Foto da tw: @StpDeportations
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Bloccato il primo volo dei richiedenti asilo per il Ruanda

Mobilitazione e Corte europea rovinano i piani del governo britannico

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 «Una giornata che sarà ricordata sui libri di storia». Così James Wilson, portavoce di Detention Action, una importante associazione per i diritti umani britannica, ha definito in una intervista al Guardian questo martedì 14 giugno.

«Finalmente la Corte europea dei diritti dell’uomo, che, ricordiamocelo, è stata istituita all’indomani dell’Olocausto, ha fatto ciò che avrebbe sempre dovuto fare». La Corte infatti ha ingiunto alla Gran Bretagna di fermare il volo che avrebbe dovuto decollare verso il Rwanda alle 22.30, ora di Londra, dall’aeroporto militare di Amesbury con lo scopo di “ricollocare” i primi sette immigrati irregolari come conseguenza del discusso accordo che il governo britannico ha stabilito con quello di Kigali.

«Raramente la Corte europea interviene in questioni legali dei paesi membri – ha spiegato Wilson -. Il fatto che lo abbia fatto ora, dimostra quanto sia potenzialmente pericolosa questa politica di ricollocazione forzata dei migranti in Africa».  Delusione per il rinvio del volo è stata manifestata dalla portavoce del governo di Kigali, Yolande Makolo, che ha ribadito come «Il Ruanda rimane pienamente impegnata a far funzionare questa partnership». Sulla stessa lunghezza d’onda la ministra degli interni britannica, Priti Patel: «L’ingiunzione della Corte europea non ci scoraggerà dal fare la cosa giusta e dal continuare a controllare i confini della nostra nazione. L’accesso al sistema di asilo del Regno Unito deve essere basato sulla necessità, non sulla capacità di pagare i trafficanti di persone. Le richieste al sistema attuale, il costo per i contribuenti e i flagranti abusi sono in aumento e i cittadini britannici ne hanno giustamente avuto abbastanza».

“Oggi abbiamo vinto”, ha dichiarato Stop Deportations dopo che il volo è stato bloccato, “ma continueremo a lottare domani e contro ogni deportazione razzista”.

Proprio su i costi della fallita operazione di ricollocamento, i giornali britannici – tradizionalmente molto attenti alla gestione del denaro pubblico! – hanno insistito per rimarcare il fallimento del loro Governo. Il volo non partito è costato la 500 mila sterline (576 mila euro), la firma dell’accordo con il Rwanda per “ospitare” i migranti espulsi dalla Gran Bretagna, 120 milioni di sterline (poco più di 138 milioni di euro). Senza contare che, notano con disappunto quelli del Guardian, «Il Governo ha rifiutato di specificare quanto ha pagato in spese legali e non ha neppure detto quanto costerebbero i futuri voli e di fare un  bilancio di stima su l’alloggio e il costo della vita per i migranti inviati in Ruanda». Come dire: ci costa molto meno tenerli qua! Ma la vera notizia, al di là del mero calcolo economico che pure affascina da sempre l’elettorato inglese, e anche della sentenza della Corte europea a favore dei migranti, riguarda le partecipate manifestazioni di protesta che si sono svolte oltre Manica per impedire la partenza dell’aereo per Kibali contro le quali il Governo di Sua Maestà ha usato la mano pesante.

Un gruppo di attivisti per i diritti umani si è incatenato anche davanti al cancello d’ingresso del Ministero della Difesa, resistendo ai tentativi di sgombero sino a quando non hanno avuto la sicurezza che il volo sarebbe stato cancellato. Enver Salomon, responsabile del Refugee Council, si è dichiarato contento che il volo sia stato bloccato e ha manifestato preoccupazione sulla gestione della politica inglese sull’immigrazione: «E’ chiaro che il Governo rimane determinato a proseguire con questo accordo col Rwanda. Il fatto che il volo non sia riuscito a decollare testimonia la disumanità di questo piano che causerebbe sofferenze indicibili a persone disperate che hanno semplicemente bisogno di sicurezza, ma questo il Governo non lo vuole capire. Quelli minacciati di rimozione sono persone sfuggite a guerre, persecuzioni, torture e violenze. Ed è incredibile che ci siano voluti interventi legali per dimostrare che questa ricollocazione forzata era una chiara violazione dei loro diritti. Addirittura abbiamo dovuto intervenire per impedire che i dei minorenni fossero falsamente valutati come adulti e portati in Rwanda». 

Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.