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Rotta balcanica: tra scandalose violazioni dei diritti fondamentali e violenze ai confini

Un aggiornamento dell'ECRE su Croazia, Serbia ed Ungheria

Photo credit: No Name Kitchen

Le ONG chiedono indagini indipendenti ed efficaci sui respingimenti sistematici da parte degli ufficiali croati. Il difensore civico europeo ha riscontrato che la Commissione europea non è riuscita a garantire il rispetto dei diritti nelle operazioni di frontiera finanziate dall’UE da parte delle autorità croate. Secondo le organizzazioni facenti parte dell’ECRE, le condizioni di asilo e di accoglienza in Serbia rimangono deplorevoli. Nuove testimonianze di violenze al confine confermano che l’approccio disumano dell’Ungheria nei confronti dei richiedenti asilo ritenuti “migranti illegali” rimane invariato, nonostante l’accoglienza a braccia aperte del paese nei confronti degli ucraini.

Sono almeno 9.114 le persone respinte dai confini croati durante lo scorso anno e più di 16.400 i respingimenti che si sono verificati nel corso del 2020. L’organizzazione parte dell’ECRE, Center for Peace Studies (CMS), osserva che: «Numerose testimonianze forniscono un resoconto dettagliato del modello di cui da più di sei anni gli agenti di polizia si servono per eseguire respingimenti, in modo tale che non si possa più parlare di “incidenti isolati”, come il ministero dell’Interno croato cerca disperatamente di fare». Le ONG hanno accuratamente e dettagliatamente documentato percosse, violenze sessuali, atti umilianti e il diniego dell’accesso alla protezione internazionale alle frontiere croate.

Il 2 marzo, 18 organizzazioni della società civile hanno chiesto la fine di queste scandalose violazioni dei diritti fondamentali. Nella loro dichiarazione, chiedono indagini indipendenti ed efficaci, provvedimenti per i responsabili dell’attuazione e della copertura delle pratiche illegali e un meccanismo di monitoraggio delle frontiere veramente indipendente e trasparente per prevenire futuri abusi. Tra i firmatari figuravano i membri dell’ECRE ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione), Asylkoordination österreich, Dutch Council for Refugees, PIC (Centro legale per la protezione dei diritti umani), Center for Peace Studies (CMS) e Center for Research and Social Development (IDEAS ). Le ONG sottolineano la necessità di un efficace monitoraggio delle frontiere, sottolineando che il meccanismo di monitoraggio attualmente messo in atto – sulla base degli accordi tra la Commissione europea e il ministero dell’Interno croato – manca di indipendenza o di effettiva accessibilità.

Secondo CMS, la Commissione Europea non ha avuto alcuna “reazione adeguata” nei confronti delle palesi violazioni del diritto europeo da parte delle autorità croate. I gruppi per la difesa dei diritti hanno affermato che la mancata sanzione della Croazia e l’approvazione di ulteriori 122 milioni di euro di finanziamenti europei al Paese per il controllo delle frontiere, rischiano che l’UE diventi complice di questi abusi. Ora, il Mediatore europeo ha confermato alcune “lacune significative” nella risposta della Commissione.

Un’indagine pubblicata il 24 febbraio ha rilevato che la Commissione europea non è riuscita a garantire il rispetto dei diritti fondamentali nelle operazioni di frontiera finanziate dall’UE a partire dal 2018. Secondo l’Ufficio UE di Amnesty International, membro dell’ECRE: «la Commissione europea ha finanziato le operazioni di frontiera della Croazia, tra cui gli stipendi delle guardie di frontiera che sono note per il comportamento violento nei confronti di migranti e richiedenti asilo, eppure ha chiuso un occhio sugli abusi». Il Mediatore europeo ritiene “increscioso” che il meccanismo di monitoraggio delle frontiere sia stato istituito solo tre anni dopo che la Croazia ha iniziato a ricevere i fondi di emergenza dell’UE. Ora, la Commissione deve fornire informazioni sull’indipendenza o sull’efficacia del meccanismo in atto, anche chiedendo «informazioni concrete alle autorità croate su come vengano indagate le segnalazioni di maltrattamenti di migranti e richiedenti asilo».

La Serbia è principalmente un paese di transito per i richiedenti asilo in Europa, in particolare siriani e afgani. Solo una minima parte delle 60.407 persone che sono passate per le strutture ricettive del Paese nel 2021 hanno effettivamente richiesto asilo in Serbia. Tuttavia, il sistema di asilo e accoglienza del paese deve affrontare gravi critiche da parte delle ONG, incluso il Centro di protezione dell’asilo (APC) membro dell’ECRE. L’APC osserva che delle 2.306 persone che hanno presentato domanda di asilo nel paese lo scorso anno, soltanto 14 hanno ottenuto protezione. Un altro membro dell’ECRE, il Centro per i diritti umani di Belgrado, sottolinea che, dall’istituzione del sistema di asilo nel 2018 fino alla fine del 2021, la protezione è stata concessa solo ad un totale di 208 persone. I richiedenti asilo riferiscono di essere stati rinchiusi all’interno di furgoni, picchiati e costretti a dormire all’aperto. Dato che l’evacuazione dall’Ucraina si sta sviluppando su vasta scala, l’APC ha esortato le autorità serbe a migliorare drasticamente la capacità di accoglienza e le procedure di asilo in preparazione agli arrivi dall’Europa orientale.

Nuovi rapporti sulle violenze al confine confermano che il caloroso benvenuto dell’Ungheria per gli ucraini non si estende anche ai siriani, agli afgani, agli iracheni e alle altre persone in fuga dalla violenza. I respingimenti violenti e illegali dei richiedenti asilo da parte delle autorità ungheresi, documentati da tempo dalle ONG, sono in aumento al confine serbo. «La polizia ungherese ci tratta come animali. Quasi la metà delle persone che si trovano qui sono state picchiate dalle autorità», ha detto un uomo intervistato da Al Jazeera. Il membro dell’ECRE, l’Hungarian Helsinki Committee (HHC), osserva: “Lesioni alla testa, arti rotti, mani fratturate, uso di manganelli, aggressioni da parte dei cani” e “sono tutte abbastanza comuni” durante questi respingimenti. A gennaio, Border Violence Monitoring Network (BVMN) ha registrato 29 testimonianze di respingimenti che hanno colpito 344 persone nei Balcani, molte delle quali riguardavano le autorità ungheresi.

Tutta questa violenza è in netto contrasto con l’accoglienza che l’Ungheria ha riservato agli ucraini. «Tutti coloro che fuggono dall’Ucraina troveranno un amico nello stato ungherese», ha detto il primo ministro Viktor Orban in seguito all’invasione della Russia. L’11 marzo, l’Ungheria aveva accolto più di 225.000 rifugiati ucraini. Eppure, il premier ha sottolineato che l’Ungheria rimarrà chiusa ai “migranti illegali”, una categoria che in passato includeva persone in fuga da guerre e conflitti in luoghi come la Siria. Orban, noto per la sua posizione intransigente sulla politica migratoria, si è riferito ai migranti chiamandoliinvasori musulmani” e ha affermato che «tutti i terroristi sono fondamentalmente migranti». Inoltre, a dicembre il governo ungherese ha dichiarato che non avrebbe modificato la legge sull’immigrazione nazionale che la Corte di giustizia europea ha ritenuto in contrasto con il diritto comunitario.

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