Photo credit: Dario Fichera

Un impegno per il 2022: ribaltare le politiche migratorie

Detenzione, cittadinanza, libertà di movimento. Primi appunti per un anno di conflitti

Start

Come inizia il 2022 delle politiche migratorie? In assenza di indicatori universali, capaci di fornire risposte accettabili per ciascuna delle parti in causa, è utile provare a interrogarsi sulle diverse prospettive in campo.

È molto probabile che, dal punto di vista della governance dei flussi migratori, la risposta “molto bene, grazie” sia la più inflazionata. Il tema della disciplina normativa delle migrazioni è, in questa fase, sostanzialmente ai margini dell’agenda politica. È uno dei prodotti indiretti degli attuali equilibri parlamentari. Dopo le modifiche introdotte nell’ambito del cd. Decreto Lamorgese, il tema della necessità di riformare le politiche migratorie è agitato con molto meno impegno, determinazione e costanza sia dalle forze politiche reazionarie sia da chi, nella dimensione istituzionale, si pone nell’ottica di migliorare l’attuale paesaggio giuridico.

Dal punto di vista di chi gestisce i flussi migratori, si tratta con ogni probabilità di un compromesso ampiamente accettabile. Gli articolati dispositivi normativi che regolano i flussi migratori continuano, senza soluzione di continuità, a governare la vita delle persone migranti. Il trattenimento istituzionalizzato e informale, la selezione tra meritevoli e non, lo sfruttamento economico e sociale delle e dei migranti sono le cifre dominanti dell’attuale apparato normativo e amministrativo. In questa fase politica, gli obiettivi di fondo delle politiche migratorie sono perseguiti, da chi si occupa della loro gestione, senza che siano oggetto di sostanziale dibattito pubblico. Dal punto di vista delle governance, è uno scenario ideale.

Per contro, è facile immaginare che per chi è attualmente in migrazione l’attuale stallo sia molto lontano dall’essere accettabile. Il corpo a corpo tra le persone migranti e i meccanismi istituzionali finalizzati al contenimento del movimento e alla valorizzazione dell’economia è, rispetto al recente passato, sostanzialmente al di fuori dell’attenzione dei media e della società civile. Si tratta di una condizione che favorisce l’ordinaria applicazione delle discriminazioni sistematiche.

Ecco un primo compito politico per l’inizio del 2022: riaprire il discorso pubblico sulle politiche migratorie. Per farlo efficacemente, è utile provare a individuare un’agenda minima dalla quale partire, prestando specifica attenzione ad alcuni degli elementi paradigmatici della condizione dei e delle cittadinə stranierə in Italia.

Superare la detenzione amministrativa e i trattenimenti informali

Tra i molteplici profili che, dal punto di vista della legislazione e delle procedure, sono segnati da una specifica urgenza, il tema della limitazione della libertà personale è di assoluta centralità. Lo scenario attuale è caratterizzato da due dimensioni compresenti: la detenzione istituzionalizzata nei CPR e i trattenimenti informali nei centri hotspot e sulle navi quarantena.

Per tutto il corso del 2021, la detenzione è stata scandita, senza soluzioni di continuità, da violenze, ferimenti, atti di autolesionismo, decessi. La geografia di questi eventi è così diffusa e la sequenza talmente incalzante da non poter essere catalogati, da nessuna prospettiva, come eccezioni. Al contrario, la violenza è la cifra complessiva, strutturale e ordinaria per questa tipologia di strutture e per ogni luogo all’interno del quale va in scena il contenimento fisico delle persone migranti.

È indispensabile che il 2022 sia segnato da una netta discontinuità. Non si tratta soltanto di limitare gli eccessi: è necessario che l’idea stessa per la quale sia tollerabile la limitazione della libertà delle persone migranti unicamente in ragione dello status amministrativo sia messa profondamente in discussione. Non è evidentemente un compito da poco: la detenzione amministrative delle e dei migranti gode di ampio consenso politico. Allo stesso tempo, i conflitti, le lotte e i comportamenti non collaborativi che, di pari passo con le violenze istituzionali, hanno scandito il 2021 nei luoghi della limitazione della libertà indicano che l’esercizio del rifiuto è giusto, necessario e possibile. Da questa prospettiva, è indispensabile che il 2022 sia segnato dalla diffusione, dalla generalizzazione e dalla radicalizzazione delle mobilitazioni in sostegno alle e ai migranti, contro la limitazione della libertà personale: è una necessità politica non più rinviabile.

Riformare radicalmente la cittadinanza italiana

La relazione tra la disciplina della cittadinanza e le politiche migratorie è strutturalmente ambivalente. In Italia è classificato come non cittadinə, infatti, non soltanto chi compie il movimento migratorio nell’ambito del percorso di vita. É strutturalmente escluso dall’acquisizione della cittadinanza italiana anche chi, figliə di genitori di origine non italiana, è natə, cresciutə o vive stabilmente in Italia. In ogni caso, la disciplina della cittadinanza è uno degli indicatori più efficaci per cogliere qual è la posizione nella gerarchia sociale che un determinato sistema paese riconosce alle persone di diretta o indiretta origine straniera.

A febbraio del 2022 la legge attuale che disciplina il riconoscimento della cittadinanza italiana compirà trent’anni. Dal 1992 ci separano tre lunghi decenni segnati dalla trasformazione strutturale della composizione della società italiana: la disciplina della cittadinanza fotografa un’Italia che non esiste più. Com’è noto, i tentativi di riforma dell’attuale normativa sono finora naufragati sotto la scure degli equilibri politici e della trasversale inerzia dei governi. Non è un buon motivo per mollare la presa: la vita di tantissime persone è quotidianamente scandita dalla privazione della cittadinanza.

L’approvazione di una nuova legge – che renda radicalmente più accessibile, equo ed espansivo l’istituto della cittadinanza italiana –  produrrebbe effetti su ampia scala sia nei confronti di chi, in ragione della continuativa presenza in Italia, voglia ottenere il riconoscimento della cittadinanza sia, più in generale, sulla percezione diffusa della posizione che la società riconosce agli e alle stranierə. Da questa prospettiva, la trasformazione della normativa attuale non è l’orizzonte utopico che si allontana col nostro avanzare: è un traguardo da perseguire nel 2022 con determinazione e coraggio.

Dotarsi di una voce potente

Salvataggi in mare, procedure di riconoscimento degli status, processi di delocalizzazione delle frontiere, sfruttamento lavorativo: i contesti nei quali le persone di origine non italiana fanno esperienza della violenza sistemica sono tanti e diffusi. Nel 2022 è necessario sviluppare adeguate mobilitazioni per contrastare le diseguaglianze strutturali che caratterizzano questi e mille altri aspetti della relazione tra persone con background migratorio e società italiana.

Per rendere realistica la radicale messa in discussione dell’attuale paesaggio giuridico e ribaltare il segno delle politiche migratorie, è indispensabile sperimentare, nel corso del 2022, nuove convergenze, conflittualità su ampia scala e di lunga durata. Il protagonismo delle soggettività che fanno diretta esperienza delle discriminazioni strutturali è l’elemento essenziale dal quale ripartire. Ci sono bisogni e desideri emergenti, che afferiscono non soltanto alla sfera del rispetto dei diritti: c’è una diffusa richiesta di riconoscimento sociale e politico dell’importanza strutturale delle e dei migranti nella società italiana.

La diffusione delle lotte delle e dei migranti, e delle nuove generazioni di italianə, possono essere l’elemento dirimente nel 2022. Non è una dimensione che necessariamente si configura da sola. Al contrario, è necessario che chi è cittadinə italianə dalla nascita metta in discussione la dimensione del proprio privilegio e si interroghi sulle modalità con cui, direttamente o indirettamente, esercita potere nei confronti delle persone con background migratorio anche all’interno delle iniziative solidali. L’emersione e la problematizzazione della dimensione del privilegio può consentire lo sviluppo di alleanze inedite e conflitti trasversali.

Non è più tempo della testimonianza: è necessario invertire la tendenza in direzione della libertà e dell’autonomia, dentro e oltre il 2022.

Francesco Ferri

Sono nato a Taranto e vivo a Roma. Mi occupo di diritto d'asilo, politiche migratorie e strategie di resistenza sia come attivista sia professionalmente. Ho partecipato a movimenti solidali e a ricerche collettive in Italia e in altri paesi europei. Sono migration advisor per l’ONG ActionAid Italia.