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Nazia Perveen Bhatti in fuga dal patriarcato, vittima a Ferrara delle discriminazioni istituzionali

Una storia di coraggio e determinazione

Fuori dalle graduatorie per una casa popolare perché il Comune privilegia gli anni di residenzialità al bisogno, e senza reddito di cittadinanza da tre mesi per una quando meno assurda motivazione dell’Inps.

E’ ancora in alto mare l’odissea di Nazia Perveen Bhatti, la donna pakistana 42enne, e dei suoi due bambini italiani di nove anni e dieci anni, la cui vicenda abbiamo raccontato su un precedente articolo per Melting Pot1. La donna che risiedeva a Sant’Angelo in Vado, in Provincia di Pesaro e Urbino, era stata portata con l’inganno in Pakistan dal marito, Shahid Muzammal, cittadino italiano di origine pakistana, che qui l’aveva abbandonata con i due figli, dopo aver sequestrato loro tutti i documenti, per rientrare da solo in Europa e raggiungere la nuova compagna. Nazia, caparbiamente, ha trovato il coraggio di ribellarsi: è scappata dal Pakistan, dove una donna non può nemmeno sognarsi di opporsi alla volontà del marito padrone, ed è tornata in Italia nell’estate del 2019 dove ha denunciato l’uomo per le violenze alle quali è stata sottoposta durante la vita in comune. Grazie all’aiuto della volontarie dell’associazione PortAmico, Nazia ha intrapreso una difficile battaglia legale e nei primi di giugno del 2020, è riuscita a riportare i suoi due bambini in Italia.

Ma la sua coraggiosa decisone di ribellarsi al patriarcato pakistano, le ha fatto scattare un protocollo di sicurezza in quanto possibile obbiettivo di vendette violente da parte del marito o dei parenti.

In fuga dalle Marche, Nazia e i suoi bambini hanno trovato rifugio a Ferrara. Impossibilitata ad ottenere velocemente la cittadinanza italiana in virtù dei nuovi criteri sulla “sicurezza” – imposti dall’allora ministro Matteo Salvini e non del tutto cancellati con il decreto Lamorgese -, Nazia ha fatto comunque richiesta per una casa popolare, ma è stata esclusa dalle graduatorie che, nel Comune amministrato dalla Lega, privilegiano gli anni di residenza al bisogno in nome del principio tutto legista di “prima gli italiani”.

Una aberrazione non solo etica ma anche legislativa, contro la quale, sempre su sollecitazione di PortAmico, gli avvocati Asgi Alberto Guariso di Milano e Massimo Cipolla di Ferrara hanno inoltrato ricorso, vincendo in prima istanza la causa. “Il tribunale di Ferrara ha accertato il carattere discriminatorio della condotta del Comune che ha impostato le graduatorie su un requisito di residenza senza alcun tetto – ha spiegato l’avvocato Cipolla -. In questo modo, l’assegnazione dell’alloggio Erp viene determinato a prescindere dalle condizioni di bisogno o di disagio”.

L’amministrazione della città estense nella persona del sanguigno sindaco leghista Alan Fabbri, non ha preso bene la sentenza. Nazia e un’altra donna di origine marocchina che aveva inoltrato ricorso con lei, sono state immediatamente bullizzate sui social del Comune gestiti dalla nuova squadra di comunicazione messagli in piedi da Michele Lecci, già giornalista di Libero, già sanzionato dall’Ordine, ed organizzatore della squadra di 4 persone (64 mila 662 euro di stipendio lordo l’anno ciascuno pagati con denaro pubblico!) che con il loro operato favoriscono le campagne di shitstorming del Comune in puro stile della Bestia di salviniana memoria. Nonostante Nazia si trovasse sotto un regime di protezione, è stata segnalata con nome e cognome in un post Facebook a firma del sindaco e pesantemente accusata di “ingratitudine” nei confronti dei veri italiani, in questo caso l’amministrazione leghista della città. Vi risparmio i commenti e i relativi insulti dei “bravi cittadini ferraresi” o di semplici troll, che mi è toccato leggere sotto il post!

Alan Fabbri, va detto, non è nuovo a questi attacchi personali. Solo pochi giorni fa, un avvocato, noto in città per il suo impegno civile, ha subito lo stesso trattamento di macelleria sociale solo per aver criticato un post del sindaco in cui compariva una bambina delle elementari con in mano un cartello in cui si ringraziava il sindaco per il suo impegno a favore di Ferrara.

La sentenza del tribunale a favore delle ricorrenti non ha fatto cambiare rotta al Comune che è andato in appello a Bologna. Il 14 si è svolta l’udienza cartolare e si attende una sospensiva. Gli avvocati sono moderatamente fiduciosi ma, come è comprensibile, non si sbilanciano.

Come se non bastasse, l’Inps ha congelato da ottobre il reddito di cittadinanza che permetteva a Nazia e ai suoi bambini di tirare avanti. E il perché di questa decisione lascia sbigottiti. Dopo tre mesi di burocratismi e di inutili colloqui ai vari sportelli, e dopo l’inoltro di una formale diffida all’Inps dell’avvocato Cipolla in cui si chiedevano lumi su questa esclusione sino ad ora immotivata, l’ente ha risposto che il nucleo familiare di Nazia risulta composto anche da suo marito, specificando che “Coniugi con diversa residenza fanno sempre parte dello stesso nucleo ad eccezione dei casi di separazione, cessazione degli effetti civili del matrimonio, decadenza dalla potestà genitoriale, provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare, abbandono del coniuge accertato giudizialmente”. E pazienza se la donna ha inoltrato un bel po’ di formali denunce sulle violenze subite da parte del coniuge e sull’abbandono di lei e dei figli con tanto di furto dei documenti.

Quello che non hanno fatto i servizi sociali di Ferrara, ancora lontani dall’attivare qualche ammortizzatore sociale per Nazia, lo hanno fatto la solidarietà di tanti ferraresi e, in particolare, la Curia arcivescovile e la Caritas. Lo stesso arcivescovo della città estense, Gian Carlo Perego, attraverso la Caritas, si è fatto carico in prima persona della donna e dei suoi due bambini trovando loro un alloggio a prezzo calmierato, senza sollecitare nessun arretrato d’affitto, ed aiutandola nel sostentamento quotidiano. Qualche giorno fa, l’alto prelato ha inviato una lettera a Nazia in cui si firma come “Gian Carlo arcivescovo” e nella quale tira indirettamente le orecchie all’assessorato all’Assistenza Sociale del Comune leghista. “Gentile signora Nazia – si legge -, capisco la sua delusione in una burocrazia che disarma e anche indebolisce la rete di solidarietà di amici, amiche e realtà attorno Lei. Non disperi. I suoi figli, la sua libertà sono le premesse importanti per una vita nuova. Da parte mia le chiedo di affidarsi ancora alla Caritas che è il nostro organismo ecclesiale che cerca di far sentire al meglio la prossimità alle persone in difficoltà. Spero che il nuovo anno sia per Lei pieno di giustizia e di pace”.

Nazia intanto che la Corte d’appello di Bologna la riammetta nelle graduatorie e che l’Inps si renda conto dell’assurdità della sua decisione, sopravvive sbrigando qualche lavoretto domestico che i vicini o le amiche le procurano. I suoi figli vanno a scuola e piano piano stanno recuperando gli anni che hanno perso in Pakistan, dove non potevano nemmeno accedere all’istruzione. Attende la sua cittadinanza e che si concluda la pratica di divorzio con l’assegnazione degli alimenti. “Il mio obiettivo è quello di emanciparmi – spiega Nazia -. Parlo bene l’inglese e sto migliorando con l’italiano che, seppure sono da tanti anni in Italia, non ho mai potuto imparare perché mio marito non mi lasciava uscire di casa. Adesso ho potuto seguire corsi di formazione professionale di cucina, pulizia e di informatica. Vorrei lavorare e far crescere i miei figli in un mondo più giusto”.

  1. Due bambini sottratti alla madre e nascosti in Pakistan: https://www.meltingpot.org/2020/02/due-bambini-sottratti-alla-madre-e-nascosti-in-pakistan/

Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.