Photo credit: Medical Volunteers International
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La Bosnia attraverso gli occhi dei medici: tra primo soccorso e salute mentale

Un report di Medical Volunteers International

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La rotta balcanica si dipana lungo i monti della Serbia e della Bosnia, si restringe sui varchi aperti con la Croazia e approda a Trieste, costellata da decine di attori. Per ciascuno la traversata assume connotati diversi: viaggio della speranza per i migranti, un business per i facilitatori e i passeur, organizzati su molteplici livelli tra Atene, Sarajevo, Milano e oltre, un affare politico per gli abitanti dei villaggi bosniaci, già impoveriti dalle loro economie postbelliche ed estenuati dai flussi migratori. Intorno ai punti critici della rotta si raccolgono anche gruppi, singoli e associazioni, locali e internazionali, che operano senza scopo di lucro, supportando il popolo migrante nei modi più disparati: assistenza legale per i richiedenti asilo, personale medico-sanitario, ma anche beni di prima necessità come cibo, vestiti e scarpe.

Photo credit: Medical Volunteers International

Tra le organizzazioni impegnate lungo la rotta balcanica c’è Medical Volunteers International 1, un team di medici che dal 2016 fornisce assistenza medica a migranti e rifugiati in Grecia, con un focus su Atene, Salonicco e Lesbo; dal 2020 sono operativi anche in Bosnia e da poche settimane sono riusciti a mandare una cellula vicino a Budomierz e Korczowa in Polonia, per fornire supporto alle persone in fuga dalla guerra in Ucraina.

I loro compiti principali riguardano l’assistenza medica di base e un raccordo con i servizi ospedalieri locali per cure secondarie, consulenza per la prescrizione di farmaci e sessioni di supporto psicologico con consulenti madrelingua, intrecciando il loro lavoro con quello di altre ONG locali.

A febbraio è stato pubblicato il loro report 2 sulla situazione medico-sanitaria in Bosnia durante l’ultimo rigido inverno balcanico.

Il piccolo team di Medical Volunteers operante in Bosnia è composto al momento da un dottore e un infermiere che intercettano i migranti fuori dai campi ufficiali, nelle fabbriche dismesse, nelle case abbandonate e nelle jungle, coprendo un’area che si estende per oltre 50 chilometri nel nord della Bosnia al confine con la Croazia.

Il report racconta che il team ha visitato 241 pazienti soltanto nel mese di febbraio. Nella stagione fredda, il flusso di persone in movimento si riduce, e molti – specialmente i nuclei familiari – preferiscono restare nei campi e aspettare temperature più miti per proseguire il viaggio: la maggior parte dei pazienti visitati sono giovani uomini che sfidano le temperature e il gelo e tentano il game (meno del 25% sono donne) e un’età media compresa tra i 18 e i 29 anni.

Anche la composizione etnica dei migranti risulta fortemente correlata con le contingenze: il governo greco ha dichiarato la Turchia paese sicuro per gli afghani, e questo sta portando al rifiuto di numerose domande di asilo di cittadini afghani e alla prosecuzione del loro viaggio verso il Nord-Europa; dal report di Medical Volunteers la popolazione afghana risulta prevalente, quasi il 60% del totale.

Le problematiche prevalenti osservate nei pazienti sono di tipo fisico, come esaurimento fisico e dolori cronici agli arti inferiori causati dal cammino, seguiti da ferite, malattie respiratorie compresa la Covid-19, malattie alla pelle come la scabbia e disturbi gastro-intestinali. Questo dato necessita però di una contestualizzazione: la missione primaria di Medical Volunteers consiste nel supporto nei casi di emergenza e nel primo soccorso, con un focus sulle persone che intendono proseguire il viaggio, e spesso non ci sono il tempo e i mezzi per indagare la sfera della salute mentale. Nel report si documenta che numerosi danni fisici sono riconducibili a percosse e violenze da parte della polizia croata, con tutto quello che tali pratiche comportano in termini di traumi e di impatto sulla psiche.

Photo credit: Medical Volunteers International

«Più a lungo resti seduto ad ascoltare i pazienti, più evidenti si fanno gli effetti della vita che conducono», dichiara il medico del team: ciò che emerge dalle prime indagini mediche è soltanto la parte facile da comunicare, quella che non ha bisogno di fiducia o di intimità per darsi. Ma «una volta che hai stabilito una relazione di fiducia, le persone ti raccontano dei loro abusi di alcool e marijuana – strategie per gestire i problemi del sonno, il dolore, la disperazione». Molti migranti, soprattutto giovani uomini, soffrono il legame con le famiglie che, rimaste nei paesi di origine, spesso si rimettono totalmente nelle loro mani per il proprio sostentamento – un ulteriore motivo per giungere quanto prima a una condizione di stabilità economica; ma questa stabilità, nelle violente e gelide terre bosniache, appare una prospettiva pallida e lontana. L’immobilità delle loro vite tra un tentativo di game e l’altro, l’incertezza che li attende una volta raggiunta l’Unione Europea, la prostrazione fisica dovuta a freddo e fame indeboliscono lo spirito e li conduce a cercare dei supporti.

È particolarmente emblematico il caso di un ragazzo di 18 anni proveniente dal Pakistan e assistito da Medical Volunteers a febbraio. Nella sua storia, la severità degli inverni bosniaci, l’abuso di sostanze e la mancanza di un adeguato supporto medico si intrecciano, mostrando la violenza della traversata.

Il mese precedente, un amico incontrato lungo la traversata gli aveva dato alcune pillole di pregabalin, usato per trattare dolore ai nervi e ansia. Ma l’uso inconsapevole del farmaco, unito all’estremo malessere, lo ha portato ha ingerire 20 pillole. A seguito dell’ingestione, si è addormentato nella foresta con il tallone di un piede nudo nella neve. Al suo risveglio, i tessuti della parte esposta avevano riportato danni molto gravi, che all’ospedale locale non erano stati in grado di trattare in modo opportuno. Il ragazzo è riuscito a incontrare Medical Volunteers soltanto una settimana dopo, quando il danno si era aggravato. Le cure a cui lo hanno sottoposto gli hanno impedito di tentare il game per i successivi due mesi.

Quando una forma di sofferenza più profonda emerge, il team si Medical Volunteers si impegna affinché non resti irrisolta: rappresentativo è il caso di un ragazzo afghano di 23 anni, con una storia di abuso di cannabis e i segni di una depressione maggiore; ha iniziato delle sessioni di psicoterapia online organizzate da Sea Watch attraverso un tablet messo a disposizione dal team.

  1. Il sito di Medical Volunteers International
  2. Il report di Medical Volunteers Bosnia in versione integrale

Rossella Marvulli

Ho conseguito un master in comunicazione della scienza. Sono stata a lungo attivista e operatrice nelle realtà migratorie triestine. Su Melting Pot scrivo soprattutto di tecnologie biometriche di controllo delle migrazioni sui confini europei.