Soda Niasse durante una manifestazione alle Canarie nel 2020
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«Sì, solo la lotta libera»

Intervista a Soda Niasse, attivista senegalese alle Canarie di Somos Red Solidaria

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Soda Niasse è arrivata dal Senegal alle isole Canarie il 3 giugno del 2019. Poco dopo ha iniziato il suo attivismo con Somos Red, un’associazione che offre supporto alle persone in arrivo su questo arcipelago spagnolo al largo della costa nord-occidentale dell’Africa.

La cosiddetta “rotta delle Canarie” è una delle più mortali nel mondo. «Nel 2021 ci sono stati 20.752 arrivi, ma più di 4 mila persone sono morte, più di 4 mila persone non sono arrivate, più di 4 mila persone sono annegate: questo significa 11 persone al giorno, per ognuno dei 365 giorni dell’anno», ha spiegato Soda.

Le interviste di Radio Melting Pot
Le interviste di Radio Melting Pot
Intervista a Soda Niasse, attivista di Somos Red
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«Nel 2020 – ci ha raccontato – c’erano delle persone migranti che erano scappate dagli alloggi dove erano stati collocati perché non volevano essere deportate nel loro Paese di origine. Dormivano per strada. La maggior parte erano senegalesi. Erano senegalesi e pescatori, che avevano il loro lavoro in Senegal, che lavoravano per poter aiutare economicamente la loro famiglia e poterla nutrire e far vivere in buone condizioni». Ma con l’accordo di pesca che il governo senegalese di Macky Sall, al potere dal 2012, ha firmato con l’Unione Europea e la presenza di 45 navi industriali straniere «i pescatori senegalesi non possono resistere alla concorrenza di queste navi, dal momento che loro praticano la pesca artigianale».

«Questo è quello che ha fatto l’Europa: sottrarre il pesce ai senegalesi, che pescavano per poter nutrire le loro famiglie e migliorare le loro condizioni di vita. L’Europa gliel’ha strappato dalla bocca con il contratto di pesca firmato con il governo, che è complice dell’Unione Europea».

«Quelle barche, che prima servivano per pescare a quegli uomini che ora non arrivano più a nutrire le loro famiglie – ha continuato Soda – sono le stesse che ora attraversano l’oceano Atlantico per scaricare il loro contenuto, prima costituito da pesce, ora da uomini che vogliono venire alle Canarie per migliorare le loro condizioni di vita».

Con lei abbiamo poi parlato anche del ruolo delle donne nella società senegalese e della femminilizzazione della migrazione. «Le donne migrano sempre di più, e non partono da sole, ma portano con sé i loro bambini. E queste donne sono vittime della tratta, e di molti altri abusi che subiscono durante il tragitto. La maggior parte, durante la traversata, parte e arriva con un bambino tra le braccia. Perché durante la traversata dal Marocco alle Canarie, attraverso il deserto del Sahara, le donne subiscono delle cose orribili: sono stuprate, maltrattate e subiscono le più terribili angherie che una donna può subire».

Ci siamo soffermati su come le persone migranti percepiscono l’Europa, inizialmente individuata prima di partire come la terra del diritti umani, della libertà e della non discriminazione: «E’ uno shock terribile perché tutto quello che ci avevano raccontato o avevamo visto alla televisione non appartiene che a loro. Vediamo istituzioni che sono razziste, che sono contro i migranti e i neri in generale».
E poi quali differenti approcci sono in corso rispetto all’accoglienza della popolazione ucraina: «Alle Canarie un’ucraina ci mette 24 ore a ottenere i documenti, 24 ore per fare la domanda di asilo. Quando noi arriviamo ci sono donne che vengono separate dai loro figli e che per un anno corrono in ogni dove e piangono per essere ricongiunte ai loro bambini e nel frattempo non ricevono nessun documento» ci ha spiegato l’attivista.

In conclusione, le abbiamo ricordato le parole da lei pronunciate – “El pueblo ama la libertad, solo la lucha libera” – durante la tavola rotonda organizzata durante la IX Marcha por la Dignidad a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco. «Sì, perché per me la natura umana è libera. Quindi dobbiamo lottare, proprio come fa anche Melting Pot, per fare emergere la verità. Lottare perché tutti gli esseri umani abbiano delle buone condizioni di vita, e non soltanto per alcuni, che hanno i capelli biondi e gli occhi blu. Tutti gli esseri umani devono essere trattati nella stessa maniera, tutti i migranti devono essere trattati nella stessa maniera».

«Non si possono – ha concluso Soda – stabilire dei diritti e poi fare discriminazioni: queste leggi non possono valere per alcuni, e non valere per gli altri. Questi diritti li hanno gli ucraini che vengono protetti perché arrivano da una zona di conflitto, ma la guerra non è solo questo. La guerra è la guerra, ed esistono anche la guerra economica, la guerra climatica. Sono guerre che le Super Potenze devono saper prendere in considerazione e mettere nella loro agenda, per far sì che l’uomo in generale possa vivere bene e in piena armonia con tutti gli altri esseri umani».

L’intervista è stata realizzata da Laura Angius per la trasmissione di Radio Melting Pot «Il Senegal e i pescatori con le piroghe» del mese di maggio 2022.

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Laura Angius

Mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, specializzandomi sulle politiche migratorie europee, e perfezionando la mia formazione con il Corso di specializzazione UFTDU “Migrazioni, integrazione e democrazia”. Attualmente mi occupo di immigrazione lavorando come praticante avvocato presso uno studio bolognese impegnato da anni nella tutela delle persone straniere, e svolgendo attività di consulenza legale extragiudiziale presso la casa circondariale Dozza.