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Crocevia Mediterraneo – Fare ricerca attraverso il mare

Un’etnografia di un gruppo di ricercatrici e ricercatori nello Stretto di Sicilia. Un podcast ne racconterà il viaggio

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di Jacopo Anderlini (Università di Genova) e Vincenza Pellegrino (Università di Parma)

Un gruppo di ricercatrici e ricercatori delle università di Genova e Parma attraverserà per due settimane, dal 26 settembre all’11 ottobre, il Mediterraneo centrale facendo tappa nei principali snodi della mobilità migrante e del controllo confinario europeo: Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Malta. Per la prima volta, un’imbarcazione di scienziati sociali abita questo campo in prima persona, nello spirito di una sociologia pubblica che possa confrontarsi e incidere direttamente sul reale. Un podcast ne racconterà il viaggio, popolato da incontri e riflessioni su passato, presente e futuro delle forme di mobilità.

Le narrazioni dominanti nel campo politico e mediatico italiano rappresentano il Mediterraneo come uno spazio di separazione tra aree geograficamente e socialmente distanti, una barriera “naturale” che abissalmente divide realtà differenti. Al contrario, storicamente, il Mediterraneo è prima di tutto uno spazio di incontro, attraversamento, contaminazione tra soggetti diversi. In questa congiuntura, si configura come il luogo di frizione e conflitto tra le pulsioni “necropolitiche” della gestione migratoria e confinaria dell’Unione Europea e l’irriducibile spinta alla mobilità dei migranti. Il Mediterraneo è diventato confine mortifero, diretta conseguenza delle politiche migratorie europee attraverso la militarizzazione dei confini marittimi e terrestri, la criminalizzazione non solo di chi migra ma anche di chi svolge attività di supporto e solidarietà a chi è in transito, l’assenza sostanziale di politiche di accesso legali al territorio europeo.

Allo stesso tempo, lo spazio e le relazioni che si generano al suo interno producono un tessuto sociale complesso, dove razionalità, rappresentazioni e pratiche sfuggono le dicotomie e i “confini” sociali tra i soggetti si fanno più sfumati. Così, all’interno del perimetro descritto dalle politiche migratorie europee e dal suo apparato confinario, dalle reti e infrastrutture di controllo e mobilità, si muovono una molteplicità di attori, animati da interessi e prospettive differenti: migranti in transito, pescatori, marinai, guardiacoste, funzionari delle forze dell’ordine e delle agenzie europee, umanitari, solidali. Non solo visioni di chiusura e di difesa, ma anche voci e pratiche di apertura, che non trovano spazio nel dibattito mediatico e che invece manutengono la porosità o fluidità della frontiera di acqua, e in qualche modo rendono complesso il campo dei vissuti e delle visioni su questo mare tra le terre, su ciò che è stato, su ciò che dovrà essere.

È con questo campo cangiante che, come ricercatrici e ricercatori, ci proponiamo di entrare in relazione, abitando lo stesso spazio marittimo. Attraverso un punto di osservazione privilegiato perché in movimento, su un’imbarcazione, proveremo a dare conto della complessità di questo spazio, in un viaggio di due settimane con tappe a Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Malta, dove per mare ascolteremo suoni e tempi del Mediterraneo e cercheremo di capire come si pone come attore tra gli altri, e poi di volta in volta ci riuniremo con gruppi di ricercatrici e ricercatori a terra incontrando e ascoltando testimonianze di chi vive e attraversa il mare. Un’etnografia del mare e nel mare costellata di incontri e della partecipazione diretta in questo contesto sociale complesso, per ricomporre memorie sul mare ad analisi del suo attuale, e rendere più visibile la polifonia di voci e la pluralità di visioni sul suo futuro, che è una importante posta in gioco.

Seguendo la vocazione della “sociologia pubblica” – un modo di intendere la pratica della ricerca sociale in connessione con lo spazio pubblico, come rigenerazione dello spazio pubblico che discende dalla produzione e dalla cura collettiva di “dati scientifici” -, daremo voce a questi incontri e al nostro abitare il campo raccontandone in episodi giornalieri di un podcast, in un dialogo costante tra le diverse temporalità e spazialità del mare, utilizzando suoni del mare, dialoghi con i testimoni, diari autoetnografici, componendo insomma argomentazioni politiche e esplorazioni visuali, sonore e poetiche sul Mediterraneo, poiché a partire dalle frizioni e rifrazioni che si generano tra i diversi posizionamenti, ma anche dall’ibridazione dei linguaggi, si possa arrivare ad immaginare una dimensione post-nazionale che sappia oltrepassare il governo delle mobilità imposto dagli stati. Infine, lo faremo in rete con esperienze di radio e laboratori coordinati da studenti universitari, perché la sociologia pubblica di cui parliamo parte innanzi tutto da una visione di università collettiva che anima i nostri progetti.

Questo primo viaggio etnografico si inserisce all’interno del progetto di ricerca MOBS (Mobilities, solidarieties and imaginaries across the borders / Prin 2020) di cui è capofila l’Università di Genova e il gruppo di ricerca legato al Laboratorio di Sociologia Visuale e in cui sono coinvolte l’Università di Milano Statale, di Napoli, di Padova, di Parma, che prende in esame le porosità del territorio nazionale italiano, indagando forme di mobilità e dell’abitare dei migranti in transito e le trasformazioni del governo confinario in quattro luoghi privilegiati: la montagna, il Mediterraneo, lo spazio urbano e lo spazio rurale.

Prima Missione 2022:

26 settembre: Marsala/Pantelleria – 27/29 settembre: Pantelleria/limite acque territoriali tunisine – 30 settembre/ 7 ottobre: Lampedusa/Linosa/limite acque territoriali libiche – 8/11 ottobre: Malta, workshop finale in collaborazione con l’Università di Malta e con la partecipazione di: Naor H. Ben-Yehoyada (Columbia University, US) e Chiara Denaro (Alarm Phone e Università di Trento), Neil Falzon (Aditus Foundation) Daniela DeBono, Gilbert Calleja (University of Malta).

Equipaggio di ricerca:

Università degli Studi di Genova: Jacopo Anderlini, Arianna Colombo, Enrico Fravega, Luca Giliberti, Francesca Goletti, Antonino Milotta, Luca Queirolo Palmas, Gabriella Petti, Federico Rahola, Filippo Torre. Università degli Studi di Parma: Guglielmo Agolino, Daniela Leonardi, Vincenza Pellegrino, Veronica Valenti.

L'equipaggio della Tanimar

Siamo un gruppo di ricercatrici e ricercatori delle università di Genova e Parma. Per due settimane, dal 26 settembre all’11 ottobre, attraverseremo il Mediterraneo centrale facendo tappa nei principali snodi della mobilità migrante e del controllo confinario europeo: Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Malta.