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CPR e navi quarantena. A quando la chiusura definitiva?

di Francesca Mazzuzi e Yasmine Accardo, campagna LasciaCIEntrare

K. ha due bambini, si trova sulla nave Azzurra per un periodo di quarantena insieme ad altri tunisini. Fugge dalla violenza del suo “nucleo familiare”. Mentre le onde si infrangono contro la prua della Azzurra teme che possano riportarla in Tunisia, nelle mani dell’orco. Restano 4 giorni sulla nave per poi entrare in accoglienza. I figli per strada nel nuovo villaggio, che speriamo li accoglierà degnamente, possono mangiare gelati. Gli altri tunisini con loro sono in viaggio per l’accoglienza. Un gruppo di circa 50 tunisini, invece, sono stati trasferiti dall’hotspot di Lampedusa a quello di Taranto in autobus. Il timore è il solito: finire in un CPR o venire rimpatriati. Questo nonostante l’invio della manifestazione di volontà di richiedere asilo già a Lampedusa… ma si sa, a Lampedusa non conta.

Questo gruppo non è passato per le navi quarantena, che, mentre si allentano le misure anticovid, restano lì (sono due al momento) fino a maggio. Forse aspettano che gli armatori siano certi che ricominci la stagione del turismo e possano così avere profitti più elevati? Perché le navi quarantena siano ancora in funzione e siano state prorogate al 30 maggio è un mistero… come riporta giustamente fanpage.it.

Intanto i Cpr continuano a mietere ingiuste detenzioni e oppressioni, tra gli altri un caso grave che stiamo seguendo al Cpr di Ponte Galeria e per cui speriamo di ottenere presto libertà… e giustizia. Da Gradisca di Isonzo, Cpr dimenticato al Nord-est, continuiamo a ricevere segnalazioni di mancata assistenza e cura. È il caso di due persone che ieri hanno ingoiato lamette e candeggina. Tra loro una persona con vulnerabilità psichiatrica che da quando è giunto al Cpr pare non abbia più ricevuto le sue medicine.

Dopo l’accaduto soltanto uno dei due è stato portato in ospedale e solo per l’intervento del suo legale. In ospedale M. era stato posto in una camera isolata e sorvegliatissima e poiché soffre di claustrofobia ha “preferito” tornare al Cpr, da dove continua a lamentare la precaria condizione di salute e la mancanza di assistenza. “Sono disperato” dice, e questa mattina ha ripetuto il suo gesto ingerendo nuovamente lamette e candeggina. Questa è la seconda volta che viene rinchiuso in un Cpr in pochi mesi. La doppia, o meglio, l’infinita pena degli invisibili. Disumana e chirurgica.