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Reti#, uno spettacolo teatrale lungo la rotta balcanica

di Francesco Ferrara, con Salvatore Cutrì

Photo credit: Giulia Pedron - The Fabrik, unofficial refugees camp (Bihac_Bosnia) 25.02.2020
Photo credit: Giulia Pedron - The Fabrik, unofficial refugees camp (Bihac_Bosnia) 25.02.2020

di Francesco Ferrara
regia Francesco Ferrara e Salvatore Cutrì
con Salvatore Cutrì
Produzione Mind the step
con il sostegno dell’associazione Bozen Solidale

I want to go to a country where I can live like other people, I want to feel safe. I just want to feel safe, I don’t want anything else and do something about my future, I want to become someone in my life.
Rehan, 17 anni, intervistato al Fabrik, campo non ufficiale di Bihac

The game, lo chiamano, il gioco. Il tentativo di attraversare la frontiera bosniaco-croata per entrare in territorio europeo. Ogni giorno centinaia di migranti provenienti dalla Rotta balcanica provano il game. Molti vengono rispediti indietro, alcuni ce la fanno, altri muoiono.

Game è un termine neutro che non spiega né la brutalità della polizia né la determinazione dei migranti ad attraversare il confine. Il game non è un gioco.

Nove attivisti dell’associazione Bozen Solidale, nell’ambito della campagna Lesvos Calling, sono stati lungo la rotta Balcanica dal 22 al 29 febbraio 2020, poco prima dell’insorgere della pandemia di Covid-19. Scopo del viaggio era distribuire generi di prima necessità alle persone migranti, monitorare la drammatica situazione al confine, essere testimoni con i propri occhi e con il proprio corpo della catastrofe umanitaria che si compie a pochi chilometri da noi.

Reti # è liberamente tratto dalle testimonianze di Matteo de Checchi, Giulia Pedron e Federica Franchi, tre dei nove attivisti di Bozen Solidale che hanno raggiunto i Balcani nel febbraio 2020. A raccontare gli otto giorni di viaggio è Andrea, personaggio di finzione che condensa in sé tutti i componenti del gruppo.

Photo credit: Giulia Pedron - Road to the factory, unofficial refugee camp (Bihac_Bosnia) 25.02.2020
Photo credit: Giulia Pedron – Road to the factory, unofficial refugee camp (Bihac_Bosnia) 25.02.2020

Partiti su un vecchio furgone bianco, gli attivisti hanno raggiunto Sid, in Serbia, per poi percorrere la rotta nella stessa direzione in cui la percorrono i migranti. Da Sid si sono spostati a Tuzla, in Bosnia, poi a Bihac e infine a Velika Kladusa, dove sostano migliaia di persone in attesa di provare il game al confine croato. Attraverso gli occhi di Andrea il pubblico entra nella sede di una piccola Ong, nei campi profughi ufficiali e in quelli non ufficiali, conosce chi vive in prima persona terribili condizioni di miseria e chi ancora tiene viva la fiducia in una vita migliore.

Reti #, pur utilizzando diversi registri, dal reportage al teatro di narrazione al multimedia storytelling, si presenta soprattutto come un diario di viaggio, un viaggio fatto di incontri e paura, di violenze subite, viste e raccontate, di balli
tradizionali afghani e di musica ascoltata a tutto volume per tenere lontana la disperazione.

Ma è un viaggio fatto anche di impotenza, e a volte di disarmante impreparazione, di fronte a un’umanità in fiamme che chiede aiuto.

Reti # è un titolo che abbiamo scelto per la doppia – o a volte tripla – valenza del suo significato. Reti che separano esseri umani da altri esseri umani, reti che segnano confini per alcuni invalicabili e per altri no. Ma anche reti di relazioni, reti di solidarietà, che invece legano e uniscono.

Per info e contatti: mindthestep@18gmail.com