//

La nuova Open Arms One è pronta a salvare vite nel Mediterraneo

Una nuova nave per affrontare con maggiore sicurezza le crescenti difficoltà delle missioni di soccorso

Photo credit: Antonio Sempere

La ONG Open Arms ha presentato ufficialmente la sua nuova nave di salvataggio di fronte a centinaia di persone nel porto di Barcellona.

Open Arms si è fatta conoscere al pubblico nel pomeriggio dello scorso mercoledì 8 giugno con il “lancio” della sua nuova nave ammiraglia, l’Open Arms One, in un atto organizzato dalla Ong nel porto di Barcellona dove condividerà l’ormeggio con il vecchio rimorchiatore Open Arms. L’evento è stato presieduto dal presidente della Generalitat, Pere Aragonés, dal sindaco di Barcellona, ​​​​Ada Colau, dal presidente del Porto di Barcellona, ​​​​Damià Calvet, accompagnato da Enrique Piñeyro, presidente della Ong Solidarie e stretto collaboratore di Open Arms nella realizzazione di voli e corridoi umanitari e benefattore che ha donato la nuova nave, e Óscar Camps, presidente e fondatore di Open Arms. A presentare è stato l’attore e conduttore catalano Santi Millán, incaricato di introdurre i discorsi dall’alto di un palcoscenico dal quale fosse possibile intravedere la nave eseguire varie manovre all’interno del molo del porto di Barcellona davanti a centinaia di persone radunate per l’occasione.

Photo credit: Antonio Sempere

La presentazione di gala della Open Arms One si è svolta immersa in un’atmosfera festosa e rivendicativa, la cerimonia di inaugurazione di questo mercoledì ha visto uno spettacolo senza precedenti della compagnia teatrale La Fura dels Baus, ideato e disegnato da Carlus Padrissa, con la collaborazione della cantante Joan Dausà e del mezzosoprano Mar Esteve, in cui la troupe ha simulato un salvataggio di soccorritori e volontari della Ong nella darsena del porto di Barcellona, inscenando una delle sue esibizioni classiche con artisti e volontari che si calano dalle gru e che presiedono il ponte dell’imbarcazione.

Durante l’intervento da parte delle autorità, il presidente della Generalitat, Pere Aragonès, ha ringraziato Open Arms per il lavoro svolto finora, auspicandosi che la nuova nave «non serva più solo a proteggere i confini della Fortezza Europa, che dovrebbe rappresentare diritti e libertà, ma piuttosto a salvare vite». Aragonés ha rimproverato i governi europei che deve essere la “società civile” a mobilitarsi per cercare di far sì che la fossa comune del Mediterraneo smetta di allargarsi tramite il sacrificio di sempre più persone che stanno solo cercando di trovare un posto sicuro in cui ricominciare a vivere normalmente.

Il sindaco di Barcellona, ​​​​Ada Colau, ha accolto la nuova nave in quella che sarà “la sua casa” sottolineando l’onore che rappresenta per Barcellona che l’Open Arms Uno porti il ​​nome della città; spera inoltre che il processo che la Ong si sta trovando ad affrontare riguardo alle questioni relative all’Italia si concluda con la condanna dell’ex ministro degli Interni Matteo Salvini; ha infine constatato la presenza di “razzismo istituzionale” diffuso e rimarcato di come «le politiche europee siano caratterizzate da pura ipocrisia» -queste le esatte parole -.

A sua volta, il presidente del Porto di Barcellona, ​​Damià Calvet, ci ha tenuto a precisare che il Mediterraneo che «a volte rappresenta una barriera, grazie ad Open Arms si trasforma in un ponte», celebrando l’infrastruttura come il porto base della nuova nave.

Óscar Camps, fondatore di Open Arms, ha cominciato il suo intervento sottolineando che questa nuova nave di soccorso umanitario si occuperà del salvataggio dei bisognosi in maniera “dignitosa“. La nave «ci aiuterà a mettere in sicurezza un numero maggiore di persone, proteggere la vita dei più vulnerabili e adempiere ai normali obblighi di qualsiasi nave o persona che si imbatta in vite in pericolo in mare, come previsto dagli accordi internazionali». Ha apprezzato «che questa grande nave sia stata messa a disposizione da Enrique Piñeyro, che colllabora a stretto contatto con Open Arms e che segnerà un sostanziale miglioramento qualitativo nella sicurezza e un miglioramento della cura delle persone che soccorsi per le sue caratteristiche».

La Open Arms One, prosegue Camps, sarà «un’ambasciatrice di cittadinanza ovunque vada» e avrà lo scopo di difendere i diritti umani e proteggere i bisognosi coinvolti nei 16 flussi migratori attuali e che, secondo lui, aumenteranno. «Oggi vogliamo presentare uno strumento di lavoro vincente, una nuova barca che sostituirà il vecchio rimorchiatore, l’Open Arms, una nave che ha salvato più di 7.000 persone dall’annegamento e che avrà fatto il giro del mondo almeno un paio di volte. Il vecchio rimorchiatore Open Arms, nei suoi oltre 50 anni di esistenza, dal 2017 ha effettuato l’equivalente di più di 2 viaggi intorno al mondo in missioni umanitarie nel Mediterraneo centrale».

Camps ha ricordato poi che il salvataggio dei naufraghi in mare costituisce una vera e propria responsabilità di tutti quegli Stati che non lo effettuano a causa dell’inerzia dei governi. «Ci auguriamo che questa nave non abbia tanto lavoro quanto l’altra, che è stata continuamente bloccata e talvolta trattenuta in ben cinque paesi dell’Unione europea», si è poi lamentato della “deliberata inerzia” caratterizzante le istituzioni europee e alcune amministrazioni dei paesi mediterranei che, stando alle parole, si rifiutano di agire nonostante il fatto che le persone continuino a morire giornalmente nel tentativo di oltrepassare il corridoio umanitario in questione.

«È triste ritrovarsi in queste condizioni ancora un volta, in mezzo ad una guerra che genera sempre più profughi», ha protestato, sottolineando il fatto che sette anni dopo essere andato a Lesbo (Grecia) con il suo compagno Gerard Canals, devono presentare una nuova barca e ha assicurato che sono disposti a continuare nonostante vorrebbero non essere necessari.

Per concludere, ha aggiunto che è “costato molto” far immatricolare la nave a Barcellona e che si sta lavorando per conseguire la procedura amministrativa che permetta di ottenere la bandiera spagnola. L’incorporazione di questa nuova nave all’interno della flotta costituisce un punto di svolta per Open Arms, «perché ci consentirà di raggiungere più velocemente le zone di soccorso. Ci aiuterà a proteggere la vita di più persone in difficoltà e ci permetterà di essere maggiormente efficaci nella difesa dei diritti umani dei più vulnerabili», ha concluso Camps.

A sua volta, Enrique Piñeyro, presidente della Ong Solidaire, regista e filantropo italo-argentino, ha elogiato il fatto che l’organizzazione di Òscar Camps «incarni pienamente lo spirito di assunzione di responsabilità e il bisogno di soccorso».

«Trovo quello che succede giornalmente nel Mediterraneo sia un’enorme atrocità. Un continente ricco che ha degradato un continente povero, che non se ne assume la responsabilità e che non vuole farsi carico di ciò che esso stesso ha generato, anche quando svariati trattati internazionali lo costringono a farlo. Tutti noi che navighiamo su una nave o voliamo su un aereo sappiamo che il salvataggio è un obbligo, non una decisione del capitano o del comandante di volo. Trovo molto brutto quanto sta accadendo nell’epicentro economico e culturale del mondo, perché è questo che rappresenta l’Europa. Occorre rivoluzionare l’intero sistema. Una forma di capitalismo che permette l’eccessivo accumulo di denaro senza limiti e che comincia a rivolgersi verso oggetti di lusso. Quello che intendo con fare capitalismo dirompente è totalmente l’opposto, usare oggetti di lusso per metterli al servizio pubblico, come faccio con questo yacht privato che cessa di esserlo quando in cui passa nelle mani di Open Arms perché stanno sostituendo gli obblighi pubblici degli stati». Pineyro ha ceduto il suo Boeing 787 e lo ha messo in servizio per missioni congiunte con l’Open Arms. Abbiamo portato e consegnato materiale umanitario in India e Mozambico durante la pandemia e abbiamo svolto missione pratiche nel Mediterraneo. Il pilota e filantropo italo-argentino ha poi messo a disposizione di Open Arms il suo aereo anche per effettuare voli utili al trasferimento dei rifugiati provenienti dalla Polonia, vittime dalla guerra in Ucraina.

Un concerto di raccolta fondi a bordo della nuova Open Arms One – Photo credit: Antonio Sempere

Caratteristiche tecniche della barca

L’Open Arms Uno è lunga 66 metri, larga 15 e possiede una stazza quattro volte superiore a quella del vecchio rimorchiatore Open Arms; ha un ponte di 353 mq su cui può atterrare un elicottero, trasporterà quattro barche semirigide in grado di ospitare all’incirca 300 persone, dispone di 31 posti per l’equipaggio e di un ospedale con 26 posti letto.

La nuova nave ha una stazza oltre 4 volte superiore al vecchio rimorchiatore “Open Arms”, ha a bordo un ospedale con 26 posti letto, un ponte di 353 mq e ponti predisposti all’atterraggio di un elicottero in caso di grave di evacuazioni di emergenza. La nave è progettata per svolgere ingenti operazioni di soccorso e sarà uno degli assetti più preparati della flotta civile umanitaria presente nell’area per effettuare salvataggi massicci.

Trasporterà a bordo 4 barche semirigide, dette anche RHIB, e permetterà di ospitare circa 300 persone, un numero che, in caso di emergenza e senza mettere in pericolo le condizioni della nave, potrebbe facilmente salire e arrivare a mille.

Al fine di supportare l’Open Arms ed eventualmente sostituirlo nelle sue funzioni, “Open Arms One” mira a rimanere in mare il più a lungo possibile e a proteggere quindi in sicurezza la vita dei più vulnerabili.

La durezza delle missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale ha ormai da tempo evidenziato la necessità di inserire all’interno della flotta una nave più grande che potesse affrontare con maggiore sicurezza le crescenti difficoltà delle missioni di soccorso.

Finora quest’anno il numero di persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo cercando di raggiungere l’Europa, ha superato le 800 e dal 2014 sono state 24.144, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM).