Varsavia, 6 febbraio 2022. Protesta contro la costruzione del muro sul confine polacco-bielorusso nella foresta di Białowieża. Photo credit: Aleksandra Perzyńska/AP.ART
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Dai confini ai centri di detenzione, la Polonia dei diritti negati e delle violazioni

Le proteste contro il muro nella foresta di Białowieża, Patrimonio Unesco dell'Umanità

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Fra Polonia e Bielorussia prospera un limbo di violenza che coinvolge persone migranti, operatori umanitari e giornalisti. Per coloro che riescono ad oltrepassare il confine, la vita nei centri di detenzione, sparsi all’interno del territorio polacco, non è facile. Rimane viva la forza dei migranti nel lottare per le proprie libertà e degli attivisti a scendere in piazza per chi è costretto dietro a barriere e filo spinato e contro la barriera che il governo polacco ha iniziato ad erigere al confine con la Bielorussia.

Il confine fra Polonia e Bielorussia non è un luogo sicuro per giornalisti, interpreti e tutti coloro che operano per fornire alle persone migranti ferme lungo la frontiera aiuti umanitari e protezione dei diritti umani.

In un comunicato stampa 1 Mary Lawlor, relatrice speciale delle Nazioni Unite, interviene così sulla condizione dei difensori dei diritti umani, segnalando che sono sempre più gli operatori, attivi nel confine orientale polacco, che denunciano di essere stati aggrediti ripetutamente dalle forze armate polacche. In particolare, alcuni volontari e giornalisti hanno dichiarato di aver subito aggressioni mentre documentavano violazioni in atto o fornivano supporto umanitario.

Lungo il confine

Photo credit: AP.ART

L’azione delle autorità polacche nei confronti delle organizzazioni umanitarie e di chi si impegna nella difesa dei diritti dei migranti è inserita in un contesto definito “allarmante” da Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa. In una nota stampa del 4 febbraio 2 Mijatović sottolinea come la vita dei migranti che sostano lungo la frontiera fra Polonia e Bielorussia sia appesa ad un filo, e le ragioni sono molteplici. In primo luogo, la Polonia non permette l’accesso alle richieste di asilo e la polizia polacca respinge costantemente coloro che provano ad oltrepassare il confine. D’altro lato l’assistenza umanitaria e giuridica non è garantita, neppure gli operatori che vorrebbero occuparsene possono accedere alle aree di frontiera e spesso vengono aggrediti dalle forze armate.

Grafico tratto da Journey Interrupted: Access to Asylum at the Borders of Poland in the time of the COVID-19 Pandemic, Marta Górczyńska – Refugee Review (gennaio 2022)

Dal settembre 2021 il governo polacco ha infatti dichiarato lo stato di emergenza al confine bielorusso, vietando l’accesso alla zona a tutte le autorità dell’UE, ai giornalisti e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Le persone migranti e richiedenti asilo sono intrappolate nelle zone boschive senza nessuna prospettiva futura: sono almeno 21 persone i morti nel 2021, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni 3.

Tra le testimonianze raccolte c’è quella di Ola Sabah Hamad che in una lettera 4 indirizzata ai cittadini polacchi, racconta la difficile condizione di coloro che sopravvivono lungo il confine. Ola racconta di essere stata respinta da entrambe le forze militari bielorusse e polacche, rimanendo imprigionata anche insieme a diversi bambini in un lembo di terra, senza acqua e cibo, vedendo negli occhi di chi la circondava solo disperazione.

Eravamo solo pedine nelle mani dei funzionari polacchi e bielorussi, che a dir la verità, non sono diversi gli uni dagli altri
Ola Sabah Hamad

I centri di detenzione – Il caso Wędrzyn

Centro di addestramento delle forze terrestri a Wędrzyn (Google Maps)

A seguito dell’approvazione da parte del Parlamento polacco di un emendamento alla legge degli stranieri, dall’ottobre 2021 le guardie di frontiera polacche sono autorizzate a respingere coloro che attraversano illegalmente il confine ed entrano in territorio polacco. Anche in caso venga richiesta la protezione internazionale, è il comandante della guardia di frontiera a decidere se procedere con la domanda. Coloro che riescono ad avviare una procedura di protezione internazionale, dovrebbero sostare in centri aperti, che prevedano la possibilità di entrare ed uscire, fino all’ottenimento della protezione.

Tuttavia, in Polonia la legge sulla concessione della protezione agli stranieri prevede la detenzione qualora ci sia probabilità di fuga di chi chiede asilo. Dato che la maggior parte delle persone che entrano in territorio polacco dal confine con la Bielorussia non hanno seguito le procedure legali di ingresso in Polonia, sono considerate potenzialmente fuggitive. Questa categoria di persone viene indirizzata in veri e propri centri di detenzione “sorvegliati“, dove coloro che hanno fatto domanda per la protezione internazionale vengono privati della propria libertà per mesi. Dentro sono rinchiusi anche minori e vittime di tortura, denunciano alcuni deputati: ci sarebbero almeno 400 bambini e 290 donne 5.

Secondo quanto riporta OKO.press 6, fino ad agosto 2021 in Polonia c’erano sei centri di detenzione, Biała Podlaska, Białystok, Kętrzyn, Krosno Odrzańskie, Lesznowola e Przemyśl, solo successivamente ne sono stati aperti altri tre, fra i quali Wędrzyn. Quest’ultimo sorge su un campo d’addestramento militare situato a circa 50 km dal confine tedesco ed è riservato agli uomini, è classificato come un “centro di detenzione sorvegliato“. Il sito di informazione ha riportato testimonianze sulle condizioni di vita a Wędrzyn. I detenuti raccontano che ogni camera ospita circa 22 persone, ciascuno vive in meno di due o tre metri quadrati di spazio. Nessuno può visitare i detenuti, nemmeno avvocati o attivisti. Attorno alla struttura è stato posizionato un filo metallico che funge da recinzione, ed i migranti sono lasciati a se stessi in attesa di una decisione del tribunale sul loro destino, che può impiegare anche mesi ad arrivare. Non possono avere smartphone e il collegamento internet, di scarsa qualità, è disponibile una volta alla settimana per 30-40 minuti.

La struttura ospita 600 richiedenti asilo, ha dichiarato Hanna Machińska, vice commissaria polacca per i diritti umani:

«Wędrzyn dovrebbe sparire dalla mappa della Polonia. È il posto peggiore».

Un altro elemento critico è la mancanza di adeguate cure mediche e psicologiche. Il Garante nazionale per la prevenzione della tortura (NMPT) 7 ha visitato alcuni centri nel giugno 2021 e ha sottolineato la possibilità di un deterioramento della salute fisica e psicologica dei detenuti che hanno subito violenza e persecuzione nel paese d’origine. Già la privazione della libertà è un forte elemento disturbante, che viene aggravato dalle condizioni di vita degradanti.

Abbiamo attacchi di panico, incubi notturni, non riusciamo a dormire. Sto impazzendo qui“.
Munzer, siriano di 27 anni rinchiuso a Wędrzyn (Oko.press)

L’avvocata Ewa Ostaszewska-Żuk, membro della Fondazione Helsinki per i diritti umani, segue alcune cause nel centro di detenzione di Wędrzyn. Recentemente ha dichiarato che sono sempre più le persone detenute a tentare il suicidio 8.

Le proteste dentro e fuori

Le proteste contro il sistema di detenzione per migranti in Polonia sono frequenti sia dentro che fuori i centri detentivi. Secondo i dati ufficiali della Guardia di frontiera, quasi 1.750 persone risiedono attualmente in tutti i centri sorvegliati in Polonia 9.

Già nel novembre 2021 c’è stata una rivolta interna a Wędrzyn 10, le motivazioni erano le terribili condizioni di vita e l’incertezza dei migranti sul proprio futuro. La protesta è stata bloccata dagli agenti con la violenza e l’utilizzo di gas lacrimogeni (video).

Hanno tenuto chiusa la porta della stanza così eravamo costretti a respirare il gas, non potevamo uscire. Piangevamo, tossivamo, era impossibile respirare“.
La testimonianza di Abbas, un detenuto del centro di Wędrzyn a OKO.press 11

Nei mesi successivi le condizioni di vita nel centro di Wędrzyn sono peggiorate e il 3 gennaio 2022 dieci detenuti hanno iniziato uno sciopero della fame, fra di loro vi erano otto afghani e due siriani. Notes from Poland 12 scrive che dall’11 febbraio siano circa 100 le persone, per lo più provenienti dall’Iraq, impegnati nello sciopero 13.

Dall’esterno diversi attivisti sono impegnati in dimostrazioni pubbliche contro la detenzione e le politiche del governo di “Destra unita”. Lo scorso sabato 12 febbraio ha avuto luogo una manifestazione di solidarietà davanti al centro di Krosno Odrzańskie, nella Polonia occidentale, promossa dal collettivo No Borders Team.

«La risposta delle forze dell’ordine è stata violenta, una persona è stata portata in ospedale, molte altre sono state gasate e picchiate», scrivono le/gli attivisti. Undici persone sono state arrestate, nove delle quali con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale, accusa che, se confermata, può portare da uno a dieci anni di carcere.

Il 6 febbraio si era svolta un’altra manifestazione a Varsavia per ribadire la netta contrarietà alla costruzione del muro che la Polonia si sta apprestando ad erigere al confine con la Bielorussia, nel mezzo della foresta di Białowieża.

I lavori di costruzione sono iniziati il 25 gennaio: la recinzione sarà lunga 186 km e alta 5 metri, per un importo di 353 milioni di euro (1,6 miliardi di zloty) 14.

Un altro dispositivo che non fermerà il passaggio delle persone, ne cambierà il percorso e lo renderà più lungo e pericoloso.

No al muro nella foresta di Białowieża

La costruzione di questa recinzione in acciaio è anche una devastazione dal punto di vista ambientale e sociale. Come spiegano dalla pagina Nie dla Muru (No al muro) la foresta di Białowieża può essere considerata la foresta naturale meglio conservata, con le caratteristiche di una foresta primaria, nelle pianure europee. «È un miracolo avere questa foresta. Dividendola in pezzi, stiamo uccidendo ciò che di più prezioso e unico abbiamo in Europa» scrivono gli attivisti ambientali.
L’area di questa foresta è importante – 1.500 chilometri quadrati tra Polonia e Bielorussia 15. Lo spazio è necessario per preservare certi processi naturali.
Il muro che si sta erigendo è anche barriera alla migrazione degli animali. La foresta è conosciuta soprattutto come l’habitat dei famosi żubr, ovvero bisonti europei.

Tra le iniziative promosse da Nie dla Muru c’è stata la presentazione di una lettera sottoscritta da più di 150 organizzazioni ambientaliste e di movimenti sociali, una lettera di quasi 1.500 scienziati di diversi paesi e una petizione dei residenti delle comunità della foresta primordiale di Białowieża, davanti alla sede di rappresentanza della Commissione europea a Varsavia. Si è chiesto un intervento urgente per fermare la costruzione del muro in un sito naturale unico su scala mondiale, elencato dall’UNESCO.

Una protesta spontanea del gruppo si è svolta dentro e fuori la sede centrale di Budimex a Hajnówka.
La Budimex SA è una delle più grandi imprese di costruzione in Polonia, tra le tante società che si occuperanno dei lavori, è quella più coinvolta.

L’azionista di maggioranza della società è l’olandese Valivala Holdings B.V. Amsterdam, proprietaria del 55,1% delle azioni, l’investitore strategico dell’azienda è il gruppo spagnolo Ferrovial.

La società per azioni spinge sul greenwashing: «Comprendiamo il grande valore della foresta primordiale di Białowieża e vogliamo lavorare nel rispetto del suo ecosistema. Il team selezionato per attuare l’investimento ha la massima competenza per soddisfare questo compito», scrive l’impresa nel comunicato di inizio lavori.

Mentre navighiamo nella pagina di No al muro ci imbattiamo in questo video pubblicitario pubblicato dalla pagina ufficiale del Parco Nazionale Białowieski che si trova nella parte centrale della Foresta naturale Białowieża.
Se pensate che sia uno scherzo, vi assicuro che non lo è.

  1. Poland: Human rights defenders face threats and intimidation at Belarus border – UN experts (15 febbraio 2022)
  2. Commissioner intervenes before the European Court of Human Rights in a case concerning the situation of asylum seekers and migrants stranded at the border between Poland and Belarus (4 febbraio 2022)
  3. Rising Migrant Deaths Top 4,400 This Year: IOM Records More Than 45,000 Since 2014 – IOM (10 dicembre 2021)
  4. I survived crossing the Polish-Belarusian border: a testimony, Salam Lab (15 febbraio 2022)
  5. Children and torture-victims in Polish detention, MEPs told, EuObserver (8 febbraio 2022)
  6. „Moja żona tu umrze” – mówi Irakijczyk Ali. Okrucieństwo zamkniętych ośrodków dla uchodźców, Anna Mikulska (6 febbraio 2022)
  7. Human rights in places of detention, Commissioner for Human Rights 26 gennaio 2022
  8. Strajk głodowy w Wędrzynie. Dr Machińska: „Ośrodek poniżej standardu więziennego, wymaga likwidacji”, Krzysztof Boczek (22 gennaio 2022)
  9. I dati ufficiali, nel video i centri somigliano ad un hotel a 4 stelle
  10. Poland reports ‘rebellion’ at migrant detention centre, Reuters (26 novembre 2021)
  11. Bunt w Wędrzynie. Migranci trzymani w „nieludzkich warunkach” nie wytrzymali. Kto zawinił?, Krzysztof Boczek (28 novembre 2021)
  12. Poland Hunger protest over conditions at holding centre for refugees and migrants in Poland (11 febbraio 2022)
  13. Zastępca RPO: W Polsce są ośrodki, które urągają poczuciu człowieczeństwa. Wędrzyn to absurd, Wprost (12 gennaio 2022)
  14. Maggiori informazioni sulla barriera da Nie dla Muru
  15. Fonte Wikipedia: Sul territorio polacco essa è protetta anche come parco nazionale e si estende su circa 100 chilometri quadrati. Sul territorio bielorusso invece la riserva della biosfera copre circa 1.771 chilometri quadrati

Francesca Olivi

Dopo la laurea triennale in Studi Internazionali a Trento, ora frequento un corso di laurea magistrale in International Relations a Bologna, con un focus su criminologia e giustizia. In passato ho seguito una formazione per il volontariato presso il Centro Astalli di Trento per il progetto suXr. Dal febbraio 2022 svolgo il tirocinio curriculare presso l'Associazione Melting Pot.