Una foto del CPR da No Cpr e no frontiere
/

Un’altra morte nel CPR di Gradisca D’Isonzo

La quarta vittima a soli tre anni dalla riapertura del centro

Start

Da dietro le mura del CPR ci gridano che il ragazzo pakistano «ha fatto la corda» subito dopo l’incontro con il Giudice di pace di Gorizia che aveva confermato la sua permanenza nel centro per tre mesi“, scrive l’Assemblea No Cpr e no frontiere – FVG in un comunicato che denuncia l’ennesima morte, la quarta dalla riapertura del centro di Gradisca D’Isonzo in Friuli Venezia Giulia.

Un’altra vittima di questo brutale sistema di detenzione senza reato e senza diritti, di segregazione e confinamento in luoghi di violazioni ed abusi quotidiani.

Dalle prime notizie trapelate, perchè su quello che è successo le comunicazioni ufficiali da parte degli organi competenti non sono state diffuse, l’uomo di 28 anni, di origine pakistana si è suicidato un’ora dopo il suo ingresso nella struttura. Era il 31 agosto scorso.

“E’ morto un ragazzo, assassini“, gridano le persone detenute nel video ricevuto dalla campagna LasciateCIEntrare.

Ci chiedono di dire che si è ucciso dalla disperazione per quella scelta sulla sua vita. Ci dicono che era nella zona blu, dove tolgono i telefoni e dove vanno le persone appena entrate. I detenuti ci dicono che gli viene nascosto dagli operatori del centro il nome del ragazzo nonostante le loro richieste“.

Da dentro al CPR “raccontano che molti, dopo le udienze con il Giudice di pace, si sentono male e altri hanno provato a impiccarsi, salvati poi dai compagni di stanza. Raccontano che in quei momenti si sta molto male e si perde la testa. Ci raccontano che è peggio di qualsiasi carcere e che nel cibo vengono messi psicofarmaci. Ci chiedono che parlamentari e giornalisti raccontino quello che succede realmente nei CPR ed entrino“.

L’ultima visita parlamentare era stata il 17 giugno scorso. La deputata Doriana Sarli e la senatrice Paola Nugnes, assieme ad una legale e un mediatore, hanno fatto una visita ispettiva di otto ore.
“Questi CPR sono dei centri di detenzione senza colpa che soffrono le pene dell’inferno, la situazione è gravissima, i diritto sono sospesi. E’ un buco nero“, hanno dichiarato all’uscita dal centro.

Suscitano rabbia le parole della Garante comunale per i diritti delle persone recluse, Giovanna Corbatto: “Non sappiamo se e quali fantasmi si portasse dietro, se la sua drammatica decisione sia stata pianificata o improvvisata, se avesse patologie. Avendo trascorso solo un’ora al Cpr sarei prudente nel citare le condizioni di vita all’interno come causa o concausa di un gesto così estremo“.

Il problema non sono i fantasmi che questo giovane si portava o non si portava dietro, che fosse dentro da un’ora o un mese, il problema è che questo ragazzo, di cui non ci è concesso neppure di sapere il nome, non sarebbe dovuto essere lì perché i CPR non dovrebbero esistere. Vanno chiusi, subito.

Le interviste di Radio Melting Pot
Le interviste di Radio Melting Pot
La testimonianza di un cittadino marocchino trattenuto in un CPR
/

Redazione

L'archivio di tutti i contenuti prodotti dalla redazione del Progetto Melting Pot Europa.