Graffito a Velika Kladusa. Ph: No Name Kitchen

«Respingimenti illegali e violenza alle frontiere nella regione balcanica»

Il rapporto del mese di agosto del Border Violence Monitoring Network (BVMN)

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E’ on line il rapporto del mese di agosto 1 del Border Violence Monitoring Network, una rete di organizzazioni di base attive in Grecia e nei Balcani occidentali, che mensilmente pubblica un resoconto in cui documenta le violazioni delle frontiere dirette alle persone in movimento (POM).
Il documento raccoglie testimonianze di prima mano provenienti da una serie di Paesi della regione per esaminare il modo in cui gli Stati dell’Unione europea e altri attori incidono sulla violenza sistemica nei confronti delle persone che attraversano le frontiere.

Ad agosto BVMN ha condiviso 13 testimonianze di respingimenti che hanno colpito 354 persone in movimento (POM) nei Balcani e in Grecia grazie allo sforzo congiunto di Are You Syrious, Mobile Info Team, No Name Kitchen, Rigardu, Blindspots!, InfoKolpa, Centre for Peace Studies, Re:ports Sarajevo, Mare Liberum e Collective Aid. I partner dispongono di un database comune sul web, utilizzato come piattaforma per raccogliere le testimonianze di respingimenti illegali, raccolte attraverso interviste.

Nello specifico nel rapporto di agosto si è trattato dei cambiamenti nelle tattiche della polizia croata, dell’aumento della violenza della polizia a Belgrado in Serbia contro le persone in movimento, della situazione in piazza della libertà a Trieste, della morte nel CPR di Gradisca d’Isonzo (GO) e della resistenza nel campo di Eleonas ad Atene.

Bosnia ed Erzegovina

In Bosnia ed Erzegovina, si denuncia nel rapporto, «le squadre sul campo a Velika Kladusa hanno osservato che nella maggior parte dei respingimenti, la polizia croata si è impossessata di denaro, telefoni, carte SIM e zaini delle persone in movimento (POM) prese. I telefoni più costosi sono stati spesso confiscati e tenuti dalla polizia, mentre quelli più economici sono stati rotti e restituiti ai POM». In alcuni casi, anche se i telefoni non sono stati danneggiati in modo visibile, con l’utilizzo di un cavo metallico è stato danneggiato l’alloggiamento del caricabatterie rendendo il dispositivo inutilizzabile (immagini sotto).
Altre segnalazioni hanno riguardato casi di minori coinvolti nei puskback e il comportamento della polizia che anziché registrare l’età reale che veniva dichiarata tendeva a registrarli come adulti.

In generale, spiega il rapporto, «dalle testimonianze raccolte emerge che alle donne e ai nuclei familiari è stato permesso di attraversare il confine, mentre è stato più difficile per le persone che tentano di attraversare da sole. Inoltre, ci sono diverse segnalazioni di poliziotti croati che minacciano con pistole o sparano colpi in aria e usano taser elettrici contro i POM». Gli intervistati sospettano anche che la polizia stia usando droni per fermare le persone in movimento che tentano di attraversare le foreste lungo il confine.

Serbia, Belgrado

Per quanto riguarda la Serbia BVMN parla di un aumento della violenza delle forze di polizia a Belgrado, che negli ultimi anni è passata da essere un luogo in cui le persone si fermavano per periodo più lunghi a centro di transito verso altri paesi europei. Sembra che molte persone arrivino alla stazione centrale degli autobus della città e ripartano il giorno stesso o dopo pochissimi giorni, così molti trascorrono la maggior parte del tempo nei parchi che circondano la stazione.

Si è assistito a una massiccia ondata di interventi della polizia contro le persone in movimento nei parchi del centro di Belgrado, vicino alla stazione principale degli autobus, e nei pressi del centro WASH di Collective Aid che fornisce docce calde e un servizio di lavanderia gratuito alle persone in movimento per sei giorni alla settimana. Le incursioni della polizia in questi parchi sono frequenti, con un’escalation registrata nel mese di agosto. «Per almeno due settimane, gli agenti di polizia sono stati presenti nel parco ogni mattina per diverse ore. Hanno radunato gruppi di persone, le hanno fatte sedere a terra molto vicine – spesso urlando loro di abbassare la testa – le hanno fatte salire sui furgoni della polizia e le hanno portate al campo di Obrenovac, fuori Belgrado, per essere registrate. A volte, gli agenti torcevano le braccia delle persone dietro la schiena e le sgridavano se parlavano», raccontano i testimoni. Si ritiene anche che le forze di polizia utilizzino i taser come strumento di minaccia e intimidazione. «Queste azioni di polizia si sono estese anche all’area intorno al centro WASH di Collective Aid, che si trova a soli 10 minuti a piedi da questi parchi. Spesso le persone in movimento si radunano fuori dal centro al mattino, in attesa che apra. Diverse mattine gli agenti di polizia sono rimasti accanto alla porta per oltre un’ora, monitorando e scoraggiando la presenza delle persone in movimento».

Italia, Trieste

I dati raccolti dalle associazioni che operano in loco a supporto delle persone in transito registrano, nel mese di agosto, oltre 2.011 nuovi arrivi in piazza Libertà davanti alla stazione dei treni, di cui 1.730 uomini, 136 minori non accompagnati e 13 donne sole, 132 persone che viaggiano in famiglia. Tra i nuovi arrivi, la maggior parte proveniva da (753), Afghanistan (527), Bangladesh (284). Altri Paesi di provenienza degli arrivi sono India, Nepal, Kurdistan turco e iracheno, Iraq, Turchia, Burundi, Kosovo, Siria e Marocco.

Delle 2.011 persone arrivate, 611 hanno deciso di rimanere a Trieste, mentre le altre hanno proseguito oltre. Ma per chi decide di rimanere le misure “emergenziali” predisposte dalle autorità locali competenti garantiscono una sistemazione alloggiativa ad un numero molto limitato di persone, sono assolutamente insufficienti e mal gestite. «Di conseguenza», nel mese di agosto, «ogni giorno tra le 200 e le 250 persone in attesa di essere ammesse nei campi dormivano per strada».

La presenza delle forze di polizia in piazza Libertà preoccupa le associazioni locali. Ciò che per ora sembra avere una funzione di deterrenza e di disturbo verso le persone che arrivano nella piazza, per cercare invano di allontanarle, potrebbe evolversi e trasformarsi, ancora una volta, in un brutto scenario. «Anche le rotte percorse dalle persone in movimento per raggiungere Trieste sembrano essere cambiate negli ultimi mesi», si legge nel rapporto. Dalle testimonianze emerge come «i “game” che partono dalla Serbia/Bosnia-Erzegovina e attraversano la Croazia e la Slovenia abbiano ora tassi di successo più elevati rispetto ai mesi precedenti. Lo stesso si può dire per chi cerca di passare nel nord della Serbia e attraversa l’Ungheria e l’Austria, anche se il viaggio verso l’Italia è molto più lungo da lì».

Ph: Mara Fella

CPR di Gradisca D’Isonzo (GO)

Unʼaltra persona ha perso la vita nel CPR (Centro di permanenza per i rimpatri) di Gradisca dʼIsonzo il 31 agosto scorso. «Si tratta del quarto decesso in poco più di due anni. Dopo giorni di agitazione sia all’interno che all’esterno del centro, il direttore ha finalmente fornito il nome di questa quarta persona: Arshad Jahangir, un uomo di 28 anni proveniente dal Pakistan. Inoltre, i collettivi sono riusciti a mettersi in contatto con le persone che si trovavano all’interno e hanno riferito di molteplici tentativi di suicidio nei giorni successivi alla morte di Arshad Jahangir. Ci aspettiamo di avere ulteriori informazioni su questo caso il mese prossimo».

  1. Balkan Regional Report – August 2022, BVMN (19 settembre 2022)

Redazione

L'archivio di tutti i contenuti prodotti dalla redazione del Progetto Melting Pot Europa.

Border Violence Monitoring Network (BVMN)

Border Violence Monitoring Network (BVMN) è una rete indipendente di ONG e associazioni con sede nella regione dei Balcani e in Grecia. BVMN monitora le violazioni dei diritti umani ai confini esterni dell'UE e si impegna per mettere fine ai respingimenti e alle pratiche illegali. Il network utilizza un database condiviso per raccogliere le testimonianze delle violenze subite da chi transita sulla rotta dei Balcani.
In questa pagina trovate le traduzioni integrali dei rapporti mensili curati da BVMN.