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Svizzera: i minori soffrono gravi disagi nei centri per il rimpatrio

European Council on Refugees and Exiles: per i visti umanitari agli afghani criteri troppo rigidi

Nei centri di permanenza in attesa di espulsione, i bambini soffrono gravi disagi; critiche al governo svizzero in merito ai visti umanitari per gli afghani; un’iniziativa per accogliere i rifugiati a livello locale; allarme contro i trasferimenti in Italia sulla base del regolamento di Dublino.

Tre centri di permanenza sono sotto accusa per la mancanza di cure adeguate ai bambini e alle famiglie. La maggior parte delle domande di visto umanitario presentate da persone afghane è stata rifiutata a causa di criteri rigidi. Il partito dei Verdi svizzeri ha presentato un’iniziativa parlamentare per consentire ai comuni e ai cantoni di accogliere un maggior numero di rifugiati mentre i liberali hanno confermato il loro sostegno a Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. In un nuovo report si afferma che i Dublinati rimpatriati con problemi di salute mentale al ritorno in Italia non ricevono un sostegno adeguato.

La Commissione Nazionale Svizzera per la prevenzione della tortura ha pubblicato i risultati delle visite effettuate nell’estate 2021 in tre centri di permanenza ad Aarwangen, Biel e Gampelen. Nei centri sono trattenute famiglie con bambini in attesa dello svolgimento della procedura di espulsione. La commissione ha riferito che i centri sono “fatiscenti, con infrastrutture obsolete” e che le condizioni di vita al loro interno non sono compatibili con la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. I centri, pertanto, violano il diritto dei bambini a condizioni di vita dignitose, al riposo e al tempo libero, al gioco e ad attività ricreative proprie della loro età. Molte donne hanno espresso timori per la loro sicurezza a causa delle zone comuni e dei bagni condivisi. La Commissione ha raccomandato di separare i bagni e di alloggiare le donne sole e i bambini in luoghi separati dagli alloggi di famiglie con uomini.

Il governo svizzero continua ad essere decisamente criticato per la decisione di negare i visti umanitari agli afghani. Secondo le statistiche tra agosto 2021 e fine gennaio 2022 sono state presentate 534 domande, di queste solo 39 sono state accettate. Secondo Aldo Brina, del Centro sociale protestante, il basso numero di domande accettate dipende da politiche insensibili e criteri severi, secondo i quali gli afghani devono dimostrare sia di essere in pericolo di vita in Afghanistan sia di avere un legame con la Svizzera. In Afghanistan non è presente né un’ambasciata né un consolato svizzeri; pertanto, le persone che desiderano un visto, devono presentare domanda in altri paesi, per esempio in Iran, e questo spesso rende difficile fornire le prove materiali necessarie per richiedere il visto. Mentre la Svizzera vanta un tasso di protezione degli afghani tra i più alti d’Europa (circa l’80%), i visti umanitari rappresentano un percorso sicuro fondamentale per le persone vulnerabili fuggite dall’Afghanistan e che non potrebbero altrimenti raggiungere l’Europa. Le ONG chiedono di rendere i requisiti meno rigidi e un accademico ha sottolineato che ”in quanto Stato sovrano, la Svizzera potrebbe rilasciare tutti i visti che vuole”.

Le statistiche sull’asilo del 2021 confermano che gli afghani rappresentano il principale gruppo di richiedenti asilo in Svizzera: su 14.928 domande, 3.079 erano di afghani. Nel 2021 il numero totale di domande è aumentato del 35,3% rispetto al 2020: in particolare, tuttavia, le richieste di protezione internazionale hanno visto un calo nell’UE poiché la circolazione è stata fortemente limitata durante la pandemia. Nelle decisioni di primo grado, il tasso di riconoscimento dell’asilo in Svizzera nel 2021è stato pari al 37%, in aumento rispetto al 33% del 2020. Secondo la SEM, la Segreteria di Stato della migrazione, la pandemia di Covid-19 ha influito notevolmente sui rimpatri, ma i casi di rimpatrio assistito sono diminuiti del 4,8% rispetto al 2020.

Il partito dei Verdi del Consiglio nazionale svizzero ha presentato un’iniziativa parlamentare per cantoni e comuni per mostrare solidarietà con i profughi. L’obiettivo della proposta è permettere una risposta a livello cantonale alle emergenze migratorie, come la presa di potere dei Talebani dell’agosto 2021 o l’incendio di Moria del settembre 2020, In questi casi, i cantoni avrebbero il potere di chiedere un aumento delle loro quote di accoglienza. La procedura e la decisione sull’asilo rimarrebbero di competenza della Confederazione, ma l’iniziativa mira a supportare gli alloggi e gli aiuto. Nel frattempo, un altro partito politico, il partito liberale, PLR, ha annunciato il proprio sostegno a Frontex per un prossimo referendum. Secondo i liberali, la cessazione o la riduzione del finanziamento svizzero a Frontex rischierebbe di far uscire la Svizzera dal sistema Schengen-Dublino.

L’Organisation suisse d’aide aux réfugiés (OSAR), membro dell’ECRE, ha pubblicato una relazione nella quale descrive i rischi per le persone con problemi di salute mentale trasferite in Italia sulla base del regolamento di Dublino. Secondo il regolamento Dublino, i richiedenti asilo possono essere rimpatriati dalla Svizzera all’Italia per l’esame della loro domanda di asilo. Sulla base di accordi bilaterali, anche le persone che hanno già lo status di rifugiato in Italia possono essere rimpatriate dalla Svizzera. In Italia però i richiedenti asilo con problemi di salute mentale hanno un accesso limitato alle cure psicologiche, hanno problemi di alloggio e l’assistenza loro concessa è scarsa, per questo, l’OSAR chiede che la Svizzera sospenda i trasferimenti di queste persone come ha già richiesto, per motivi simili, la sospensione dei trasferimenti verso la Croazia.