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La linea dell’Orizzonte

Una recensione dell'ethnographic novel di Della Puppa, Matteuzzi e Saresin

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Onward migration é l’espressione con cui ci si riferisce alla migrazione intereuropea da parte di persone provenienti da un Paese terzo che hanno acquisito la cittadinanza di uno Stato membro. E’ questo il caso dei cittadini italiani di origine bengalese, che dopo anni trascorsi in Italia decidono di trasferirsi a Londra per cercare condizioni di vita migliori. «La linea dell’Orizzonte», un ethnographic novel edito da Becco Giallo e Centro Studi Emigrazione Roma, racconta la loro storia, le loro aspirazioni, sogni e nostalgie, e soprattutto, il loro tentativo di ricerca di condizioni sociali, culturali e economiche migliori.

Grazie al linguaggio del fumetto, che lo rende accessibile anche ad un pubblico di non specialisti, il libro di Francesco Della Puppa, Francesco Matteuzzi e Francesco Saresin, mette in luce la complessità del fenomeno migratorio. Nel discorso pubblico e nei racconti dei media l´atto di migrare viene spesso ridotto ad un atto unico, soffermandosi esclusivamente sull’attraversamento del confine, oppure, sulla legalità o meno dell’atto stesso. Raramente, invece, ci si sofferma su ciò  che accade dopo l’arrivo in un Paese e sulla multidimensionalità della migrazione, in cui fattori molteplici si intersecano costantemente, abbracciando sia la dimensione individuale che quella collettiva.

Nel libro, Stefano, un giovane sociologo, conduce una ricerca sugli italiani di origine bengalese residenti a Londra. Il suo viaggio all’interno della comunità italo-bengalese rivela aspetti interessanti e al contempo struggenti della vita dei protagonisti, ma anche delle attuali dinamiche globali, di cui loro stessi sono il motore attivo. Le problematiche legate ad una cittadinanza soltanto formale, la crisi economica e il perseguimento di politiche liberiste, il rapporto contraddittorio con l’ex madrepatria coloniale: tutto ciò viene narrato con sensibilità e attenzione in prima persona dai soggetti migranti stessi.

La Linea dell’Orizzonte ci invita a riflettere sulla nozione di cittadinanza e su cosa significhi oggi essere italiani. I protagonisti del libro sono portatori attivi dell’italianità  a Londra, si incontrano al Caffè Italia e hanno fondato una propria associazione per la comunità italo-bengalese. Al contempo vivono la sofferenza di aver dovuto lasciare l’Italia per poter garantire un futuro migliore ai propri figli e di non essere mai stati riconosciuti (se non solo formalmente) italiani in un Paese che, come affermano loro stessi con nostalgia, amano più del loro Paese natale.

La storia del ricercatore e quella dei protagonisti italo-bengalesi si intrecciano costantemente durante la narrazione. Anche Stefano è alla costante ricerca di qualcosa, cerca di raggiungere la Linea dell’Orizzonte. Anche questo aspetto ci ricorda qualcosa che molto spesso tendiamo a dimenticare: abbiamo tutt* sogni e aspirazioni simili, vogliamo tutt* un futuro migliore per noi e per chi ci sarà dopo di noi.

Questi e tanti altri punti cruciali emergono dalla lettura dell’ethnographic novel, che con immagini colorate e con un linguaggio semplice ci restituisce una realtà delle migrazioni complessa e sfaccettata. Le storie delle vite reali dei suoi protagonisti irrompono nel nostro presente e si fondono con le nostre, scardinandosi dallo sguardo rigido imposto dalla narrazione mediatica.

Liliya Chorna

Nata in Ucraina, cresciuta nel Sud Italia, da anni vivo in Germania, dove lavoro a diversi progetti nel campo della migrazione. Nel 2020 ho conseguito a Napoli la laurea in Comunicazione interculturale in area euro mediterranea con una tesi in Tutela internazionale dei migranti. Guardare alle migrazioni da diverse angolature, in particolare dalla prospettiva post coloniale, mi offre lo spazio per pensare e lavorare ad una collettività più giusta e solidale. Per me l'impossibile è reale.