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Mediterraneo centrale: report aprile 2022

“Da culla della civiltà a cimitero dei migranti”

L'arrivo a Porto Empedocle di nave DATTILO CP940 della guardia costiera con 661 (103 donne 12 minori 546 uomini) migranti a bordo - Photo credit: Eleana Elefante

Riprendono copiosi gli attraversamenti nel Mediterraneo centrale, causa anche il parziale miglioramento delle condizioni meteo-marine. Nel mese di aprile appena concluso si è registrato un aumento delle partenze e degli arrivi sulle nostre coste ma, anche un susseguirsi di naufragi, almeno 6 conosciuti, in cui centinaia di persone hanno tragicamente perso la vita in mare. In media, 5 persone al giorno scompaiono per sempre in quella che, da tempo, è definita la rotta più pericolosa al mondo. Da inizio anno, almeno 530 persone sono svanite nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale (101 corpi ritrovati e 410 dispersi), a fronte di 4.215 persone violentemente respinte in Libia e riportate in detenzione illegale.

Sul fronte degli arrivi sulle nostre coste, da inizio anno, sono approdate 10.395 persone, 3.563 nel solo mese di aprile. Fra loro 1.043 minori non accompagnati. Le nazionalità maggiormente coinvolte in questo esodo sono: Egitto con 2.000 arrivi; Bangladesh con 1.545 arrivi; Tunisia con 1.234 arrivi; Afghanistan con 690 arrivi. Di seguito, alcuni degli eventi di maggior rilievo avvenuti durante il corso del mese.

I naufragi ed i pushback

Il 1° aprile, la cosiddetta Guardia Costiera libica ha intercettato e respinto in Libia una barca sovraccarica con 145 persone a bordo. A seguito di questa, come sempre brutale cattura, 7 donne e 4 bambini hanno perso la vita. Il 2 aprile, un enorme naufragio si consuma in acque internazionali dinanzi alle coste libiche. Delle 90 persone a bordo dell’imbarcazione si salveranno solo 4 persone. In 86 moriranno annegate. La petroliera Algeria 1 riporterà i 4 sopravvissuti nuovamente in Libia. Tra l’8 e l’11 aprile si susseguono altri 4 naufragi fra le acque di Libia e Tunisia. La prima imbarcazione è affondata nella notte dell’8 aprile dinanzi alle coste di Sfax, poche ore dopo essere salpata dalla costa di Al-Amerah. Solo 8 i superstiti, 9 corpi recuperati e 3 dispersi. La seconda barca è affondata nella stessa giornata: 19 persone sono sopravvissute, 4 i corpi recuperati e 10 i dispersi. Il 9 aprile dinanzi alle coste libiche perderanno la vita 5 persone mentre 11 corpi verranno recuperati dal mare. L’11 aprile dinanzi alle coste libiche si capovolge un’altra imbarcazione al largo di Surman con 20 persone a bordo. Due persone si salveranno, 4 i corpi recuperati e 14 le persone scomparse. Il 16 aprile una piccola barca con a bordo almeno 35 persone si capovolge in Libia al largo di Sabratha. A questo sesto naufragio, nessuno è sopravvissuto: 6 corpi recuperati e 29 dispersi. Il 23 aprile 4 imbarcazioni, con a bordo circa 120 persone, naufragano dinanzi alle coste tunisine di Sfax. Si salveranno 98 persone, 12 corpi verranno recuperati dal mare durante le operazioni di ricerca e soccorso mentre, altre 10 persone risultano ancora scomparse.

Sbarchi autonomi

Il 10 aprile, dopo due settimane di tregua dovuta alle cattive condizioni del mare, sono ripresi copiosi gli approdi sulle nostre coste. 8 sbarchi a Lampedusa in meno di 24h per un totale di 829 persone. L’ultimo nella notte con 247 naufraghi. Nel pomeriggio del 19 aprile, dopo giorni di tregua, un barchino con 27 persone a bordo raggiunge le acque antistanti dell’isola. I soccorritori della Guardia Costiera identificheranno fra i naufraghi anche 6 minorenni e 7 donne, oltre a 2 neonati. Il 23 aprile, 69 persone su due diverse imbarcazioni, sono giunte a Lampedusa. Prima è stato soccorso, a 16 miglia dalla costa, un barchino con 37 immigrati originari di Camerun, Egitto e Bangladesh. Poi è stata agganciata un’altra imbarcazione con 32 persone originarie di Senegal, Gambia, Guinea e Sierra Leone, fra cui 9 minori e 11 donne. Nel giro di poche ore, dopo tre sbarchi, sono giunti a Lampedusa 109 migranti. Nella notte del 24 aprile, altre 47 persone, a bordo di due barchini, arrivano sull’isola, soccorse, ad un miglio dalla costa, dalle motovedette della Guardia di Finanza. Sulla prima imbarcazione di 6 metri c’erano 25 persone, fra cui 9 donne, una delle quali incinta. Hanno dichiarato di provenire da Guinea, Camerun e Costa d’Avorio. Sul secondo natante c’erano invece 22 migranti originari di Burkina Faso, Guinea e Costa d’Avorio. Nel gruppo anche 10 donne e un minore. Una terza imbarcazione con a bordo 51 migranti, in fuga da Egitto e Bangladesh, è stata intercettata e bloccata da una motovedetta della Guardia costiera, a 36 miglia Sud-Est da Lampedusa. Il natante alla deriva era partito dalla costa libica. Il 25 aprile, un motopesca con circa 400 migranti a bordo è stato intercettato nella notte al largo delle coste siciliane. Sono stati tutti trasbordati su alcune motovedette e portati al porto di Pozzallo dove sono cominciate le operazioni di sbarco. Altri due sbarchi sono avvenuti a Lampedusa (8 persone) e Pantelleria (20 persone). Nelle stesse ore, in Calabria, 71 persone a Roccella Jonica e 100 a Crotone. La prima è arrivata in tarda mattinata nel porto di Roccella Jonica a conclusione di un’operazione di soccorso in mare compiuta dai militari della Guardia Costiera della cittadina della Locride. A bordo 71 migranti, tutti maschi, siriani e afghani. La barca a vela di circa 20 metri era stata localizzata a circa 3 miglia di distanza dalla costa calabrese, al largo di Brancaleone. Dalle prime verifiche sembrerebbe che l’imbarcazione sia partita circa una settimana fa dalle coste turche. 

I salvataggi in mare

Continua incessante l’impegno delle navi umanitarie nel Mediterraneo centrale. In questo mese, Ocean Viking di SOS Mediterranee, Geo Barents di Medici Senza Frontiere e Sea Watch 4 e 3 di Sea Eye hanno soccorso 396 persone in zona SAR (almeno 12 persone sono state dichiarate disperse dai sopravvissuti).

Il 16 aprile, il Sea-Watch 3 ha concluso le operazioni di salvataggio sbarcando 201 naufraghi a Trapani, in Sicilia, salvati in cinque operazioni in mare tra l’8 e il 9 aprile. Il 23 aprile, la Geo Barents di Medici Senza Frontiere ha messo in salvo 101 persone, tra cui 4 bambini piccoli e 1 donna incinta, da un gommone in pericolo al largo della costa nord-occidentale libica. Tra il 24 e il 27 aprile, la Ocean Viking di SOS Mediterranee ha individuato quattro gommoni sovraffollati. Durante i soccorsi, una motovedetta libica si è avvicinata al luogo delle operazioni, gettando il panico tra i sopravvissuti. I naufraghi a bordo hanno poi riferito che 15 persone partite con loro sono cadute in mare poco dopo la partenza. Solo 3 sono riusciti a risalire a bordo, mentre 12 persone risultano scomparse. Nella tarda notte del 26 aprile, l’Ocean Viking ha eseguito un altro difficile salvataggio di 72 persone da un gommone in pericolo individuato al buio fra onde alte fino a 3 metri. Poche ore dopo, la mattina presto del 27 aprile, la squadra di soccorso di SOS Mediterranee ha individuato un quarto gommone in pericolo. Altre 59 persone sono state salvate, per un totale di 295 sopravvissuti di cui 132 sono minori non accompagnati.

I dati sin qui riportati, le vite così tanto faticosamente salvate e quelle tristemente perse, in silenzio e con evidente discriminatorio disinteresse, stridono rispetto alla coesa, ammirevole accoglienza riservata alle tante persone in fuga dall’Ucraina. Dall’inizio del conflitto, le persone arrivate in Italia sono 103.954. Fra loro 53.792 donne, 13.247 uomini e 36.915 bambini.

Italia e Ue da un lato sostengono la crisi umanitaria che si consuma in Ucraina, dall’altro continuano a rafforzare le capacità di respingimento delle autorità marittime libiche e a erigere frontiere per donne, uomini e bambini di altre nazionalità ma con parità di status, diritti e dignità. Il 19 aprile, il Dipartimento Generale della Sicurezza Costiera (sotto il Ministero dell’Interno della Libia), ha ricevuto dall’Italia due delle sei imbarcazioni della marina dotate delle più aggiornate tecnologie. Il 21 aprile, la Commissione Europea ha confermato la propria volontà di continuare “a rafforzare la capacità di ricerca e soccorso della Libia fornendo nuove navi”. Ed allora non resta che dire che, la Legge, intesa non solo come un susseguirsi di norme e regolamenti ma anche come humana pietas e coscienza, NON è uguale per tutti, né in terra, né in mare.

Eleana Elefante

Giurista esperta in Advocacy & Communication dei Flussi Migratori del Mediterraneo Centrale.
Collabora con diverse NGO’s e Patners Europei nel Monitoraggio & Valutazione dei flussi migratori in linea con l’analisi geopolitica di aree geografiche quali il Nord - Africa ed il Medio-Oriente.