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Mediterraneo centrale: report gennaio 2022

Triplicati i flussi mentre si muore ancora per ipotermia o per annegamento in mezzo al mare

Photo credit: Eleana Elefante

Anche gennaio 2022, è stato caratterizzato da un copioso numero di arrivi sulle nostre coste, di sfortunati naufragi e di pushback fra le gelide acque del Mediterraneo. Malgrado il mare mosso e le pessime condizioni meteorologiche, migliaia di persone hanno tentato il viaggio della salvezza verso l’Europa. Nel corso del mese, almeno 35 donne, uomini e bambini hanno perso la vita in tragici naufragi nel Mediterraneo centrale. Nel 2021 le morti accertate sono state ben 1.581. Drammatici e similari episodi si sono verificati anche a ridosso delle isole greche del Mare Egeo, delle Canarie e dell’Algeria. Da inizio anno 3.035 persone sono approdate in Italia attraversando il Mediterraneo centrale. Nel mese di gennaio 2021 ne arrivarono 1.039. I minori non accompagnati nel corso del precedente anno, sono stati 10.053 a fronte dei già 195 arrivati in questo primo mese dell’anno.

Secondo le stime dell’Oim, nel 2021 a fronte di 31.556 persone approdate in Italia dalla Libia, almeno 32.425 sono state intercettate dalla sedicente Guardia Costiera libica e riportate nei lager. Poco più di 20.000 invece sono le persone sopraggiunte dalla Tunisia. Anche sulla rotta orientale da Grecia e Turchia si conferma un forte incremento dei flussi con quasi 16.000 arrivi, conseguenza naturale dell’occupazione dell’Afghanistan da parte dei talebani. Qui ormai si vedono bambini costretti a masticare macerie per la fame e uomini vendere il proprio rene o le proprie figlie per pochi dollari di sopravvivenza.

Gli arrivi e le tristi perdite del mese. Il primo sbarco del 2022 è avvenuto in Sardegna il 1° gennaio. Nella notte, un barchino con a bordo 10 persone ha raggiunto autonomamente la spiaggia di Sant’Anna Arresi. Un’altra imbarcazione con a bordo altre 10 persone è stata successivamente intercettata al mattino da una motovedetta del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza. Nello stesso giorno, seguiranno altri due sbarchi, per complessive 18 persone, dinanzi alle coste di Sant’Antioco. Tutti i migranti sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Monastir per la quarantena prevista dal protocollo Covid-19. 
Il 4 gennaio a Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, sono giunti 104 migranti di nazionalità afghana, siriana e irachena. Tra loro 12 donne e 4 neonati con meno di sei mesi vita. Presenti anche alcuni nuclei famigliari e numerosi minori non accompagnati. Hanno riferito di avere preso il largo a bordo dell’imbarcazione a vela salpata da un porto della Turchia il 28 dicembre. Nella stessa notte a Lampedusa sono state soccorse dagli uomini della Guardia Costiera due piccole imbarcazioni per un totale di78 persone. Sul primo barchino, rintracciato a circa 22 miglia dall’isolotto di Lampione, si trovavano 5 persone di nazionalità tunisina. Sulla seconda imbarcazione, rintracciata a circa 20 miglia da Lampedusa si trovavano 73 persone originarie del Bangladesh, Egitto e Eritrea. Tra loro 1 donna e 8 minori. Sempre il 4 gennaio, 70 persone approdano sulla piattaforma Shell Miska situata nella zona Sar maltese. Anche stavolta, le autorità maltesi hanno negato i soccorsi e dopo circa 24h i naufraghi sono stati prelevati e trasferiti su una nave da guerra tunisina. Seguiranno molteplici altri sbarchi nel corso di tutto il mese a Lampedusa. Il più triste è stato senz’altro quello avvenuto nella notte fra il 24 ed il 25 gennaio quando dall’isola è stato avvistato un barcone a 24 miglia dalla costa con a bordo 280 persone originarie del Bangladesh e dell’Egitto. Fra loro 7 persone sono morte per ipotermia. Le prime 3 sono decedute a bordo dell’imbarcazione su cui viaggiavano mentre le altre 4, in condizioni ormai disperate, si sono spente a bordo delle motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza pochi istanti prima di toccare terra. Su questa ennesima sciagura in mare, la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti. Il 27 gennaio sono poi arrivate prima 22 persone di nazionalità tunisina, tra loro una donna e un bambino, a bordo di un barchino raggiunto da una motovedetta della Guardia di Finanza a 8 miglia dall’isola; poi altre 66 sono state soccorse dalla Guardia Costiera a 7 miglia dal porto. Il 29 gennaio sono arrivate altre 57 persone di nazionalità egiziana. Il barcone che le trasportava è stato avvistato e soccorso da una motovedetta della Guardia di Finanza a 5 miglia dall’isola.

Continuano i naufragi nel Mediterraneo centrale.

Il 21 gennaio si è consumata l’ennesima tragedia: 6 morti accertati ed una trentina i dispersi. La barca su cui viaggiavano i naufraghi, partita dalle coste della Libia, si è capovolta nei pressi di Zarzis in Tunisia. Le persone a bordo erano almeno 70 ma, ad oggi, sono solo 34 i sopravvissuti, soccorsi dalle autorità tunisine a fronte di almeno 30 persone disperse. Nella barca c’erano persone provenienti dall’Egitto, dal Sudan e dal Marocco. I sopravvissuti sono stati portati nel porto tunisino di Ben Guerdane. Il 26 gennaio, un probabile naufragio fantasma si consuma dinanzi alle coste di Sfax. Circa 34 persone partite dalle coste tunisine sono ancora ad oggi disperse in mare ma le autorità locali non forniscono informazioni sulle loro sorti.

Continua incessante il lavoro delle navi umanitarie nel Mediterraneo Centrale

Il 4 gennaio, la nave umanitaria Louise Michel, su segnalazione del velivolo Seabird di Sea Watch International, soccorre altre 31 persone da una nave alla deriva. Dopo cinque giorni verrà loro assegnato il Porto Sicuro di Lampedusa.

Tra il 19 ed il 22 gennaio, la nave umanitaria Geo Barents di Medici Senza Frontiere effettuerà 6 operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, mettendo in salvo 439 persone fuggite dalla Libia. Fra loro tanti bambini molto piccoli. Verrà loro assegnato il Porto Sicuro di Augusta solo 9 giorni dopo la prima richiesta. Il 20 gennaio la Mare Jonio di Mediterranea SH ne salverà altre 214. Verrà assegnato per loro il Porto Sicuro di Pozzallo. Il 28 gennaio la Aita Mari, in due operazioni di soccorso, mette in salvo 176 persone fuggite anch’esse dalla Libia. Fra loro 18 donne, 116 uomini, 42 minori. Il 30 gennaio, verrà assegnato loro il Porto Sicuro per lo sbarco a Lampedusa.

A cinque anni dalla firma del Memorandum Italia-Libia e 4 bypassati governi, niente è cambiato. Si continua ancora a morire nel Mediterraneo centrale.  Migliaia di migranti sono ancora trattenuti nei lager libici tra abusi, torture e violenza. L’industria del traffico di esseri umani incrementa il suo spietato fatturato. L’Europa tace e continua a far finta di non vedere.

Secondo Oxfam “nel 2021 si sono perse le tracce di 20 mila migranti riportati in Libia. Gli accordi tra l’Italia e le autorità libiche, vanno revocati. Per migliaia di persone riportate in Libia o detenute nei centri ufficiali, esiste il rischio di finire in strutture “clandestine” in mano a trafficanti e gruppi armati locali che vivono dell’industria dei sequestri.
Quasi un miliardo di euro il costo per i contribuenti italiani di un accordo che non ferma le tragedie in mare: oltre 8 mila morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale dal 2017 – scrive ancora Oxfam – che rivolge un appello al Parlamento, alla vigilia dell’anniversario della firma del Memorandum, per un’immediata revoca degli accordi con le autorità libiche e il ripristino delle attività di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo centrale, aggiungendo che nessun passo avanti sulla tutela dei diritti umani dei migranti detenuti in Libia è stato fatto in seguito alle numerose visite dello scorso anno dei Ministri Di Maio e Lamorgese”.

Eleana Elefante

Giurista esperta in Advocacy & Communication dei Flussi Migratori del Mediterraneo Centrale.
Collabora con diverse NGO’s e Patners Europei nel Monitoraggio & Valutazione dei flussi migratori in linea con l’analisi geopolitica di aree geografiche quali il Nord - Africa ed il Medio-Oriente.