Canali umanitari: una chance per ricominciare

300 i rifugiati afghani arrivati negli ultimi giorni in Italia. Tra di loro anche persone LGBTQ

Foto di Comunità S. Egidio

Mercoledì 27 luglio sono atterrati a Roma con un volo proveniente da Islamabad 217 profughi afghani che erano rifugiati in Pakistan dallo scorso agosto. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie al protocollo di intesa con lo Stato italiano, firmato il 4 novembre 2021 da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Arci, Caritas Italiana, IOM, INMP e UNHCR.

Insieme ad altri arrivi dall’Iran di questi giorni, saranno complessivamente oltre 300 i rifugiati afghani accolti in Italia, in diverse regioni, grazie ai corridoi umanitari: un esempio concreto di come si dovrebbe permettere di muoversi alle persone e mettersi in salvo senza rischiare la propria vita nel tentativo di raggiungere l’Italia o un altro paese europeo attraversando confini mortali.

I canali umanitari sono un progetto totalmente a carico delle associazioni proponenti, reso possibile grazie alla generosità e all’impegno gratuito e volontario di tanti cittadini che hanno offerto le loro case per ospitare ma anche congregazioni religiose, ONG e diversi soggetti della società civile. Tra queste Solidaire, che, in collaborazione con Open Arms, ha contribuito all’organizzazione del volo dal Pakistan.

Tra gli arrivi dal Pakistan c’è anche una persona LGBTQIA+ inserita nella lista grazie a Pink Refugees di Verona. “Forse non era l’unica, ma di questa sappiamo per certo che c’era perché è una delle 24 che hanno contattato e chiesto aiuto al Circolo Pink nell’ultimo anno”, scrivono lə attivistə, “da quando cioè i talebani sono tornati al potere in Afghanistan nell’agosto 2021”.

“Questa persona ci ha contattato a metà dicembre 2021, raccontandoci le discriminazioni subite in Afghanistan. A quel tempo era già in Pakistan, in un luogo relativamente sicuro anche se precario e povero, e ha potuto così accedere, come chi ancora vive in Afghanistan non ha la possibilità di fare, ai corridoi umanitari gestiti da vari enti e associazioni tra cui la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. Un fortunato contatto con Federica Brizi, responsabile dei corridoi umanitari della FCEI, ci ha permesso di segnalarlə e di inserirlə nelle loro liste, destreggiandoci tra paletti burocratici e problemi di comunicazione. Il suo fortissimo desiderio di darsi una nuova possibilità di vita nel frattempo faceva sì che ci sentissimo tutti i giorni, superando ogni diffidenza”.

“Ora questa persona – continua il Circolo Pink di Verona – è in Italia, l’abbiamo sentita al suo arrivo, stanca ma contenta e pronta, speriamo, a ricominciare. Il pensiero va però a tutte le persone LGBTQIA+ bloccate in Afghanistan, ma anche in altri paesi, che seguiamo da lontano con scarsissime possibilità di aiutarle ad arrivare in Europa”

La frustrazione è tanta per noi perché dopo un po’ di tempo non sappiamo più cosa dire, perché semplicemente non ci sono risposte possibili. Resta il contatto quotidiano, quando invece non lo perdiamo senza nemmeno sapere perché, se per delusione da parte loro o perché gli è accaduto qualcosa di irrimediabile”.

I corridoi umanitari sono una grande possibilità di cercare una nuova vita, crediamo però che gli sforzi dei governi europei dovrebbero andare oltre. Vorremmo anche che si ricordasse che, oltre alle donne e ai bambini che giustamente si cerca di soccorrere, ci sono tantissime persone LGBTQIA+ da salvare e da non dimenticare. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che se non si viene nominati si entra in un cono d’ombra da cui è poi difficilissimo uscire”, concludono lə attivistə ringraziando la Federazione delle Chiese Evangeliche, Federica Brizi e tuttə coloro che hanno contribuito all’azione umanitaria.