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Dai Pirenei alle Alpi, dalle rotte dei migranti al filo della memoria

Dal 15 al 24 di luglio torna la Caravana Abriendo Fronteras

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Una carovana per riprendere il filo di una memoria perduta, intrecciare reti ed immaginare un diverso futuro di accoglienza. Una carovana che percorrerà le Alpi e i Pirenei, seguendo le rotte dei migranti, attraversando quelle frontiere che l’Europa ha prima abbattuto e poi ancora eretto. Frontiere che continuano a mietere vittime ed a causare sofferenze.

Cadono le frontiere di terra e di mare”, “Finalmente una Europa senza frontiere”. Così i giornali italiani aprivano le loro edizioni del 31 marzo 1998, lasciando ampio spazio alle cerimonie che i ministri dell’epoca avevano organizzato ai valichi di frontiera tra i Paesi europei, dove proprio quel giorno cominciavano a venir smantellati le barriere e le garrite di controllo. C’erano voluti tre anni per tradurre in pratica l’accordo di Schengen sulla libera circolazione, entrato ufficialmente in vigore il 26 marzo 1995. Accordo che inizialmente riguardava solo sette Stati ma che progressivamente si era esteso a quasi tutti i Paesi europei. Il 26 ottobre ’97 erano già stati aboliti i controlli aeroportuali, poco dopo toccava ai porti e ai traghetti.

Ma le frontiere non erano destinate a morire a Schengen. Altre frontiere venivano esternalizzate nel sud del Mondo, dalle acque del Mediterraneo al deserto del Sahara. Frontiere di sangue che hanno destabilizzando Paesi e portato guerre e devastazioni. L’Europa si trasformava in una fortezza. Poi altri muri, destinati a fermare le migrazioni “interne”, venivano alzati all’interno della stessa Unione Europea, là dove era stati abbattuti.

«Le frontiere interne che nel secolo scorso erano clandestine per coloro che fuggivano dai regimi totalitari europei, sono oggi tornate clandestine per coloro che sono costretti ad affrontare le politiche migratorie, economiche e commerciali dell’UE» si legge nell’appello lanciato dalla rete spagnola Abriendo Fronteras, che conclude: «Pertanto, sarà il filo della memoria a guidare il percorso di questa carovana». E le frontiere da aprire sono quelle che ieri erano state alzate per noi, cittadini d’Europa, ed oggi per i migranti, cittadini della Terra.

«Visiteremo luoghi della memoria – continua l’appello – come il campo di concentramento di Gurs, accanto a Oloron, costruito nel 1939 in cui furono detenuti più di 5 mila repubblicani, per lo più di origine basca, che dopo la sconfitta della Seconda Repubblica attraversarono il confine con la Francia e che in seguito divenne un campo di concentramento per prigionieri politici francesi e per più di 14 mila ebrei». C’è sempre un ebreo, un terrorista, un “clandestino”, una menzogna dietro il sorgere di una frontiera.

«Proprio per questo è importante conoscere le storie di queste frontiere, sentire i racconti di chi ne ha subito le conseguenze e di chi ha lottato nel passato e lotta nel presente per abbattere questi muri costruiti su menzogne e politiche disumane e razziste – racconta Gianfranco Crua, attivista torinese di Carovane Migranti -. Una conoscenza che ci dà anche l’opportunità di intessere relazioni e di fare rete con le attiviste e gli attivisti dei movimenti europei per i diritti umani».

Il percorso della carovana

La carovana partirà da Irun il 15 luglio per attraversare due catene montuose, far tappa in Val di Susa e arrivare a Torino dove si svolgerà una manifestazione di denuncia davanti al Cpr di via Brunelleschi. Quindi i carovanieri torneranno in Spagna per concludere il viaggio a Barcellona il 24 luglio. Sul sito di Abriendo Fronteras potete scorrere il fitto elenco di iniziative e di incontri previsti durante la carovana.

Almeno 150 saranno le attiviste e gli attivisti che parteciperanno alla carovana lanciata da Abriendo Fronteras col sostegno dell’associazione italiana Carovane Migranti e della francese Tous Migrants. Una quindicina circa saranno i partecipanti provenienti dal nostro Paese. Tra le numerose adesioni all’iniziativa, anche Melting Pot Europa e LasciateCIEntrare. «Non possiamo guardare dall’altra parte nella più grande crisi umanitaria della storia in cui l’inevitabilità degli sfollamenti forzati sta distruggendo la vita di migliaia di persone – conclude l’appello -. Ecco perché percorreremo i confini interni di ieri e di oggi, in memoria di coloro che nel passato e nel presente hanno perso la vita, per rivendicare memoria, giustizia, riparazione e non ripetizione e per spogliare il neofascismo del suo travestimento. Vogliamo vita, accoglienza dignitosa e diritti per tutte le persone».

Riccardo Bottazzo

Sono un giornalista professionista.
La mia formazione scientifica mi ha portato a occuparmi di ambiente e, da qui, a questioni sociali che alla difesa del territorio sono intrinsecamente legate come le migrazioni. Su questi temi ho pubblicato una decina di libri. Attualmente collaboro a varie testate cartacee e on line come Il Manifesto, Global Project, FrontiereNews e altro.
Per Melting Pot curo la  rubrica Voci dal Sud.