Sabina

Sabina: una donna contro

Storie di solidarietà in Montenegro, tra nazionalismo e coraggio

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Il collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino ha scelto di andare a Pljevlja, una città del nord-est del Montenegro, per conoscere, far conoscere e aiutare Sabina, denunciando quanti usano la disperazione di famiglie in fuga per fare commercio, soprattutto se sono fascisti, nazionalisti e violenti. Possono fare tutte le manifestazioni anti-migranti che vogliono, ma noi torneremo qui e non lasceremo sola Sabina. Chiunque voglia può contattarci se volesse conoscerla, venire ad aiutarla nella sede della sua associazione o fare una donazione. Chi ha ideali di pace, antirazzismo e giustizia sociale non deve mai sentirsi solo. La solitudine è nei cuori dei fascisti.

Pljevlja, agosto 2022

Sabina è sicuramente una persona interessante. È grande almeno quanto il suo sorriso e la voce forte, cuce con pazienza e delicatezza, cucina tutti i giorni il pane e la pita, riempiendola con quello che ha, a volte niente, a volte con patate per dare da mangiare ai suoi ospiti spesso numerosi. Sembrerebbe una brava casalinga come tante, ma Sabina sa anche guardare i trafficanti d’uomini negli occhi e si mette in mezzo quando li vede adescare giovani stranieri. Spesso la polizia bussa alla sua porta per controllare se sta ospitando immigrati clandestini, perché Sabina oltre ad essere una signora montenegrina che vive a Pljevlja è anche una compagna, femminista e antifascista che da cinque anni ha deciso di impegnarsi nell’aiutare le persone in movimento lungo la rotta balcanica. Siamo andati a trovarla per questo, perché spesso lotta da sola battaglie che dovrebbero essere di tutte e tutti contro persone che non si fanno tanti scrupoli a menar le mani e sparare.

Il suo attivismo è iniziato 30 anni fa con la guerra jugoslava. Ogni mercoledì chiedeva i soldi al papà per andare a Belgrado a sostenere le Donne in nero (Žene u crnom), movimento antimilitarista di donne. Quando le abbiamo chiesto perché, ci ha raccontato che con la famiglia abitavano vicino alle caserme dei soldati da dove tutti i giorni partivano con camion e mezzi pesanti per andare a trucidare bosgnacchi al di là del confine. A capo dei Cetnic, le milizie fasciste filo-serbe che avevano la stazione di polizia e messo barricate in ogni strada principale c’era Dacevic Milika Ceko, un signore della guerra locale ancora oggi influente 1.

Sabina si ricorda perfettamente la notte del 10 agosto del 1992 quando 24 negozi di musulmani furono dati alle fiamme. La notte dei cristalli di Pljevlja. Prima della guerra la popolazione musulmana era circa la metà del totale, oggi solo il 7%. Il giorno dopo, 11 agosto, Sabina era in strada con il padre e un grosso cartellone con scritto “no alla guerra”. Quel cartellone e quel coraggio sono stati i motivi del primo di una lunga serie di arresti per difendere i diritti umani e la pace.

Una volta finita la guerra il suo impegno si è rivolto ancora verso le donne. Tante avevano subito violenze e stupri e la sede dell’associazione Bona Fide, di cui Sabina è la fondatrice e la presidente, è diventata una casa sicura per ospitarle. Per sostenere i costi avevano messo in piedi un laboratorio di sartoria dove creavano tappeti e capi di vestiario raffinati, arrivando a organizzare sfilate anche per organizzazioni importanti. Per Sabina lottare con e per le donne ha sempre significato un chiaro impegno politico di trasformazione dell’esistente.

Sfilata all’ambasciata americana in Montenegro

Purtroppo, però, quando nel 2017 sono arrivati i primi gruppi di migranti e Sabina ha deciso di occuparsi di loro, la solidarietà è finita e si è trovata quasi sola. Nella sede dell’associazione dal 2017 hanno trovato rifugio e aiuto più di 12.000 persone, alcune famiglie per svariati mesi, anche con figli piccolissimi.

Oggi Sabina ha 57 anni, ma la grinta è quella di sempre. Con la figlia Azra, tutti i giorni fa il giro dei parchi e della stazione dei pullman per assistere, come può, le famiglie palestinesi, siriane o afghane che aspettano prima di tentare l’attraversamento del confine. Avendo un nome di origine araba, la figlia non può entrare in molti bar della città. Non è espressamente vietato, ma di fatto non è permesso l’accesso ai musulmani. Quando le chiediamo com’è oggi la situazione ci risponde che «è un po’ peggio rispetto a 30 anni fa, ci sono molti giovani fascisti che proclamano le loro idee in modo aperto, pubblicamente. Non erano così tanti durante la guerra», ci dice.

Pljevlja si trova nel nord est del paese a ridosso del confine. È un territorio dove forte si sente il movimento ultra-ortodosso e nazionalista filoserbo: lo si avverte dalle bandiere presenti ovunque, dai murales, alle lunghe barbe folte stile “cetnic” di tanti cittadini. È forte la simpatia verso Belgrado. Molti a Pljevlja odiano il Montenegro e si schiererebbero con la Serbia in un’eventuale guerra.

Sabina ha subito già numerose minacce e atti intimidatori: hanno sparato a Bak il suo cane e a Baji il gatto dicendole «La prossima sei tu». L’abbiamo scoperto quasi per caso guardando la foto del gatto che leccava con gusto un gelato, in salotto. A novembre Sabina è stata aggredita fisicamente nel centro della città, in pieno giorno e davanti a molte persone, dal cetnico Zorislav Leković, noto come Zenga. Solo una è intervenuta in suo aiuto.

Nonostante questo soffocante clima d’odio Sabina non demorde e ogni giorno cerca di aiutare famiglie e persone in cammino che passano dalla sua città dirette verso la Bosnia. E noi insieme a lei. Accompagnandola nelle sue attività abbiamo cercato di non farla sentire sola e darle forza, perché tra internazionalisti la solidarietà è un dovere. Condividendo con lei i suoi “giri” per la città ci siamo accorti di quanto possano essere squallide certe dinamiche; nello specifico i trafficanti adescano i migranti dove si vedono le macchine sulla sinistra della foto sotto, appena usciti dalla stazione dei bus (l’edificio rosso sullo sfondo), il tutto alla luce del sole e a trenta metri dalla centrale di polizia (le scala scure sulla destra).

  1. Un video storico

Simone Zito

Sono nato a Torino nel 1986. Filosofo, insegnante per scelta e scrittore di fiabe per diletto. Dal 2014 mi occupo di educazione libertaria teoricamente e praticamente, dando vita a esperienze educative informali.
Dal 2021 iniziano i viaggi nei Balcani a studiare la rotta balcanica a stretto contatto con i migranti respinti. Sempre nel 2021 esce «Rott’amare. La feroce accoglienza europea nei Balcani» edito da OGzero.