Photo credit: Joe Rabe - Sea-Eye 4
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La Sea-Eye 4 è arrivata nel porto di Augusta con 106 persone soccorse

I membri della organizzazione umanitaria criticano le distinzioni nel trattamento di rifugiati provenienti da paesi e regioni diversi

La nave di salvataggio della ONG tedesca Sea-Eye 4 ha attraccato nel porto di Augusta ieri all’ora di pranzo. Tutte le 106 persone, salvate dalla crew di Sea-Eye 4 in mare, sono sbarcate. La nave umanitaria era arrivata al largo della Sicilia sabato scorso dopo che Malta si era ripetutamente rifiutata di accogliere i rifugiati. Da allora era in attesa che le venisse assegnato un porto sicuro.

Per la Sea-Eye 4 è stata la prima missione del 2022 nel Mediterraneo. La missione è stata resa difficili per le pessime condizioni meteorologiche. Il medico Harald Klischlat, presidente di “German Doctors e. V.” – organizzazione di volontariato formata da medici tedeschi – riferisce che «i rifugiati a bordo della SEA-EYE 4 sono stati molti giorni su barche non adeguate a viaggi in alto mare. E’ irresponsabile e disumano rifiutare a queste persone l’accesso a un porto sicuro per un tempo troppo lungo». “German Doctors e. V.” è responsabile delle cure mediche dei rifugiati sulla Sea-Eye 4 e fornisce un sostegno sostanziale alla ong nella gestione dell’ospedale di bordo. Un medico di emergenza si trova regolarmente a bordo della nave di soccorso.
 
«Ora ci aspettiamo di vedere rapidamente un cambiamento della politica nei confronti di tutte le persone che cercano protezione», dice Gorden Isler presidente di Sea-Eye, «perché altrimenti la politica avrà un serio bisogno di giustificazione e l’accusa che è stata fatta per anni – cioè che il razzismo sistemico impedisce il salvataggio di rifugiati provenienti da Africa e Asia in difficoltà in mare – sarebbe chiaramente provata».

Sea-Eye critica la distinzione non equa nel trattamento dei rifugiati: il fatto che le navi civili di salvataggio devono ancora aspettare per giorni per aver assegnato un porto di sbarco, eppure affrontare respingimenti come è avvenuto nel caso della Sea-Eye 4 al largo di Malta. Gli Stati membri dell’UE sarebbero ancora in disaccordo sulla distribuzione di alcune migliaia di persone. I centri di coordinamento dei soccorsi di Malta e Italia rifiuterebbero ancora un serio coordinamento per le emergenze marittime che si verificano nelle zone di ricerca e salvataggio, le SAR, del Mediterraneo centrale. Si critica inoltre che le autorità europee stanno continuando la cosiddetta cooperazione con la Guardia Costiera libica.

«Tutte le persone hanno il diritto di cercare protezione e asilo all’interno dell’UE. Il colore della pelle, il sesso, l’origine, la religione o le convinzioni politiche non devono essere una ragione per le autorità e i politici europei. I diritti umani sono inequivocabili su questo», sottolinea Isler.

Finora nel 2022, 467 persone hanno perso la vita cercando di attraversare il Mar Mediterraneo per trovare protezione e libertà in Europa. Il metodo sostenuto dagli Stati membri dell’UE per far intercettare le persone dalla cosiddetta guardia costiera libica e ridurre così il numero di arrivi in Europa, mette in pericolo vite umane invece di salvarle.

La settimana scorsa, la cosiddetta guardia costiera libica ha fallito di nuovo e 90 persone sono annegate dopo il naufragio della loro imbarcazione al largo della Libia. Solo quattro persone sono sopravvissute. Sono state salvate e riportate illegalmente in Libia dalla nave mercantile Alegria 1, senza alcuna possibilità di un equo processo di asilo, con il rischio di dover affrontare detenzione, tortura e morte, come spesso succede ai rifugiati in Libia.

Un capitano ucraino della nave mercantile KARINA aveva deciso solo pochi giorni prima, in riferimento alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati e alla situazione in Libia, di chiedere assistenza alla Sea-Eye 4 invece di continuare la sua rotta verso Bengasi.