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Atene – Inizia lo sgombero del campo profughi di Eleonas, l’ultimo campo della città

L'élite greca vuole la chiusura del campo per far posto a speculazioni e gentrificazione

Photo credit: Erasmo Sossich

E’ iniziato questa mattina lo sgombero del campo profughi di Eleonas, situato nel quartiere di Votanikos a poche centinaia di metri dal campus dell’Università di agraria di Atene. Inizia così il trasferimento forzato della popolazione nei campi di confinamento sparsi per le campagne. 220 persone dovrebbero essere trasportate nei campi di Scist, Ritsona e Malakasa, contro la loro volontà. Ma ieri hanno detto chiaramente che nessuno vuole lasciare il campo, nessuno vuole lasciare la città.

Hanno spiegato, ci riferisce Erasmo Sossich un solidale italiano presente sul posto, che sono molti i motivi per cui le persone non vogliono essere trasferite. «A Eleonas ci sono le scuole e ci sono centinaia di bambini che le frequentano. Qui ci sono gli ospedali, e tutti conoscono le difficoltà che incontrano i richiedenti asilo nell’accedere a qualsiasi struttura sanitaria nei campi di confinamento nell’interno. Ci sono le relazioni, il lavoro, la possibilità di incontrare altre persone, di uscire dal campo senza essere in aperta campagna, in completo isolamento».

L’area dove è stato allestito il campo di accoglienza è destinata alla realizzazione del nuovo stadio del PAO (Panathīnaïkos Athlītikos Omilos), e più in generale alla “riqualificazione e rigenerazione urbana“, termini che molto spesso nascondono intenti speculativi caratteristici di politiche di gentrificazione.

«Eleonas è un’area post-industriale abbandonata, fatta di edifici fatiscenti, industrie abbandonate, ma che ogni settimana ospita il più grande mercato delle pulci di Atene, e dove ogni domenica possono lavorare migliaia di rom e migranti. Un mercato dove migliaia di persone vendono, comprano, mantengono viva un’economia parallela che tiene viva una città parallela. Un’area destinata a diventare una nuova area commerciale. I rifugiati non fanno parte di questa nuova città, di questa nuova Atene, di questa nuova Europa. Possono venire qui, chiedere asilo con grosse difficoltà, ma trascorreranno i loro lunghi anni ad aspettare l’asilo e il permesso lontano dagli occhi dei turisti, dei cittadini, dei media. Solo lo Stato, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, le ONG, possono essere a conoscenza della loro esistenza», ci spiega Erasmo.

Dalle 6 del mattino diversi solidali sono fuori dal campo, mentre dentro i migranti svegliano i loro compagni, familiari e amici battendo sulle pentole, sui muri.

«È un invito a combattere – prosegue Erasmo. Quegli autobus non devono partire. E alle 7 le persone del campo ci sono. Escono dal cancello, circondati dai carri di chi fa il bidone e raccoglie ogni giorno per strada la merce abbandonata. Donne velate, con i loro bambini tenuti per mano, con i loro bambini in sedia a rotelle. E uomini. Dall’Afghanistan, dall’Iran, dall’Iraq, dal Congo, dal Camerun, in fuga da tutte le guerre del mondo. Sfollati, persone in movimento. Ma nessuno vuole muoversi oggi».

Questa deportazione verso i campi periferici è fortemente voluta dal sindaco di Atene Bakoianis, nipote del primo ministro Mitsotakis, dal ministro dell’immigrazione Mitarakis e da Bardinogiannis, titolare della PAO e oligarca dei media.

«In tutto questo l’OIM, sostenendo silenziosamente questo processo di segregazione razziale, è la principale responsabile di quanto sta accadendo questa mattina. Ma la lotta è appena iniziata. Solidarietà con i migranti», conclude Sossich.

Stefano Bleggi

Coordinatore del Progetto Melting Pot Europa.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org