Il cancello di ingresso di Palazzo San Gervasio
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L’aula bunker del giudice di pace di Melfi nel CPR di Palazzo San Gervasio

Un trattamento illegittimo e differenziale: l'udienza di un cittadino algerino

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Occorre difendersi dai tanti pericoli che questi tempi infausti ci stanno riservando e per farlo in maniera adeguata il Giudice di Pace di Melfi ha pensato bene di realizzare una vera e propria aula bunker all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio. L’aula è destinata a ospitare le udienze per la convalida e il trattenimento degli stranieri soggetti a detenzione amministrativa presso il suddetto Centro.

Ma andiamo per ordine e proviamo a rendere più chiaro quanto sia divenuto grottesco il procedimento di convalida o di proroga del trattenimento amministrativo presso il CPR di Palazzo San Gervasio.

Aula bunker all’interno del CPR di Palazzo San Gervasio

I fatti

Sono entrato nel CPR per svolgere l’udienza di proroga di un cittadino di nazionalità algerina irregolarmente presente su territorio italiano. Sono stato relegato dal funzionario della Questura in una stanzetta (per la precisione si tratta di un container con una scrivania e qualche sedia) unitamente ad altri colleghi e controllato a vista da un militare dell’esercito italiano. Ci viene impedito l’accesso all’aula di udienza e per ragioni di sicurezza anche la possibilità di stazionare nei pressi dell’aula.

Nessuna possibilità di consultare il fascicolo prima dell’udienza, nessuna possibilità di parlare con l’assistito prima della udienza, nessuna possibilità di vedere il ruolo delle udienze. Dopo un’ora di attesa vengo avvisato che è il turno del mio assistito e mi dirigo verso l’aula bunker con la consapevolezza di andare a sbrigare una mera formalità. Infatti queste udienze sono vere e proprie recite a soggetto con il finale già scritto. Al mio ingresso nell’aula non sapevo se piangere o ridere.

Anni di studio e di professione messi alla berlina da un sistema osceno che considera lo straniero trattenuto una persona senza diritti e il suo avvocato un poveretto che deve subire qualsiasi trattamento senza poter protestare per non incorrere in ritorsioni. Eh già, perché se alzi la voce vieni messo nella lista dei cattivi con tutte le conseguenze che ne derivano (nomine che non vengono mai formalizzate, assistiti a cui viene suggerito di non avvalersi dei tuoi servigi, ogni tipo di ostacolo alla possibilità di accedere al CPR).

Da “bravo” avvocato entro in quella stanza e prendo posto sulla sedia con relativo banchetto da scuola d’altri tempi per iniziare l’udienza. Mi viene consegnato attraverso una feritoia il foglio prestampato per verbalizzare. Quattro righe dedicate al difensore da compilare con una penna bic legata al muro, forse per timore che qualche avvocato potesse sottrarla e portarsela via. Nessun fascicolo da consultare. I fascicoli restano rigorosamente al di là di quel vetro e di quel muro, nella stanza dedicata ad accogliere il giudice e il rappresentante della Questura.

Molto diligentemente, per rispetto soprattutto del mio assistito, comincio a verbalizzare e, rendendomi conto che lo spazio sul foglio a mia disposizione è insufficiente, alzo il dito, proprio come a scuola, per attirare l’attenzione dall’altra parte del vetro e chiedere gentilmente di poter avere un altro foglio. Lo stupore nelle facce del giudice e del funzionario della Questura è evidente, deve essere insolita la mia richiesta ma viene comunque esaudita e, posso riprendere la verbalizzazione. Sottolineo naturalmente l’irritualità di tutta quella situazione, quella assurda udienza, per poi arrivare a contestare nel merito la richiesta di proroga del trattenimento.

Quindi, consegno il verbale e inizio a parlare con il mio assistito. Dieci secondi dopo vengo interrotto dal giudice che con tono stizzito mi richiama come una maestra fa con i propri alunni perché avevo avuto l’ardire di contestare l’assurdità di quella udienza, di quella aula bunker, la differenza di trattamento tra le parti, ecc. Mi viene fatto notare che, naturalmente dopo aver sottolineato che la proroga sarebbe stata concessa (senza neppure aver letto le mie contestazioni), quella situazione rispondeva a semplici regole di sicurezza imposte dal Covid. Il giudice rischia la vita e deve tutelarsi.

Non è possibile sapere chi sono queste persone e gli avvocati che entrano nel CPR, potrebbero essere infetti, appestati, untori. Decido di non ribattere, tanto per esperienza pregressa è solo tempo sprecato. Ritorno al mio banchetto e ascolto la lettura del provvedimento. Saluto educatamente ed esco fuori.

Alcune riflessioni

Uscendo dall’aula bunker porto con me non solo la mia agenda ma anche tutta la mia rabbia e indignazione. Provo a riflettere su tutta l’assurdità di quella situazione e non riesco proprio a trovare giustificazioni accettabili a quanto accade nel CPR di Palazzo San Gervasio. Anzi, più ci penso e più sale il sangue alla testa e cresce lo sdegno. Personalmente, trovo illegittimo e inspiegabile il comportamento del giudice, l’organizzazione delle udienze, il trattamento riservato agli avvocati. Ma non solo. Trovo in tutto questo qualcosa di molto più pericoloso.

Dietro la decisione di costruire quell’aula bunker si celano evidenti pregiudizi nei confronti degli stranieri trattenuti nel CPR che fanno ritenere legittimo avere un diverso trattamento per queste persone. Le stesse accortezze, le stesse misure di sicurezze, non vengono infatti utilizzate tutti i giorni per le udienze che si celebrano regolarmente nelle aule del Giudice di Pace di Melfi, e in qualsiasi altro Tribunale. Perché questa differenza di trattamento? Cosa giustifica questa differenza davanti alla legge?

Per non parlare del trattamento riservato agli avvocati. Perché non possono avere libero accesso ai fascicoli prima dell’udienza? Perché sono costretti a stare a 30 metri dall’aula di udienza in un container in attesa dell’udienza con un militare che scruta ogni movimento? Perché non hanno accesso alla stanza del giudice dove può entrare solamente il delegato della Questura? Sono domande che qualcuno dovrà iniziare a porsi e magari un giorno ci sarà un giudice a Potenza che deciderà di vederci chiaro.

Un’ultima considerazione mi sia consentita. Nel CPR di Palazzo San Gervasio abbiamo un’aula bunker che deve proteggere il giudice da contatti pericolosi. Ma perché ad essere tutelato deve essere solo il giudice? Gli avvocati non hanno diritto ad egual tutela?

E ancora: ci sono situazioni di pericolo nel CPR che non conosciamo? Vengono fatti i tamponi? Viene rispettato il distanziamento? Ci sono igienizzanti e mascherine in numero sufficiente? Viene misurata la temperatura per verificare lo stato di salute di tutti? Insomma vengono rispettate le norme anti-covid nel CPR di Palazzo San Gervasio? Se tutto questo viene fatto, non ha senso allora quell’aula bunker e non ha ragione di essere quell’assurdo modo di condurre l’udienza. Se invece non è così, allora la tutela dovrebbe essere per tutti e, quindi, anche per gli avvocati che meritano maggiore considerazione e un trattamento più dignitoso.

Ma accertare questo non è compito del singolo avvocato e non può essere una battaglia di uno contro tutti. Dovrebbe essere in primo luogo una battaglia del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Potenza, oltre che dell’intero sistema di giustizia, perché in fondo gli avvocati sono un ingranaggio necessario e prezioso senza il quale il sistema della giustizia non potrebbe funzionare.


Nella trasmissione di Radio Melting Pot del 19 marzo sulla detenzione amministrativa e le navi quarantena potete ascoltare anche la testimonianza dell’Avvocato Arturo Raffaele Covella sul CPR di Palazzo San Gervasio.

Le trasmissioni di Radio Melting Pot
Le trasmissioni di Radio Melting Pot
Radio Melting Pot: detenzione amministrativa e navi quarantena
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Avv. Arturo Raffaele Covella

Foro di Potenza.
Sono impegnato da anni nell’ambito della tematica del diritto dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione internazionale e alla tutela dei lavoratori stranieri. Collaboro con diverse associazioni locali che si occupano di migrazioni. Scrivo per diverse riviste.