La foto di copertina della pubblicazione

«Tunisia, porta dell’Africa e frontiera dell’Europa»

Un rapporto pubblicato dal Forum Tunsien pour les Droits Economiques et Sociaux (FTDES)

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Lo scorso dicembre è stato pubblicato il rapporto «La Tunisie, porte de l’Afrique & frontière de l’Europe» curato da Martina Costa (ASF) e Alessandra Sciurba (Università di Palermo) 1. Il lavoro frutto di una missione di ricerca tra Sfax, Zarzis e Medenine, offre una panoramica sulla situazione della Tunisia con specifico riferimento ai flussi migratori in entrata e in uscita da tale territorio.

La Tunisia infatti è al centro di complessi processi migratori che la rendono una terra di partenza ma anche di arrivo soprattutto dall’Africa subsahariana. Nel 2021 a fronte di circa 15.000 tunisini arrivati in Italia via mare, sono state registrati almeno 20.000 arrivi di persone provenienti dai paesi subsariani.

Un paese in crisi

Quanto ai fenomeni migratori che spingono i tunisini a dirigersi in Europa, le partenze avvengono soprattutto dalle zone di Sfax (distante solamente 120 km da Lampedusa) e da Zarzis. Per arrivare in Italia i tunisini vendono tutto ciò che hanno e partono con la consapevolezza delle difficoltà che incontreranno ma anche con la speranza di riuscire ad arrivare e a restare in Italia. Sono soprattutto ragazzi tra i 18 e i 25 anni a spostarsi attirati dalla prospettiva di un mondo diverso di cui fanno esperienza indiretta soprattutto attraverso i social network.

«I tunisini vendono tutto quello che hanno e se ne vanno»

La fuga dalla Tunisia è determinata anche dall’assenza di sicurezza sociale. Non c’è stabilità economica e i salari sono molto bassi. L’economia tunisina, fondata principalmente su turismo e pesca soffre oggi per la crisi pandemica e per la situazione di forte contrasto con la Libia. I grandi alberghi sono chiusi a causa della pandemia mentre la striscia di mare davanti a Libia e Tunisia è un campo di battaglia con pescherecci tunisini che vengono sequestrati dai libici.

In viaggio da sud

Nonostante le grandi difficoltà, il numero di persone provenienti dai paesi subsariani e diretti in Tunisia è notevolmente aumentato negli ultimi anni. Solo a Sfax nel 2021 sarebbero arrivati più di 10.000 migranti. L’aumento degli arrivi è da ricollegare a diversi fattori : a) la condizione in cui si trovano i paesi di origine dei migranti ; b) la pandemia con le conseguenze che ha provocato nei paesi dell’Africa subsahariana ; c) la situazione in Libia che spinge tanti a trovare rifugio in Tunisia.

Proprio con riferimento all’ultimo fattore considerato, appare illuminante la testimonianza di un ragazzo della Sierra Leone partito dal suo paese a soli 15 anni. Vissuto in Libia per 3 anni, ha tentato più volte di partire per raggiungere l’Europa ed è stato sempre bloccato dai «miliziani» o dai militari libici. Ogni volta ha subito lunghi periodi di reclusione e violenze di ogni tipo nei famigerati campi libici. Dopo tre anni vissuti così, il giovane ormai diciottenne decide di trasferirsi in Tunisia camminando per 2 giorni nel deserto per attraversare il confine.

Cambiamo prospettiva

In questi anni l’opinione pubblica si è concentrata in modo particolare sulla situazione libica tralasciando invece quanto accadeva in Tunisia. Le torture, le violenze, le detenzioni forzate, i metodi criminali della guardia costiera libica, sono stati oggetto di ampie analisi e considerazioni. Meno attenzione è stata invece prestata alla situazione dei profughi in Tunisia e allo spostamento delle rotte migratorie verso questo paese.

In Tunisia oggi, la situazione economica e sociale è molto difficile e in questa condizione diviene molto arduo, per i tunisini e per i migranti, soddisfare i propri bisogni primari, accedere al mercato del lavoro, avere una sistemazione dignitosa o accesso a cure mediche adeguate. Sono tanti i migranti che vivono per strada assistiti solamente dalle associazioni umanitarie senza assistenza medica.

E’ chiaro che questa situazione merita una attenta considerazione da parte della comunità internazionale. D’altro canto, sarebbe auspicabile che l’Italia, piuttosto che continuare con la politica di esternalizzazione delle proprie frontiere, iniziasse ad affrontare la questione migratoria partendo da una prospettiva differente. Dopo aver infatti utilizzato le nostre risorse pubbliche per fornire mezzi alla guardia costiera libica, ora stiamo facendo la medesima operazione con la Tunisia. Una politica che si sta dimostrando miope perché non risolve alcun problema. Forse sarebbe il caso di utilizzare questi fondi per risolvere i problemi a monte ed evitare che tantissime persone siano costrette a mettersi in viaggio in cerca di un futuro migliore.

  1. Leggi il rapporto in francese

Avv. Arturo Raffaele Covella

Foro di Potenza.
Sono impegnato da anni nell’ambito della tematica del diritto dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione internazionale e alla tutela dei lavoratori stranieri. Collaboro con diverse associazioni locali che si occupano di migrazioni. Scrivo per diverse riviste.