Photo credit: Antonio Sempere (Ceuta, 5 febbraio 2022)
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Tarajal. No olvidamos

La cronaca e le fotografie di Antonio Sempere della IX Marcha por la Dignidad a Ceuta

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Il 6 febbraio 2022 si è compiuto l’ottavo anniversario della «strage del Tarajal» in cui 15 persone migranti di origine sub-sahariana morirono annegate nel tentativo di entrare a nuoto in Europa dal Marocco attraverso la spiaggia del Tarajal di Ceuta, l’enclave spagnola.

Circa 200 persone riuscirono quella notte ad eludere i controlli condotti dalle forze di sicurezza marocchine nei boschi al confine con Ceuta e ad arrivare al valico di frontiera marocchino dove si gettarono nel mare.

Secondo le stime, 1.500 sub-sahariani tentarono di entrare in Europa il 6 febbraio 2014 all’alba, ma solo in 200 riuscirono ad avvicinarsi al confine. La Guardia Civil dispiegata sulla costa spagnola provò ad impedire l’accesso utilizzando equipaggiamento antisommossa mentre quelle persone nuotavano verso la riva.

Otto anni dopo quel fatidico 6 febbraio, collettivi e associazioni a difesa dei diritti delle persone migranti si sono riuniti in una giornata di rivendicazione per chiedere Verità e Giustizia in ricordo delle 15 persone che morirono sulla spiaggia del Tarajal a Ceuta nel tentativo di entrare in territorio spagnolo e che ogni anno sono ricordati da una targa.

Per le vittime del Tarajal e per tutte le persone che muoiono alle frontiere europee alla ricerca di una vita migliore, oltre 200 persone arrivate da ogni angolo della Spagna hanno percorso le vie di Ceuta nella IX Marcha por la Dignidad con il motto: “Vie legali, vite sicure. Migrare è un diritto”.

Al grido di “NO alla Fortezza Europa” e “Nessuno è illegale” i partecipanti hanno unito le loro voci a quelle delle persone migranti che si trovano nella città nell’attesa di poterne uscire per continuare il loro percorso migratorio.

Una giornata di rivendicazione e commemorazione, terminata proprio sulla spiaggia del Tarajal, il macabro scenario dove persero la vita 15 esseri umani. Un manifesto letto in tre lingue è servito a denunciare le morti che si producono alla frontiera Sud come conseguenza delle politiche migratorie dell’Unione Europa.