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Dalla richiesta di coesione familiare alla illegittima espulsione della Questura di Bari: ripristinato il diritto all’unità familiare

Ordinanze del Giudice di Pace e del Tribunale di Bari

Il caso di un cittadino albanese che per aver inviato il kit di coesione familiare in sede al fine di ricongiungersi con il figlio ha dovuto affrontare un calvario processuale oltre che burocratico.

Il ricorrente, già presente in Italia dal 2010 e convivente con il figlio, regolarmente soggiornante, in data 23.09.2021 inviava il kit postale corredato di tutta la documentazione necessaria per ottenere il permesso di soggiorno per motivi familiari/coesione in sede, a cui seguiva l’appuntamento per le impronte per il giorno 26.01.2022.

Alla predetta data lui si presentava regolarmente allo sportello dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Bari che, in quella sede, gli fissava un ulteriore appuntamento per il giorno 31.01.2022 alle ore 12 con motivazione – acquisizione pratica. Anche in quest’ultimo appuntamento, veniva inviato a ritornare per il giorno 7.02.2022 ai sensi dell’art. 15 TULPS.

In data 07.02.2022, la Questura di Bari, nonostante il possesso in capo al ricorrente di tutti i requisiti previsti dalla legge e senza far pervenire preventivamente il preavviso di rigetto di cui all’art. 10 del D.Lgs. 286/98, adottava il provvedimento di irricevibilità con la seguente motivazione:

Considerato che lo straniero ha fatto ingresso nel territorio nazionale senza essersi munito di un visto di ingresso per ricongiungimento familiare così come previsto dall’art. 5 del D.P.R. 334/04; che dall’esame del passaporto di cui lo stesso è titolare non si evince alcun timbro d’ingresso in area Schengen;
Considerato che ai sensi dell’art. 29, comma 4 del D.Lgs. 25/07/1998 n. 286 è consentito l’ingresso, al seguito dello straniero titolare di carta di soggiorno o di un visto di ingresso per lavoro subordinato relativo a contratto di durata non inferiore ad un anno, o per lavoro autonomo non occasionale, ovvero per studio o per motivi religiosi, dei familiari con i quali è possibile attuare il ricongiungimento, a condizione che ricorrano i requisiti di disponibilità di alloggio e di reddito di cui al comma 3;
Letto l’art. 30, comma 1, lett. b) del D.Lgs. 286/98 che prevede che la conversione può essere richiesta entro un anno dalla data di scadenza del titolo di soggiorno originariamente posseduto dal familiare;

Ritenuto che, l’istante, risulta sprovvisto di visto di ingresso per ricongiungimento familiare e di un precedente permesso di soggiorno da convertire in permesso di soggiorno per “famiglia”, in quanto il Questore di Bari in data 21/03/2015 ha emesso un provvedimento di rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno n. (….) rilasciato in data 19/04/2010 dalla Questura di Bari valido fino al 29/05/2012, notificato il 02/04/2015 presso il suo domicilio legale ed inoltre con sentenza n. 1271 emessa il 24/09/2015, il T.A.R. Puglia ha respinto il ricorso proposto dal Sig. (…) ed essendo, altresì, carente il dato reddituale del figlio
richiedente il ricongiungimento familiare;
Ritenuto che in relazione a quanto sopra, l’istante non ha i requisiti previsti dalla legge per poter ancora soggiornare nel territorio nazionale, preclusa da disposizioni di carattere assolutamente vincolante che non lasciano margini di apprezzamento discrezionale
”.

E, contestualmente, notificava il decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Bari, con accompagnamento immediato alla frontiera mediante la forza pubblica, previa convalida dinanzi al Giudice di Pace di Bari che veniva effettuata lo stesso giorno.

Il ricorrente, quindi, veniva accompagnato dinanzi al Giudice di Pace di Bari per la convalida, il quale all’esito di una accurata istruttoria non convalidava il provvedimento di accompagnamento alla frontiera con la seguente motivazione: “(…) allo stato i provvedimenti emessi sarebbero impugnabili, che non sussistono elementi di pericolosità sociale, ….., ritenuta la misura adottata non adeguata alla situazione personale e familiare evidenziata in atti“.

Avverso il decreto di irricevibilità veniva proposto ricorso al Tribunale di Bari – sezione specializzata in materia di immigrazione affidandolo a questi motivi di censura:

  • violazione e falsa applicazione degli artt. 7, 10 bis e 21-octies della legge 241/90;
  • violazione di legge per eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, illogicità e contraddittorietà della motivazione;
  • violazione e falsa applicazione dell’art. 5, comma 5 e ss. e dell’art. 30, comma 1, lett, b del d.lgs. 286/98;
  • violazione e falsa applicazione dell’art. 8 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU).

Il Tribunale di Bari accoglieva il ricorso e accertava il diritto del ricorrente al rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari ai sensi dell’art. 30, comma 1 lett. C D.Lgs. n. 286/98.

Avverso il decreto di espulsione veniva proposto ricorso al Giudice di Pace di Bari con i seguenti motivi:

  • violazione e mancata applicazione dell’art. 12 del dpr 394/99; violazione dell’art. 28, 29 del d.lgs. n. 298/98; violazione dell’art. 5, commi 5 e 9, del d. lgs. 286/98;
  • eccesso di potere, nelle figure sintomatiche del difetto di motivazione, illogicità ed irragionevolezza della motivazione;
  • violazione dell’art. 13, comma 2 bis, del d.lgs. n. 286/98;
  • violazione di legge per lesione del diritto all’unità familiare sancito dalla Costituzione, dal diritto internazionale e comunitario e dal T.U. in materia di immigrazione;
  • sussistenza dei requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi familiari;
  • violazione dell‘art. 3, 7 e 21 octies c. 2 della legge n. 241/90; eccesso di potere per difetto di istruttoria e carenza di motivazione.

Il Giudice di pace di Bari accoglieva il ricorso statuendo che il decreto di espulsione opposto era stato emesso in presenza dell’esistenza dei requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi famigliari palesandosi lo stesso gravemente lesivo del diritto all’unità familiare.

Si ringrazia l’avv. Uljana Gazidede per la segnalazione e il commento.