Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza

Class Action sui ritardi della emersione 2020: chi non ha ricevuto ancora risposta può unirsi all’azione collettiva entro il 10 gennaio

di Giulia Crescini e Gennaro Santoro, avvocati

Fotografia: Giovanna Dimitolo

Dal 3 al 10 gennaio 2023 lavoratori, datori di lavoro ed associazioni possono intervenire nell’azione collettiva contro la Prefettura di Roma. La prima udienza davanti al Tar Lazio è prevista per il 31 gennaio. Depositata nei giorni scorsi analoga azione collettiva per l’efficienza della pubblica amministrazione (qui chiamata per brevità Class Action) contro la Prefettura di Milano. Ed a breve al via una nuova Class Action contro i ritardi nella definizione delle procedure di ricongiungimento familiare.

Il fallimento della sanatoria e la Class Action

Come denunciato nei giorni scorsi dalla Campagna Ero Straniero al 19 ottobre 2022, dei circa 220.000 lavoratori che hanno presentato la domanda di regolarizzazione ormai più di due anni fa, solo il 37,7% ha effettivamente ottenuto un permesso di soggiorno.

Numeri drammatici che hanno relegato nell’invisibilità decine di migliaia di lavoratori, costretti a continuare a vivere nell’invisibilità e senza diritti e persino costretti a non poter lasciare il territorio italiano nell’attesa della della definizione di una pratica che, per legge, non doveva durare più di 180 giorni. 

A Roma la situazione più allarmante. 

Al 3 ottobre 2022, su 17.371 domande presentate, quelle definite positivamente sono solo 5.202, mentre sono 2.373 le domande con esito negativo: neanche la metà delle pratiche è stata dunque finalizzata dalla Prefettura. E i pochi che hanno superato lo scoglio della Prefettura ora devono attendere mesi e mesi (in media sei) prima di poter accedere alla Questura per avviare la procedura di rilascio del permesso di soggiorno. 

Vista la drammatica situazione, su iniziativa di alcuni legali e delle associazioni ASGI, OXFAM Italia, CILD, Spazi Circolari, Nonna Roma, NAGA, Domina Roma Nord e Progetto Diritti è stata depositata al Tar del Lazio una class Action, sottoscritta da lavoratori stranieri e alcune delle associazioni menzionate, contro i gravi e persistenti ritardi della Prefettura di Roma, al fine di ottenere in tempi rapidi la conclusione di tutti i procedimenti pendenti.

Come unirsi alla Class Action contro la Prefettura di Roma

Il prossimo 31 gennaio si celebrerà la prima udienza e si apre ora la possibilità (dal 3 al 10 gennaio) di intervenire nel procedimento per tutti coloro i quali abbiano ancora la loro domanda di emersione pendente o per le associazioni.

Il numero del ricorso è RG 11325/2022 e per partecipare è necessaria l’assistenza di un legale. Chi avesse interesse (lavoratori che attendono l’esito della sanatoria o associazioni) può quindi contattare un avvocato oppure rivolgersi a Domina Roma Nord (servizioimmigrati@gmail.com) per tutte le informazioni. 

Inoltre, lo scorso 14 dicembre è stato depositato un ricorso collettivo analogo di fronte al TAR Lombardia contro i ritardi dei tempi delle pratiche di emersione pendenti di fronte alla Prefettura di Milano e si è in attesa della fissazione della prima udienza e della data a partire dalla quale sarà possibile intervenire in giudizio.

Le ragioni del ritardo secondo la Prefettura di Roma

La Prefettura di Roma ha risposto alla diffida inviata da 30 lavoratori e dalle associazioni promotrici della Class Action lo scorso 20 settembre, esponendo le ragioni dei ritardi. Si legge nella missiva che il ritardo è causato principalmente dall’inefficienza della piattaforma utilizzata per acquisire i pareri della Questura e dell’Ispettorato del Lavoro. Dopo aver sostenuto che dal mese di agosto 2021 al mese di settembre 2022 le convocazioni medie per la sottoscrizione del contratto di soggiorno si è attestato a mille convocazioni mensili, la Prefettura evidenzia che per oltre 7.500 pratiche era stato necessario un “soccorso istruttorio…al fine di consentire all’Ispettorato Territoriale di poter emettere il necessario parere di competenza, senza il quale è giuridicamente ed informaticamente preclusa la possibilità di addivenire alla definizione di qualsivoglia istanza di emersione. Con riferimento a tale ultimo aspetto, non può tacersi il fatto che l’adozione di un nuovo applicativo gestionale per le lavorazioni delle istanze di competenza degli Sportelli Unici Immigrazione presenti su tutto il Territorio Nazionale, messo in produzione dal Maggio 2022, non ha certamente contribuito ad imprimere un’accelerazione alle lavorazioni, causando anzi frequenti e ripetuti disservizi e ostacoli alla celere conclusione degli iter procedimentali e a cui vanno ricondotte le lamentate inerzie attribuite alla Prefettura di Roma e verificatesi nel periodo Aprile – Maggio 2022″.

Le proposte dei promotori della Class Action

Pur non potendo nella Class Action i ricorrenti (e neanche il Collegio giudicante) indicare misure per risolvere il problema denunciato (ritardo di oltre due anni), i promotori della Class Action hanno comunque voluto indicare possibili soluzioni alla fine del ricorso introduttivo: 

Solo al file di collaborare virtuosamente, come già rappresentato per le vie brevi, si ritiene sommessamente necessario – in primo luogo – un adeguamento del sistema informatico che è tra i principali motivi del disservizio di cui al presente ricorso. Si rende altresì necessario di disporre il  trasferimento di risorse umane che possano consentire di evadere le pratiche in modo più celere ed anche di chiarire in via istruttoria (vedi oltre) in che modo sono stati effettivamente spese le risorse finanziarie di cui al capitolo 5) del presente ricorso.      

Si rende infine necessario un intervento del Ministero dell’Interno – che, al contrario della Prefettura, non ha mai inteso colloquiare con i sottoscrittori della diffida – che mediante circolari potrebbe ad esempio chiarire che determinati requisiti (ad esempio: allontanamento dal territorio nazionale; idoneità alloggiativa; requisiti reddituali etc) possono essere pretesi per il buon esito del procedimento soltanto nei 180 giorni successivi alla presentazione della domanda – come di recente affermato dal Tar Campania, sent. 672/2022 – e non ad libitum. Così da risolvere ed evitare “soccorsi istruttori” e adempimenti endoprocessuali (preavvisi di rigetto, richiesta nuovo parere ITL, etc) che si protraggono per mesi e mesi: Così come, attraverso una circolare, potrebbe essere chiarito che eventuali disservizi informatici o eventuali omesse emanazione dei pareri da parte della Questura e/o della ITL, comportino l’adozione del meccanismo del silenzio assenso alle richieste di parere della Questura e dell’Ispettorato mutuando gli istituti giuridici della legge 241/90, alle disposizioni di cui  agli artt. 16 e ss. 

La prossima Class Action: contro i ritardi nelle pratiche di ricongiungimento

I ritardi riscontrati nella procedura di emersione rappresentano la punta dell’iceberg dei cronici ritardi che caratterizzano tutti i procedimenti amministrativi in cui sono coinvolti i cittadini stranieri. Dalla cittadinanza al rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, dal ricongiungimento familiare al decreto flussi. 

Per questa ragione, alcune delle associazioni del Comitato promotore della Class Action contro i ritardi della emersione, intendono replicare, già nelle prossime settimane, azioni analoghe. A partire da una Class Action contro i sistematici ritardi nella definizione dei procedimenti di ricongiungimento familiare. 

E’ solo di pochi giorni fa la notizia della morte di Annick, una donna di 37 anni, che da oltre un anno aveva chiesto il ricongiungimento con i propri figli che vivono in Costa D’Avorio. Annick l’11 novembre scorso ha finalmente ottenuto il nullaosta al ricongiungimento. Ma ora Annick non c’è più e con lei se ne va anche il sogno di ricongiungersi con i figli che non vedeva da otto lunghi anni. In nome di Annick e dei suoi figli verrà dunque promossa una Class Action contro i sistematici e drammatici ritardi di Prefetture e Ambasciate nel consentire il ricongiungimento familiare. Una procedura che dovrebbe concludersi in non oltre 120 giorni ma che, come nel caso Annick, spesso dura oltre un anno.

Anche per questa Class Action è possibile chiedere informazioni a Domina Roma Nord all’indirizzo servizioimmigrati@gmail.com.