Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza
Ph: Silvia Di Meo
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Mem.Med, un progetto per ricercare e identificare le persone disperse nel Mediterraneo

Uno strumento di supporto legale, di memoria attiva, testimonianza e denuncia

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Mem.Med – MemoriaMediterranea/MémoireMéditerranée 1 è un progetto operativo, nato sul campo, per ricercare e identificare le persone migranti morte in mare e testimoniare le violenze che accadono nel Mediterraneo.

Le associazioni che hanno promosso Mem.Med – Borderline Sicilia, Carovane Migranti, Cledu, LasciateCIEntrare, Rete Antirazzista Catanese, Watch the Med AlarmPhone – si occupano da anni del monitoraggio degli arrivi nel Canale di Sicilia e nel Mediterraneo, nonché di tutela dei diritti delle persone migranti, in riferimento ai contesti di arrivo, identificazione, accoglienza e detenzione in Italia e in Europa. 

In uno scenario geo-politico caratterizzato dalla crescente militarizzazione dei confini e dall’adozione di approcci sempre più securitari in tema di politiche migratorie, il numero delle persone scomparse o morte nel Mediterraneo è progressivamente aumentato e così le realtà solidali attive sul territorio si sono trovate a confrontarsi con un crescente numero di richieste di supporto da parte dei familiari dei missing migrants, abbandonati dalle istituzioni competenti in condizioni di totale incertezza e di non sapere. La maggior parte dei corpi delle persone migranti morti in mare in questi anni, nel tentativo di arrivare in Europa, non è mai stata recuperata né identificata. Spesso, anche quando i corpi vengono estratti dal mare, non sono sottoposti ad alcuna procedura di ispezione e identificazione e quindi le salme finiscono per essere sepolte in tombe anonime contraddistinte da numeri, in cimiteri di varie città della Sicilia e in altri luoghi di approdo nel sud italiano ed europeo. 

Mem.Med è stato dunque concepito come uno strumento di supporto legale a famiglie, amici e comunità di persone migranti 2 con lo scopo di facilitare l’avvio delle procedure legali e burocratiche necessarie per ritrovare i propri cari ricercandoli nei centri di identificazione, nei centri di detenzione, nelle camere mortuarie o nei cimiteri che accolgono le vittime arrivate dal mare. A fronte di un sistema ufficiale di ricerca delle persone disperse frammentato, spesso disfunzionale, Mem.Med si propone di lavorare per sopperire alle mancanze sistemiche:  attivare processi di riforma normativa per tutelare il diritto alla ricerca dei familiari dispersi in mare, alla identificazione dei corpi e al rimpatrio delle salme; nonché diffondere prassi virtuose e innovative a tale scopo. 

Davanti alla sofferenza dei familiari delle vittime causata dall’attesa prolungata di risposte dalle istituzioni, dal confronto con procedure delicate e dolorose, dalla convivenza con la perdita ambigua, socialmente non riconosciuta e politicamente rimossa, Mem.Med mette inoltre a disposizione un supporto psico-sociale fondato su un lavoro di mutuo-aiuto e su pratiche collettive di cura con i familiari interessati.

Mem.Med è inoltre attiva sul piano della sensibilizzazione e l’advocacy nel testimoniare la violenza delle politiche e delle frontiere attraverso un lavoro di memoria attiva, testimonianza e denuncia. All’interno di una gestione emergenziale delle migrazioni, la normalizzazione della morte in frontiera e la riduzione dei missing migrants a dati quantitativi dimostrano una grave indifferenza rispetto al significato di queste morti e alla necessità di denunciarle e di raccontarle. Pertanto, il progetto punta a collaborare attivamente con quante più realtà impegnate nelle pratiche di archiviazione finalizzate alla costruzione di memoria collettiva, nell’organizzazione di azioni di sensibilizzazione e denuncia sulle due sponde del Mediterraneo, nell’ottica di contribuire a sostenere le richieste di verità e giustizia e di difendere il diritto alla libera circolazione attraverso la lotta contro politiche razziste e discriminatorie.

Davanti alle responsabilità europee e ai suoi crimini impuniti, la Memoria Mediterranea non è sopita né indifferente: se il Mare Nostro oggi è stato reso uno spazio di silenzio, negazione e morte, Mem.Med vuole contribuire alla costruzione di un deposito di memorie, di prassi giuridiche, di strategie di ricerca e monitoraggio del confine per combattere l’oblio che avvolge il mare e le storie di  chi lo attraversa. 

  1. Segui la pagina di Mem.Med
  2. Qui il Questionario per la ricerca di una persona migrante dispersa

Silvia Di Meo

Sono antropologa, ricercatrice e dottoranda in Scienze Sociali, attivista antirazzista. Opero nell’area del Mediterraneo, in particolare in Sicilia e in Tunisia. Mi occupo di etnografia delle frontiere, delle mobilità e delle mobilitazioni migranti, oltreché dell’analisi delle politiche migratorie ai confini esterni ed esternalizzati. Sono attiva nelle reti nazionali e internazionali per la libertà di movimento e per il supporto alle persone migranti.