Photo credit: Fundacja Ocalenie
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Il confine polacco: violenze e interessi privati lungo la frontiera europea

Numerose richieste di aiuto mostrano un’emergenza umanitaria ancora in atto

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Ad inizio luglio il governo polacco ha concluso lo stato di emergenza dichiarato nel mese di settembre 2021 in 183 città lungo il confine con la Bielorussia. E’ stato mantenuto il divieto di rimanere a meno di 200 metri dalla linea di confine.
I gruppi umanitari e la stampa possono nuovamente accedere alle zone di confine, ma la crisi umanitaria continua, sottolinea
Human Rights Watch. La Polonia infatti mantiene attive restrizioni per l’ingresso nel proprio territorio e, da poco più di un mese, ha terminato la costruzione di un muro lungo 186,25 km per 49mila tonnellate di acciaio nella foresta di Białowieża.


Finisce lo stato di emergenza, continuano le violazioni dei diritti umani

A circa un anno dagli eventi di Usnarz Górny, dalla dichiarazione dello stato di emergenza, dall’approvazione della legge sui “push-back legali” e la fine del diritto all’asilo 1, le persone migranti soffrono e muoiono lungo il confine polacco-bielorusso.

«Malnutriti cronicamente, disidratati, senza farmaci, in gravi condizioni. I rifugiati soffrono proprio vicino alle nostre case, vicino al confine tra Polonia e Bielorussia 2. Le autorità polacche, possono fingere che non ci sia una crisi umanitaria, ma per quanto tempo? Per quanto tempo si può ignorare la sofferenza?» Lo denuncia Grupa Granica 3 e le altre associazioni e gruppi informali che monitorano e forniscono supporto in frontiera. Quelle persone che il presidente polacco, Andrzej Duda, ha definito recentemente “sciocchi e traditori”.

«Ormai da un anno sono le autorità polacche a decidere chi morirà nelle foreste o sarà sottoposto alle violenze delle guardie di confine polacche e bielorusse. L’impegno degli attivisti e delle attiviste in territorio polacco e bielorusso è continuato durante lo stato di emergenza», sottolinea No Borders Team 4. Le associazioni e gli abitanti della regione di Podlasie garantiscono beni di prima necessità e supporto a chi è bloccato al confine.

Le persone in movimento, nascoste nella foresta di Białowieża, rischiano l’ipotermia, la disidratazione e sono esposte quotidianamente a zecche e zanzare. Solo nella terza settimana di agosto, Grupa Granica ha ricevuto 68 richieste di aiuto, segnalando casi di violenza, tortura e mancato supporto di cure mediche. Le richieste provenivano principalmente da persone congolesi, siriane ed irachene. In tutti questi paesi sono presenti conflitti armati, persecuzioni di massa e violenza politica, tuttavia i confini europei respingono le persone in movimento, attuando quotidiane violazioni dei diritti umani.
Tra il 24 agosto e il 1° settembre sono stati registrati 38 puskback illegali.

La testimonianza di Marianny

Fra gli abitanti della regione di Podlasie che supportano le persone migranti c’è Marianny. Da un anno Marianny è impegnata ogni giorno nella foresta di Białowieża fornendo aiuto ed organizzando operazioni di soccorso. 

«Ho incontrato persone provenienti da molti Paesi», racconta l’attivista nel report pubblicato da Grupa Granica, «Siria, Yemen, Iraq, Turchia, Camerun, Cecenia, Congo, Guinea, Etiopia, Iran, Bangladesh, India, Ruanda, Egitto, Sudan, Somalia. Non ho mai avuto prima, e probabilmente non avrò mai più, l’opportunità di incontrare così tante persone di culture così diverse in così poco tempo. Ho parlato con loro, ho riso con loro, ho pianto con loro, ho coccolato i loro figli e loro stessi, ho medicato distorsioni, vesciche grandi come mezzo piede, ferite causate dai morsi dei cani della polizia di frontiera, piedi da trincea, ferite da filo spinato e molte altre ferite».

Queste persone sono state vittime della pattuglia di frontiera, della polizia, dell’esercito e degli agenti del WOT 5. «Ci danno anche la caccia, arrestano i nostri amici e conoscenti, ci fanno più multe, ci intimidiscono, ci minacciano con la prigione e con i cani, pubblicano informazioni disgustose e non veritiere su di noi. Nelle loro bocche la parola “attivista” spiega Marianny è il peggior insulto».

In una nota finale del report, Marianny sottolinea un’analogia fra i campi di concentramento e le condizioni di vita lungo il confine polacco-bielorusso. L’attivista rivela come le recinzioni di filo spinato e i muri, recentemente eretti lungo la frontiera, riportino alla mente realtà come Auschwitz. Le persone migranti rimangono intrappolate in ambienti inospitali e paludosi, condannate a morte certa. Negli occhi delle donne e degli uomini che attendono lungo il confine Marianny non vede più speranza, la violenza subita nel paese d’origine e quella inferta dalle guardie di frontiera provocano un dolore difficile da sopportare.

[…] uccisi dalla nostra indifferenza, dalla nostra paura della repressione, ma soprattutto dal nostro razzismo polacco. Perché qual è la differenza tra i siriani, il cui paese è stato rovinato per anni dalle truppe di Putin, e gli ucraini, accolti con tanto entusiasmo sotto i tetti polacchi, se non il colore della loro pelle e la loro religione? 

Marianny, attivista polacca, Agosto 2022

Una ricostruzione della violenza di confine

Un frame del video di Border Emergency Collective

Oltre agli attivisti e le attiviste, anche diverse persone migranti hanno condiviso la loro storia. Per la prima volta in Polonia, Border Emergency Collective, ha realizzato un report che utilizza tecniche di spatial reconstruction, mapping e spatial interview che permettono di trasformare i loro ricordi in immagini. L’obiettivo della ricerca condotta dal collettivo è quello di ricostruire in maniera dettagliata le violenze lungo il confine polacco-bielorusso, che non potevano essere documentate in altro modo. Infatti, i telefoni delle vittime vengono distrutti o confiscati e lo stato di emergenza al confine ha reso quasi impossibile ai media monitorare le violazioni dei diritti umani, spiega a OKO Press Martyna Marciniak, di Border Emergency Collective.

All’interno del report, Mariam e Hamdi, due persone migranti siriane, raccontano la loro esperienza di 40 giorni lungo il confine polacco-bielorusso. Vittime di numerosi respingimenti attuati da entrambi gli stati, sono lasciati in balia di un rimbalzo di responsabilità.

Zone of hidden violence

Mariam e Hamdi hanno lasciato la Siria ad ottobre 2021 e hanno raggiunto la Bielorussia attraverso i voli organizzati dal governo bielorusso. Giunti al confine, dopo alcuni giorni di detenzione, le guardie bielorusse li hanno costretti a oltrepassare la linea di frontiera e ad entrare in Polonia. La guardia di frontiera polacca ha poi portato Hamdi più a nord, sulle rive del fiume Svislač. Qui l’uomo è stato minacciato di morte e costretto ad attraversare il fiume, nonostante lui avesse più volte sostenuto di averne paura.

A quel punto ho pensato: ho scampato la morte in Siria e ora morirò qui?

Hamdi, maggio 2022, intervista a Border Emergency Collective

Border Emergency Collective evidenzia come il freddo e le avversità dell’ambiente in cui è posizionata la linea di frontiera polacco-bielorussa venga usata dalle autorità in maniera strategica, con lo scopo di indebolire le persone migranti.

Hamdi ha poi raggiunto un campo di detenzione bielorusso. Qui le testimonianze di Mariam e Hamdi coincidono nel descrivere il luogo come totalmente inadeguato ad accogliere persone. Le tende erano l’unico riparo in caso di pioggia e diversi fuochi erano accesi nel terreno per combattere il freddo. Le guardie di frontiera controllavano a vista le persone detenute, mentre i cellulari venivano sequestrati.

Appena vedeva qualcuno con un cellulare in mano, la guardia in servizio iniziava a picchiarlo finché non perdeva conoscenza.

Hamdi, maggio 2022, intervista a Border Emergency Collective

Mariam e Hamdi sono stati condotti al confine dalle guardie bielorusse e convinti ad attraversare la foresta di Białowieża. Una volta giunti in Polonia le autorità hanno ritirato i loro passaporti e li hanno imprigionati all’interno di un garage. Mariam e Hamdi hanno poi firmato un documento in polacco, nella speranza che fosse la richiesta di protezione internazionale di cui avevano parlato con la guardia poco prima. Tuttavia, hanno scoperto che si trattava di un divieto di ingresso in Polonia per i successivi tre anni.

Una volta ricondotti in Bielorussia, le autorità locali hanno forzato la recinzione di filo spinato respingendo Mariam, Hamdi ed altre 200 persone in Polonia. Hamdi ha raccontato che mentre attraversavano il filo spinato le guardie polacche urlavano loro di tornare indietro, mentre la polizia bielorussa lanciava loro sassi e altri oggetti. BEC sottolinea che le forze militari bielorusse strumentalizzano le persone migranti per provocare le forze polacche. D’altra parte i media in Polonia raccontano che le persone migranti entrano volontariamente in territorio polacco, tagliando la recinzione in filo spinato, senza pressioni esterne.

Photo credit: No Border Team

Gli interessi internazionali

Questa rappresentazione delle persone migranti come minaccia interna da parte dei media polacchi rispecchia una narrativa comune agli Stati europei. A riguardo Mark Akkerman, ricercatore olandese e autore del rapporto “Business of Building Walls” in un’intervista su Oko Press 6 suggerisce che i muri e le recinzioni al confine siano misure di politica interna, una conferma ai cittadini che i governi stanno prendendo in considerazione la minaccia
Se da un lato i governi traggono un vantaggio in termini politici dalla costruzione di barriere lungo i confini degli stati, diverse società che operano nel mercato militare e della sicurezza ottengono enormi guadagni da queste opere. Leonardo, Thales e Airbus sono fra le compagnie europee che forniscono gran parte degli strumenti tecnologici di sorveglianza utilizzati per muri e recinzioni.

La lobby è forte. Le istituzioni dell’UE trattano i rappresentanti dell’industria come esperti in materia e non come attori commerciali che cercano di massimizzare il profitto.

Mark Akkerman, ricercatore olandese

Tuttavia, anche altre società europee di investimenti traggono profitti dai muri di confine. Lo scorso 9 agosto, un gruppo di attivisti e attiviste di No Border Camp NL ha protestato a Rotterdam contro la Nationale Nederlanden. Quest’ultima è una compagnia finanziaria olandese, fra le maggiori azioniste di Budimex, una società polacca impegnata nella costruzione del muro fra Polonia e Bielorussia 7. No Border Camp ha occupato la strada di fronte al Nationale Nederlanden cafè per denunciare le violenze di confine e chi ne traeva i maggiori profitti.

Photo credit: No Border Camp NL

«Ciò che accade quotidianamente lungo il confine fra Polonia e Bielorussia è una catastrofe umanitaria ed ambientale», scrive Abolish Frontex 8. Infatti, il muro eretto lungo la linea di frontiera attraversa l’antica e fragile foresta di Białowieża, minacciando la biodiversità del luogo. Le istituzioni europee mantengono una posizione volutamente ambigua: se da un lato l’UE condanna a parole le scelte dei governi di ergere muri e recinzioni, d’altro lato finanzia il rafforzamento della cosiddetta sicurezza lungo i confini.

  1. 32 persone afghane sono rimaste intrappolate e isolate per settimane nella foresta. E’ stato vietato di fornire loro acqua, cibo e cure mediche. Imprigionate tra i cordoni PL e BY sono state costrette dal governo polacco a rimanere in questa no man’s land per 10 settimane, e poi spinte in Bielorussia
  2. Nel rapporto pubblicato il 30 giugno 2022 dalla Fondazione Helsinki per i diritti umani, si riassumono 11 mesi di crisi al confine tra Polonia e Bielorussia. Il monitoraggio sistematico dell’area di confine e le interviste condotte confermano la violazione dei diritti umani non solo dei migranti, ma anche delle persone che forniscono loro aiuti umanitari
  3. Un’iniziativa informale nata in risposta alla crisi umanitaria al confine polacco-bielorusso. Forniscono assistenza umanitaria, legale e medica e monitoriamo il rispetto dei diritti umani
  4. Un gruppo di base che sostiene i rifugiati al confine tra Polonia e Bielorussia
  5. La Forza di Difesa Territoriale – TDF (in polacco: Wojska Obrony Terytorialnej – WOT) è la quinta branca militare delle Forze Armate polacche
  6. I muri di confine significano affari. L’Europa si sta trasformando in una fortezza? Intervista è stata curata da Szymon Opryszek
  7. Il muro è stato costruito da Budimex SA e Unibep. Queste società polacche riceveranno rispettivamente circa 71 milioni di euro e 43 milioni di euro, entrambe per la costruzione di due parti del muro nei prossimi cinque mesi, di cui i costi complessivi sono stimati in 350 milioni di euro. Consulta la scheda informativa di No Borders Team
  8. Insurance companies Nationale Nederlanden and Aegon profit from Polish border wall, Abolish Frontex (febbraio 2022)

Francesca Olivi

Dopo la laurea triennale in Studi Internazionali a Trento, ora frequento un corso di laurea magistrale in International Relations a Bologna, con un focus su criminologia e giustizia. In passato ho seguito una formazione per il volontariato presso il Centro Astalli di Trento per il progetto suXr. Dal febbraio 2022 svolgo il tirocinio curriculare presso l'Associazione Melting Pot.