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Reintegrati gli agenti di polizia croata rei di violenza contro i migranti

La Croazia insabbia i pestaggi, l'uso di bastoni-tonfa e manganelli da parte degli “uomini-fantasma”

Ph. Valentina Belluno - manifestazione a Trieste nei pressi del consolato croato - 17042021

Gli agenti di polizia croati colti in flagrante mentre picchiavano i migranti sul confine croato-bosniaco sono tornati in servizio. Reintegrati negli organi di polizia. I loro crimini sono stati cancellati dal tempo come orme sulla sabbia. Ne dà annuncio H-Alter1, media online croato sotto la rete europea di data journalism EDJNet.

Lo scorso 6 ottobre un collettivo di giornalisti aveva reso pubblico un video2che riporta quanto testimoniato da anni3 da ONG, associazioni e dai centinaia di migranti che sono riusciti a entrare in Unione Europea: pestaggi, violenza, uso di bastoni-tonfa e manganelli da parte degli “uomini-fantasma”, gli uomini senza volto coperti fin sopra la testa con passamontagna che ne lasciano visibili soltanto gli occhi. Il video, pubblicato dall’organizzazione olandese Lighthouse Reports, fa parte dei materiali pubblicati nell’ambito di un’inchiesta di giornalismo collaborativo che per otto mesi ha visto associazioni, emittenti radiotelevisive e giornalisti privati di tutta Europa nascosti tra i cespugli sul “confine verde”, nei pressi del fiume Korana, per fare chiarezza sugli attori e le modalità dei tragicamente famosi respingimenti. Le analisi del team di giornalisti su dettagli dell’abbigliamento e delle armature avevano dato motivo di sostenere che si trattasse di poliziotti croati.

I giorni successivi al 6 ottobre, una fonte anonima del ministero dell’Interno croato aveva dichiarato: “Non esiste un ordine ufficialmente pubblicato dal Ministero dell’Interno, ma internamente c’è l’ordine che i migranti trovati in Croazia debbano essere rimpatriati attraverso il “confine verde”, quindi la polizia non è colpevole di questo. Fanno tutto quello che fa la polizia in questi casi per ordine dei loro superiori. Tutto viene dal Ministero dell’Interno”. In effetti, nei giorni successivi al 6 ottobre, con lo scalpore suscitato dall’inchiesta nell’opinione pubblica e la richiesta di fare luce sui tre casi smascherati dal video, la Procura di Stato della Repubblica di Croazia (DORH) dichiarò di aver avviato un’indagine che coinvolgesse non solo i singoli agenti coinvolti, ma anche gli organi superiori, per evincere fino a che punto quegli atti fossero il frutto di imposizioni di mandanti di grado più alto; “ma in questi mesi non c’è mai stato un aggiornamento pubblico sui progressi delle indagini”, ha dichiarato Antonia Pindulić, avvocato del Centre for Peace Studies.

Infine, la notizia degli ultimi giorni: il poliziotto individuato dall’inchiesta, dopo una sospensione di tre mesi, è tornato in servizio con l’obbligo di non mostrare il distintivo della polizia croata durante l’orario di lavoro – una misura che sanziona il poliziotto o protegge la Polizia da ulteriori accuse?

Una lugubre routine

Che si tratti di gruppi paramilitari o polizieschi, in Croazia sono perpetrati atti inumani e degradanti nei confronti dei migranti in transito con cinica sistematicità4, al punto che i respingimenti attuati dalle unità croate sembrano andare sotto il nome in codice “action corridor”, come hanno riportato svariati media eminenti ben prima del 6 ottobre 20215.
Le organizzazioni che operano in Croazia e i media hanno documentato centinaia di testimonianze di persone con esperienze simili con la polizia antisommossa, quindi questo non è stato un incidente isolato”, ha affermato Massimo Moratti, vicedirettore della ricerca di Amnesty International per l’Europa, intervistato da H-Alter in merito a questa vicenda. Transbalkanka Solidarnost, una rete di persone che informano l’opinione pubblica e denunciano le violenze sulle persone in movimento lungo la rotta Balcanica, hanno rilasciato dichiarazioni molto forti. “Il fatto che gli agenti di polizia siano rimasti impuniti suggerisce che lo Stato croato si sta muovendo verso la legalizzazione e la normalizzazione di queste pratiche violente, e che la magistratura è solo un pione nelle mani del suo ramo esecutivo”, hanno affermato nel corso di un’intervista con H-Alter. “Se questi ufficiali “che stavano solo obbedendo agli ordini” fossero puniti con la perdita del posto di lavoro, si tratterebbe solo di un evento collaterale in un sistema che non solo tollera, ma organizza, detta e finanzia abusi e torture”.

La polvere sollevata dalla Direzione di Polizia e dal Ministero dell’Interno ogni volta che un nuovo video o una nuova testimonianza rivelano quanto accade sul confine croato-bosniaco non fa che confermare questa routine dalla cui responsabilità cercano di sfuggire tutti, dagli agenti ai loro mandanti diretti, dalle unità di Polizia croata all’Unione Europea, in un lugubre gioco di specchi che la Storia avrà il compito di raccontare e vendicare.

  1. Articolo di approfondimento di H-Alter: Fondamenti dello stato di polizia – H-Alter
  2. Il video dell’inchiesta condotta sotto Lighthouse Reports: Smascherare gli eserciti ombra europei – Lighthouse Reports
  3. The Black Book of Pushbacks pubblicato da Border Violence Monitoring Network il 18 dicembre 2020: Launch Event: The Black Book of Pushbacks – Border Violence Monitoring Network
  4. Un articolo sulle violenze della polizia croata su Deutsche Welle: L’Ue è complice della brutalità della polizia croata? | Notizie e attualità dalla Germania e da tutto il mondo | | DW 24.11.2020
  5. Articolo di The Guardian: Croatia denies migrant border attacks after new reports of brutal pushbacks | Global development | The Guardian

Rossella Marvulli

Sono studentessa laureanda in matematica, impegnata con l'associazione di volontariato Linea d'Ombra ODV nella primissima accoglienza dei migranti della rotta balcanica che transita a Trieste.