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Austria – Al Brennero la polizia respinge e sequestra beni preziosi alle famiglie in cerca di protezione

L'odissea di una settantina di persone provenienti da Siria e Libano al confine tra Italia e Austria

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Non c’è mai stato nessun dubbio riguardo al fatto che la polizia di confine al Brennero, italiana o austriaca, da anni metta in pratica respingimenti di massa e individuali pur di allontanare le persone migranti da un determinato Paese; un “ping pong” che, spesso, le persone hanno già sperimentato lungo altre rotte e altri confini.

Domenica 8 maggio è successo però qualcosa di ancora più grave: circa cento persone provenienti da Siria e Libano hanno deciso di oltrepassare la frontiera con l’obiettivo di raggiungere il nord Europa. Una settantina sono stati bloccati al Brennero dalla polizia austriaca e poi rispediti indietro il giorno dopo. Arrivati a Bolzano in 36 hanno raccontato ai volontari di aver subito il sequestro del denaro e dei cellulari, una prassi di deterrenza non nuova, ma che non si registrava da molto tempo. 

Può sembrare una banalità, ma sequestrare un cellulare a chi è in viaggio da mesi, se non anni, significa disorientare, recidere ogni forma di contatto, rendendo ancora più periglioso e difficile un “viaggio” di per sé disumanizzante. Sì, perché le settanta e più persone, secondo le autorità, farebbero parte del gruppo di 218 persone approdate a fine aprile al porto di Crotone. Erano partite dalla Libia, e chissà da quanto tempo stavano cercando la loro via di fuga da Tripoli. E qui basta veramente poco per immaginare il viaggio in mare stipate su un’imbarcazione, e prima ancora il passaggio di altri confini spesso mortali.

Cambio di confine, identica modalità, stesso giorno, domenica 8 maggio. Un gruppo di siriani, 25, cerca di superare il traforo del Monte Bianco,  ma la polizia di frontiera francese lo intercetta e lo respinge perché senza documenti validi per l’ingresso. Ora sono ad Aosta nel classico limbo di chi si trova irregolare e non vorrebbe richiedere la protezione in Italia ma vuole – per legami affettivi, per maggiori opportunità, per desiderio.. – raggiungere un altro paese europeo. Cambiano i luoghi di confine e gli Stati attraversati dalle rotte, ma il governo dei flussi migratori e il blocco dei cosiddetti movimenti secondari rimane lo stesso. 

Tornando al gruppo respinto a Bolzano, le istituzioni di riferimento si sono mobilitate con una certa velocità per dare un riparo alle persone che si erano accampate nel parco antistante la stazione. Per un volta, l’emergenza ha creato risposte perlomeno materiali. Ad ogni modo già il giorno dopo, martedì, i nuclei familiari hanno deciso di ripartire verso altre destinazioni. Le persone possono essere bloccate, respinte, e la loro determinazione può essere messa a dura prova, ma alla fine prevale.  

Sembra oramai assodato, anche sulla base delle testimonianze raccolte da attivisti, operatori e volontari locali, che in questi mesi il passaggio di persone migranti al Brennero sia numericamente aumentato e che, probabilmente, con l’arrivo della bella stagione, il transito sarà più consistente. Si ripeteranno situazioni analoghe e le associazioni temono che possano succedere altre morti, come quelle di inizio anno

Qualche giorno fa a Monaco di Baviera, la polizia tedesca ha scoperto in stazione dei treni 6 persone curde – 2 donne e 4 minori, tra cui bambini – appena scese da un treno merci proveniente dal Brennero. Altre tre sono riuscite a fuggire. La stampa scrive che si sono nascoste sul rimorchio di un tir che ha raggiunto la Germania su un vagone della cosiddetta Rola, “l’autostrada su rotaia” per ridurre il traffico pesante in autostrada. E’ una fortuna che siano arrivate sane e salve. 

Sarà possibile evitare altre tragedie solo se le istituzioni avranno il coraggio di rimettere in discussione le attuali politiche europee, a partire dal nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. Prendendo spunto dalla direttiva UE sulla protezione temporanea applicata alle persone ucraine, è necessario superare l’anacronistico e inefficace Regolamento Dublino, sancendo il diritto all’ingresso e alla circolazione all’interno dello spazio europeo, al fine di lasciar scegliere lo Stato nel quale stabilirsi e/o chiedere protezione.

Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org

Matteo De Checchi

Insegnante, attivo nella città di Bolzano con Bozen solidale e lo Spazio Autogestito 77. Autore di reportage sui ghetti del sud Italia.
Membro della redazione di Melting Pot Europa.