «Il primo ministro Plenković deve licenziare i vertici del ministero dell’Interno e della polizia»

Foto da CSM https://www.cms.hr/en

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha confermato che la Croazia espelle illegalmente le persone migranti che cercano protezione nel Paese.
«La sentenza del caso di Madina Hussiny, la bambina di 6 anni che è morta durante un’espulsione illegale 4 anni fa, il 21 settembre nel 2017, non è una vergogna solo per il Ministero dell’Interno o la polizia, ma per tutta la Croazia, per tutti noi, i suoi cittadini, e soprattutto per il governo», hanno detto questa mattina in conferenza stampa il Centro Studi per la Pace e Are You Syrious davanti al palazzo del governo croato. «Ci aspettiamo che il primo ministro Plenković licenzi immediatamente i responsabili della morte di una bambina alle nostre frontiere a causa delle azioni delle istituzioni che noi, cittadini della Croazia, finanziamo».

«Oltre all’identificazione e alla sanzione dei responsabili diretti, chiediamo il licenziamento del direttore generale della polizia Nikola Milina e del vice direttore generale della polizia e capo della direzione della polizia di frontiera Zoran Ničeno per la loro responsabilità di comando. Per la loro responsabilità politica, chiediamo al primo ministro Plenković il licenziamento del ministro degli Interni Davor Božinović, così come del segretario di Stato Terezija Gras che ha partecipato alle pressioni contro i difensori dei diritti umani e al blocco delle indagini internazionali indipendenti», ha detto Sara Kekuš del Centro Studi per la Pace.

In particolare, la CEDU ha emesso ieri una sentenza che conferma quanto in questi anni hanno ribadito le organizzazioni che hanno indagato per fare emergere la verità su una morte tanto atroce.
La Croazia ha violato il diritto alla vita di Madina, ha trattato i bambini in modo disumano tenendoli in detenzione, ha privato illegalmente tutta la famiglia della sua libertà, ha espulso collettivamente una parte della famiglia dalla Croazia, e infine ha impedito loro di accedere al loro avvocato. La piccola Madina Hussiny e la sua famiglia sono stati così riconosciuti dalla CEDU come vittime di un’espulsione illegale che ha portato alla perdita della vita di una bambina di sei anni.

Fumetto dell’artista Ena Jurov in ricordo di Madina (tratto dal report del Centro Studi per la pace di Zagabria)

«La Corte europea ha concluso che la Croazia ha espulso collettivamente la madre e i suoi sei figli dal territorio croato in piena notte al di fuori di qualsiasi procedura legale e senza considerare la loro situazione individuale. Inoltre, la Corte ha constatato che la Croazia non ha svolto un’indagine efficace sulle circostanze che hanno portato alla morte della bambina di sei anni e quindi ha violato il diritto alla vita della piccola Madina», ha spiegato Antonia Pindulić, responsabile legale del Centro studi per la pace, l’organizzazione che ha incaricato l’avvocato Sanja Bezbradica Jelavić ed è intervenuta nel caso come parte civile.

Le organizzazioni hanno aggiunto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo è l’ultima risorsa quando si parla di protezione dei diritti umani. La famiglia Hussiny ha cercato giustizia in Croazia, ma non l’ha ricevuta dalle istituzioni croate. La denuncia penale è stata respinta perché la Procura di Stato ha dato piena fiducia alle conclusioni del ministero dell’Interno invece di esaminare le prove e rispettare le testimonianze delle vittime e dei testimoni. Allo stesso tempo, le registrazioni delle telecamere termiche, come prova chiave a disposizione della polizia, sono misteriosamente scomparse.

Per le organizzazioni questa importantissima sentenza afferma, tra l’altro, che i volontari sono stati intimiditi e persino perseguitati per aver sostenuto la famiglia della piccola Madina, proprio perché questo caso non arrivasse a Strasburgo.
«Questo verdetto non deve limitarsi al fatto che la Croazia paghi 40.000 euro di danni non patrimoniali alla famiglia di Madina. Per tutte le vittime nei nostri confini, per le persone che sono morte lì, così come per tutti gli attivisti che sono stati intimiditi, è il momento di portare in giudizio coloro che permettono e coprono questa violenza, e che la responsabilità deve essere ricercata ai vertici del ministero dell’ Interni», ha concluso Tajana Tadić di AYS.

Redazione

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