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Photo credit: Lighthouse Reports

Respingimenti illegali dall’Italia alla Grecia: richiedenti asilo detenuti in prigioni segrete

Una nuova inchiesta di Lighthouse Reports

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Un team investigativo1 coordinato da Lighthouse Reports documenta centinaia di respingimenti illegali: le persone sono rinchiuse in prigioni segrete ricavate nelle stive dei traghetti di linea fra Italia e Grecia.

«Mentre i vacanzieri sorseggiano birra fresca e cocktail sul ponte di un traghetto passeggeri tra Italia e Grecia, una situazione molto diversa si sta svolgendo sottocoperta. Nel ventre di queste imbarcazioni ci sono persone, compresi bambini, incatenate e rinchiuse in luoghi bui contro la loro volontà». E’ quanto hanno i documentato i giornalisti investigativi di Lighthouse Reports. Una odiosa pratica di respingimento poco conosciuta in Europa, in cui le prigioni segrete su navi private sono utilizzate per riportare illegalmente i richiedenti asilo dall’Italia ai porti ellenici.

Lighthouse Reports, in collaborazione con SRF, ARD Monitor, Al Jazeera, Il Domani e Solomon, ha ottenuto fotografie, riprese video e testimonianze che rivelano le modalità con cui le persone che rischiano la vita nascondendosi sui traghetti diretti ai porti adriatici italiani di Venezia, Ancona, Bari e Brindisi nella speranza di chiedere asilo si vedono negare l’opportunità di farlo.

Il team di giornalisti investigativi in questi anni ha rivelato diverse pratiche di respingimento lungo i confini interni ed esterni dell’Unione europea: dagli “uomini-fantasma smascherati” che picchiano brutalmente le persone in movimento al confine croato-bosniaco, all’esistenza di “siti neri”, luoghi di detenzione illegale utilizzati dalle forze di sicurezza in particolare in Bulgaria, Ungheria e Croazia per trattenere le persone prima di deportarle, fino ai respingimenti dalla Grecia alla Turchia operati da altri migranti sotto ricatto della polizia greca.

Gli episodi di respingimento e di violazione del diritto di asilo nei porti italiani del Mar Adriatico non sono una novità, sono una pratica che un gruppo di associazioni italiane (SOS Diritti Venezia, Ambasciata dei Diritti di Ancona, ASGI), unite nella Rete dei Porti Adriatici, sta denunciando da diversi anni attraverso le testimonianze delle persone respinte. «I respingimenti e riammissioni di cittadini stranieri – sottolinea il network – rintracciati a bordo delle navi o nell’immediatezza dell’area di sbarco dei principali porti italiani adriatici, avvengono con procedure informali, senza adeguata valutazione delle situazioni individuali, della minore età e della volontà di chiedere asilo, in violazione del diritto d’asilo e delle garanzie convenzionali e delle disposizioni dello stesso Accordo di riammissione concluso tra Italia e Grecia2».

Tuttavia fino ad oggi non era mai stata documentata la presenza di questi luoghi informali di detenzione.

«Abbiamo scoperto – scrive Lighthouse Reports – che i richiedenti asilo, compresi i bambini, sono detenuti in prigioni non ufficiali, a volte per più di un giorno, nel ventre delle navi passeggeri dirette dall’Italia alla Grecia, come parte dei respingimenti illegali da parte delle autorità italiane».

I giornalisti ricordano che nel 2014 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel “caso Sharifi et al. v. Italia e Grecia” ha stabilito che l’Italia aveva rimpatriato illegalmente richiedenti asilo in Grecia negando loro la possibilità di presentare domanda di protezione. Otto anni dopo questa pratica continua a pieno regime.

La documentazione raccolta

I giornalisti durante numerosi viaggi di reportage tra l’Italia e la Grecia su navi commerciali di proprietà del gigante greco dei traghetti Attica Group, sono riusciti a fotografare i siti utilizzati per trattenere i richiedenti asilo su queste navi, a volte ammanettati a degli scaffali di metallo.

Hanno poi scoperto che sul traghetto Asterion II le persone sono rinchiuse in un ex bagno con docce e servizi igienici rotti, insieme a due materassi. I nomi e le date dei detenuti sono scarabocchiati sui muri in diverse lingue. Le immagini di questa stanza sono state ottenute con una piccola telecamera attraverso il buco della serratura. Le prove raccolte corrispondono alle descrizioni fornite dai richiedenti asilo.

Grafico di Lighthouse Reports

Sulla nave commerciale Superfast I, le persone sono trattenute in un box di metallo simile ad una gabbia che si trova nel garage di uno dei ponti inferiori. Un luogo angusto dove in estate le temperature sono molto alte come riporta la testimonianza di un richiedente asilo afghano trattenuto in questo luogo: «È una stanza lunga 2 metri e larga 1,2 metri. È una piccola stanza […] Hai solo una bottiglietta d’acqua e niente cibo […] Dovevamo stare in quella piccola stanza all’interno della nave e accettare le difficoltà».

Sul traghetto Superfast II, i richiedenti asilo sono tenuti in una stanza dove vengono ritirati i bagagli. Un richiedente asilo afghano è riuscito a farsi un selfie mentre era ammanettato a tubi di metallo. 

Foto tratte da Lighthouse Reports

I giornalisti hanno inoltre verificato che tra i detenuti ci sono minorenni, in particolare hanno conosciuto tre minori rimpatriati in questo modo illegale dall’Italia alla Grecia. Baloosh, afghano di 17 anni, ha riferito a Lighthouse Reports: «Mi hanno rispedito illegalmente in Grecia sulla nave. Non mi hanno chiesto nulla della mia richiesta di asilo o altro».

Oltre alle testimonianze, alle fotografie e video, i giornalisti hanno ricevuto conferma di queste pratiche di respingimento e delle presenza delle prigioni segrete anche da alcuni membri dell’equipaggio dei traghetti.

Una serie di prove che avvalorano le denunce dell’azione di monitoraggio della rete di associazioni e che confermano il persistere di condotte illegittime e gravemente lesive dei diritti fondamentali attuate in sinergia tra le forze di polizia e aziende prive di scrupoli.

  1. Sara Creta, Stavros Malichudis, Jack Sapoch, May Bulman, Klaas van Dijken, Maj-Britt Horlacher, Conradin Zellweger, Jonah Hull, Lisa Seemann, Julia Regis
  2. L’accordo è in vigore dal 1999 ma non è mai stato ratificato dal parlamento italiano: https://www.meltingpot.org/app/uploads/1999/03/GR_ITL.pdf

Stefano Bleggi

Coordinatore di  Melting Pot Europa dal 2015.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: stefano.bleggi@meltingpot.org