DL semplificazioni e Decreto flussi 2021: ampliamento delle quote o mera semplificazione delle procedure di ingresso?

La mancanza di manodopera evidenzia le criticità del sistema dei flussi per il mondo del lavoro

Photo credit: Federico Tisa e Ilaria Ippolito

L’ultimo decreto flussi ha previsto l’ingresso di 69.700 lavoratori stranieri, mentre sono state presentate oltre 205.000 domande. Quasi tre volte di più, senza tenere conto, in particolare, delle istanze degli imprenditori nei settori dell’autotrasporto merci, dell’edilizia e turistico-alberghiero per i quali sono stati riservati soltanto 20.000 quote a fronte di 101.286 domande presentate nei primi mesi del 2022 (dati Ministero dell’Interno al 10.06.2022).

Una corretta interpretazione del decreto semplificazioni deve portare a ritenere ampliate le quote di ingresso di lavoratori stranieri.

Tale interpretazione è supportata anche dal dato letterale delle norme in commento. In particolare, i primi 6 commi dell’art. 42 del decreto-legge non fanno mai menzione delle quote. Soltanto al comma 7 – che introduce l’inedita sanatoria – si citano i limiti delle quote (“Le disposizioni di cui ai commi 1, 2, 4 e 5, si applicano anche ai cittadini stranieri per i quali è stata presentata domanda diretta a instaurare in Italia un rapporto di lavoro subordinato nell’ambito dei procedimenti relativi al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri adottato per il 2021, di cui al comma 1, nei limiti quantitativi dallo stesso previsti, che risultino presenti sul territorio nazionale alla data del 1° maggio 2022.”)

Tuttavia, l’interpretazione restrittiva sul punto da parte del Ministero dell’Interno suggerisce la necessità di un intervento della Autorità competenti (ad esempio, mediante l’emanazione di una nuova circolare del Ministero dell’Interno) volto a chiarire la portata delle disposizioni introdotte dal decreto semplificazioni. In caso di conferma di una interpretazione restrittiva urge la emanazione di un nuovo decreto flussi – che è atto di ordinaria amministrazione – che tenga conto della reale richiesta di manodopera che proviene dal mondo delle imprese. Nel medio periodo, ed al Legislatore che si avrà dopo l’esito delle prossime elezioni, non può non chiedersi un definitivo superamento del sistema dei decreti flussi che ciclicamente contribuiscono soltanto ad ampliare le maglie della manodopera illegale a scapito dei datori di lavoro che intendono assumere manodopera legale e dei lavoratori stranieri costretti a lavorare in nero per mancanza del permesso di soggiorno.

In conclusione, vi è la necessità espressa dalle Associazioni che si occupano dei diritti dei lavoratori e degli stranieri (si veda la Campagna Ero Straniero ), ma anche dallo stesso mondo imprenditoriale secondo il quale, stante alle dichiarazioni espresse dal Presidente nazionale di Conflavoro-PMI Roberto Capobianco vi è la necessità improcrastinabile di “una riforma organica e strutturale che ponga definitivamente fine al problema, creando canali di ingresso privilegiati per motivi di lavoro, e favorendo percorsi di regolarizzazione per chi è già in Italia”.

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