Photo credit: Antonio Sempere
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Il Consiglio d’Europa chiede alla Spagna di garantire politiche umanitarie di controllo al confine con il Marocco

Di Antonio Sempere, Ceuta

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Il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa ha chiesto alla Spagna di garantire misure umanitarie di controllo frontaliero che non portino a violazioni dei diritti umani, in seguito alla morte, il mese scorso, di almeno 37 persone migranti, nel tentativo di scavalcare le recinzioni che separano il Marocco da Melilla.

Dopo il tragico tentativo di ingresso di almeno 2mila persone, il 24 giugno passato, la Commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, ha inviato una lettera al Ministero dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, chiedendo di investigare sulla morte delle persone di origine africana in quella che è la più grande tragedia occorsa nel valico di Melilla, uno dei due punti di accesso, insieme a Ceuta, più ad Ovest, della frontiera Sud d’Europa.

Nella lettera, che è stata resa pubblica mercoledì, Mijatovic ha evidenziato che gli Stati membri del Consiglio non devono contribuire alle violazioni dei diritti umani nell’esecuzione delle misure di cooperazione migratoria con Paesi terzi.

Spagna e Marocco hanno un accordo sul controllo migratorio ed entrambi i Paesi mettono a punto azioni per evitare l’ingresso irregolare delle persone migranti attraverso le due frontiere terrestri e le vie marittime, dalla rotta canaria alla rotta atlantica e del Mediterraneo Occidentale.

La Commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa ha chiesto alla Spagna di migliorare la trasparenza sulle pratiche di controllo frontaliero con riferimento ai casi di espulsione, attraverso la realizzazione di valutazioni d’impatto sui diritti umani, l’elaborazione di strategie di mitigazione dei rischi e la garanzia di un’attività di monitoraggio indipendente sui diritti fondamentali delle persone migranti.

Il Ministro dell’Interno spagnolo, Grande Marlaska, ha assicurato che la Procura Generale dello Stato e il Difensore del Popolo stanno investigando sui fatti del 24 giugno a Melilla. Inoltre, ha ribadito l’impegno dello Stato spagnolo nella difesa dei diritti e della vita delle persone migranti.

Marlaska ha rivelato che dal 2018 al 2022, 177.091 persone sono entrate irregolarmente in Spagna via mare, la maggior parte delle quali è stata trasportata sulla costa in seguito ad operazioni di salvataggio.

Infine, il Ministro ha ricordato che tutte le procedure di espulsione, respingimento e diniego d’ingresso in Spagna vengono realizzate nel rispetto della legge.

Il Marocco incolpa la Spagna

Il Consiglio Nazionale dei Diritti Umani del Marocco, organo consultivo sponsorizzato dal Re Mohamed VI, ha presentato mercoledì stesso le conclusioni del rapporto preliminare per ricostruire i fatti accaduti durante “gli scontri senza precedenti nel valico di Melilla”.

In una comparizione davanti agli organi di stampa a Rabat, la Presidente del Consiglio Nazionale dei Diritti Umani (CNDH), Amina Bouayach, ha presentato le conclusioni preliminari dell’investigazione del Comitato di Riconoscimento sui tragici e violenti incidenti occorsi nel valico Nador-Melilla la mattina del venerdì 24 giugno 2022.

Bouayach ha espresso la profonda tristezza del Consiglio per i morti e feriti registrati in seguito al tentativo di “migliaia di migranti di attraversare in massa la recinzione di frontiera”, che ha definito come “tragico e senza precedenti”, mandando le più sincere condoglianze alle famiglie delle persone migranti decedute.

Il documento presentato, di sedici pagine, è il risultato dei dati e delle testimonianze raccolte su come le persone migranti hanno scavalcato la recinzione di ferro tra Nador a Melilla. Il Marocco continua ad assicurare che il numero dei morti è arrivato a 23 e afferma esserci stati degli scontri tra le persone migranti e la Gendarmeria Reale che hanno causato, secondo le stime ufficiali, 217 feriti, 140 tra le forze pubbliche e 77 tra le persone migranti.

Il rapporto mostra che le morti registrate, in base all’autopsia effettuata sui corpi delle vittime, sono dovute ad asfissia meccanica provocata per la fuga precipitosa, la calca e la caduta dall’alto del recinto, così come al poco spazio e al gran numero di persone strette nel fazzoletto di terra che separa dalla recinzione, le cui porte erano chiuse. Sebbene tali risultanze non siano ancora definitive, si presume che ci sia stato un uso eccessivo della forza da parte della polizia marocchina.

Le testimonianze di alcuni migranti presenti quel giorno confermano che in molti sono morti in seguito al brutto colpo procurato dalla caduta di un pezzo di recinzione. Una persona sopravvissuta alla calca ci ha raccontato come è riuscito ad evitare la cattura, le botte e la morte. «Mi sono messo a correre fino all’altro lato e ho sentito dei colpi. Il mio amico Ricky, con il quale ero sceso dal monte, si è messo a correre verso la polizia sotto la recinzione; all’improvviso l’ho visto cadere morto nella fossa. A un mio amico l’hanno ucciso con uno sparo in testa» ha riferito. E accusa: il Marocco è il carnefice.

Inoltre, il Consiglio ha voluto informare che i corpi delle persone decedute non sono stati sepolti ore dopo “l’assalto alla recinzione” e che i membri del Comitato hanno confermato il numero dei corpi durante la visita all’obitorio di Nador e hanno aggiunto che il Comitato regionale del Consiglio sta seguendo le autopsie e le analisi del DNA come unico modo di determinare la causa dei decessi.

Bouayache si è mostrata arrabbiata e ha criticato la “diffusione di immagini false e pubblicazioni sulle reti social che non hanno nulla a che vedere con suddetti scontri”, cosa che, a suo parere, ha ingenerato profonda confusione nell’opinione pubblica nazionale e internazionale in relazione alle denunce sull’uso di proiettili e la cattiva assistenza medica.

Quello che non ha messo in conto la Presidente dell’organismo dei Diritti Umani marocchino è che quelle immagini non possono che essere state registrate dalle stesse forze di sicurezza marocchine che a loro volta le passano alle ONG che lavorano sul territorio.

Un assurdo apprezzamento, con l’intento ancora una volta di confondere, come successo nella crisi di frontiera del maggio dello scorso anno a Ceuta, quando il Marocco parlava di “fake news” con riferimento all’operato della Guardia Civil spagnola al momento di rimuovere le persone che attraversavano a nuoto la frontiera e che le forze marocchine avevano incoraggiato, quest’ultime addirittura non avevano fatto nulla per prestare soccorso ai loro stessi cittadini che si trovavano in pericolo.

Il Rapporto sostiene che “la Guardia Civil spagnola pattuglia l’intero perimetro della recinzione e sorveglia la frontiera 24 ore su 24. Ciò nonostante, i sofisticati dispositivi di vigilanza non sono riusciti ad evitare che i migranti attraversassero la frontiera; non sono state evitate le morti”. E sorprendentemente accusa “la Spagna di non aver assicurato l’assistenza e il soccorso necessari ai migranti”.

Il pericolo del gran numero di migranti armati con bastoni e pietre è stato l’argomento che hanno addotto a giustificazione dello sproporzionato uso della forza da parte dei gendarmi contro le persone migranti.

La maggior parte dei decessi si è prodotta per asfissia meccanica secondo le autopsie; pur non trattandosi di risultanze definitive, si presume che ci sia stato un uso eccessivo della forza da parte della polizia marocchina.

Il Comitato evidenzia l’importanza di approfondire le investigazioni giudiziali includendo tutti gli aspetti degli scontri e la proporzionalità dell’uso della violenza, presentare i risultati delle investigazioni all’opinione pubblica e determinare le responsabilità.

Il Consiglio ha inoltre chiesto di rafforzare le misure per mantenere l’ordine nell’area della recinzione, per garantire la sicurezza delle persone e ha segnalato che l’atteggiamento dell’Unione Europea, in particolare, in materia migratoria, che si limita a chiudere le frontiere e a favorire la gestione dei flussi migratori da parte dei Paesi vicini, solo condurrà a calamità e tragedie.

Nella stessa occasione, il Consiglio ha espresso il proprio rammarico per la gestione dell’immigrazione da parte dei Paesi europei, soprattutto per i migranti del Medio Oriente e ha concluso sottolineando l’esigenza di conformarsi ai principi di necessità e proporzionalità, in qualsiasi circostanza, per proteggere l’integrità fisica delle persone migranti.


Traduzione a cura di Alessandra Pelliccia.

Alessandra Pelliccia

Mi sono laureata in Giurisprudenza all'Università di Bologna, dove ho poi frequentato un corso di alta formazione in pratiche sociali e giuridiche nell'accoglienza ed integrazione dei migranti.
Sto svolgendo il tirocinio forense presso uno studio specializzato in diritto dell'immigrazione.
Provo a raccontare con parole semplici (ma senza semplificazioni!), mettendo sempre al centro le storie delle persone.