Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza
/

Melilla, il 24 giugno la Marcia per la Giustizia

L'appello e la raccolta delle adesioni: «Massacro di Melilla: un anno senza giustizia, un anno di impunità»

Venerdì 23 giugno parte da Madrid la Caravana Abriendo Fronteras che toccherà diversi luoghi significativi delle politiche migratorie della Spagna, un altro dei Paesi europei impegnato nell’esternalizzazione delle frontiere e nel respingimento delle persone migranti. Tra le tappe della carovana di attivisti e attiviste, organizzata in collaborazione con Carovane Migranti e che seguiremo per l’intero tragitto, la più importante sarà quella di Melilla, l’enclave in territorio marocchino dove lo scorso anno fu commesso un vero e proprio massacro, un crimine di diritto internazionale perpetrato dalla polizia marocchina e spagnola.
La Caravana sta raccogliendo le adesioni all’appello della marcia che si conclude con 12 richieste; è possibile firmare a questo link (solo firme di collettivi e di associazioni): https://bit.ly/45Oait7

L’appello

Il 24 giugno 2023 ricorre un anno dal massacro di Melilla. Un anno di gravi violazioni dei diritti umani perpetrate dagli Stati spagnolo e marocchino, che hanno portato, secondo diverse fonti specializzate, alla morte e all’esecuzione extragiudiziale di almeno 37 persone, 77 vittime di sparizione forzata, centinaia di persone sottoposte a negazione di assistenza, tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti. La maggior parte erano rifugiati dal Sudan, molti dei quali minorenni, che sono stati espulsi illegalmente e ai quali è stato impedito di esercitare il loro diritto umano di chiedere asilo.

È passato un anno dal massacro di Melilla, “il più grave degli ultimi tempi” perpetrato sul suolo europeo, secondo l’Associazione Marocchina per i Diritti Umani, come sostengono anche il movimento antirazzista e molteplici organizzazioni per i diritti umani in Spagna, organismi internazionali e relatori speciali delle Nazioni Unite. Nonostante ciò, il governo spagnolo è sistematicamente venuto meno al suo dovere di “debida diligenza” (N.d.T., insieme di precauzioni che la legge o il buon senso consigliano di adottare nello svolgimento di un’attività per evitare danni prevedibili) rifiutandosi di chiarire i fatti, determinare le responsabilità, promuovere l’assunzione di responsabilità e riparare i danni.

Per tutto quest’anno, l’opacità e le versioni contraddittorie e fallaci hanno prevalso nelle dichiarazioni della persona più responsabile delle azioni delle Forze e dei Corpi di Sicurezza dello Stato spagnolo, il Ministro degli Interni Fernando Grande-Marlaska, che è stato graniticamente sostenuto dai partiti della coalizione del sedicente “governo più progressista della storia della Spagna” e pubblicamente appoggiato più e più volte dal Presidente Pedro Sánchez, come prova dell’anti-negritudine, del razzismo sistemico e istituzionale dello Stato spagnolo.

I crimini di diritto internazionale perpetrati il 24 giugno 2022 da agenti statali spagnoli e marocchini non possono essere descritti come una tragedia. È un’azione coordinata tra due governi che ha portato a un massacro. È un massacro che, come quello del Tarajal e altri precedenti, dimostra il carattere razziale e coloniale delle politiche migratorie progettate dall’Unione Europea e attuate dagli Stati membri, così come da Paesi terzi con l’obiettivo di ostacolare e impedire la mobilità internazionale dal Sud al Nord globale e di eseguire il saccheggio di beni e risorse nella direzione opposta.

In questo contesto, le organizzazioni sottoscritte denunciano che:

La stragrande maggioranza dei sopravvissuti al massacro di Melilla che sono stati espulsi illegalmente erano rifugiati:

Il 24 giugno 2022, le autorità di polizia hanno effettuato a Melilla centinaia di rimpatri sommari e collettivi qualificati come illegali dal Defensor del Pueblo spagnolo e dalla Commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, poiché non rispettavano gli standard del giusto processo, eliminando per i rifugiati la possibilità di richiedere asilo nelle condizioni e con le garanzie determinate dagli standard internazionali, dalla Legge spagnola sull’Asilo e anche dalla stessa Legge sulla Sicurezza dei Cittadini, meglio conosciuta come Ley Mordaza (N.d.T. Legge Bavaglio).

La grande maggioranza delle vittime del massacro di Melilla proveniva dal Sudan, un Paese immerso in una profonda crisi politica e in un conflitto armato che imperversa da anni contro la popolazione civile. Una realtà ampiamente riconosciuta dallo Stato spagnolo, che negli ultimi cinque anni, secondo i dati del Ministero dell’Interno, ha concesso il 90% degli status di protezione internazionale ai sudanesi che sono riusciti a raggiungere il territorio spagnolo per chiedere asilo, nonostante la discriminazione nella concessione dei visti che i rifugiati neri subiscono in modo particolare e sproporzionato rispetto ad altre popolazioni perseguitate, come dimostra la risposta prioritaria dell’Europa ai rifugiati provenienti dall’Ucraina.

Inoltre, la maggior parte dei rifugiati neri provenienti da Paesi africani in conflitto non sono autorizzati a essere trasferiti in Spagna attraverso la procedura stabilita dall’articolo 38 della Legge sull’asilo, che consente loro di avviare il processo di protezione internazionale presso i consolati e le ambasciate spagnole in qualsiasi Paese. È il caso del rifugiato sudanese Basir che, dopo essere stato torturato ed espulso illegalmente, è l’unico sopravvissuto al massacro del 24 giugno 2022 ad aver presentato domanda di protezione internazionale all’ambasciata spagnola di Rabat. Ad oggi, la richiesta di Basir rimane senza risposta da parte del governo spagnolo, in attesa del suo trasferimento in Spagna, il che dimostra che questo percorso difeso dal Ministero dell’Interno davanti al Parlamento europeo e a quello spagnolo, e sostenuto dalla Spagna nel caso di N.D. e N.T. contro la Spagna davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, non è altro che una falsità.

E l’impunità per i crimini di diritto internazionale e altre violazioni dei diritti umani:

A un anno dal massacro di Melilla nessuno dei responsabili è stato indagato e tutti godono di assoluta impunità. Da un lato, la Commissione parlamentare d’inchiesta è stata ostacolata in diverse occasioni, fino a renderla inefficace grazie al patto di impunità dei partiti della coalizione di governo.

D’altra parte, nonostante l’annuncio della Procura generale dello Stato di voler indagare sui fatti, il 23 dicembre 2022 la Procuratrice per gli stranieri, Beatriz Sánchez, ha chiuso l’inchiesta senza richiedere un’indagine giudiziaria, con una decisione che viola il dovere di “debida diligencia” dello Stato e il diritto di accesso alla giustizia per le vittime.

Lo Stato spagnolo ignora inoltre deliberatamente le proprie responsabilità internazionali e i propri poteri giurisdizionali in materia di diritti umani e di crimini di diritto internazionale.

È passato un anno e lo Stato spagnolo non ha ancora aperto un’indagine indipendente e imparziale che consenta alle vittime e alle loro famiglie di accedere alla verità, alla giustizia e al risarcimento, come unico modo per garantire che non si ripeta un altro massacro di migranti e rifugiati in territorio spagnolo, perpetrato da agenti dello Stato spagnolo o con la loro acquiescenza. A distanza di un anno, le azioni e le omissioni dello Stato rimangono non indagate e impunite. Un anno dopo, le vittime non hanno ancora accesso al loro diritto alla giustizia e le famiglie non hanno trovato, identificato o seppellito i loro morti.

Per tutti questi motivi e di fronte a un anno senza giustizia, chiediamo:

1) L’immediata destituzione del Ministro degli Interni, Grande-Marlaska, in quanto maggior responsabile dell’operazione attuata il 24 giugno 2022 a Melilla e la sua rimozione da qualsiasi lista elettorale nelle prossime elezioni generali del 23 luglio.

2) In vista delle prossime elezioni politiche, è essenziale che i partiti politici si impegnino pubblicamente nella ricerca della verità, della giustizia e del risarcimento delle vittime del massacro di Melilla.

3) L’apertura di meccanismi investigativi indipendenti ed efficaci che rispettino l’obbligo dello Stato spagnolo di perseguire i crimini internazionali, specialmente quelli perpetrati dai suoi stessi agenti contro persone razzializzate.

4) Mettere immediatamente a disposizione delle famiglie tutti i meccanismi necessari per la ricerca delle persone scomparse, nonché per l’identificazione e il recupero dei resti delle vittime mortali.

5) L’effettiva implementazione dei mezzi per avviare la procedura di protezione internazionale nelle delegazioni diplomatiche all’estero, attraverso l’articolo 38 della Legge sull’Asilo, così come la creazione di altri meccanismi legali e sicuri per ottenere visti e richiedere protezione internazionale in Spagna provenendo da altri Stati.

6) Il trasferimento immediato in Spagna del rifugiato sudanese Basir e la concessione immediata della protezione internazionale per lui e per tutti i sopravvissuti al massacro del 24 giugno 2022.

7) L’eliminazione del meccanismo specifico per i rimpatri e le espulsioni da Ceuta e Melilla in quanto discriminatorio rispetto al resto della popolazione e per la mancanza di garanzie legali di base per qualsiasi procedura.

8) La fine delle espulsioni e delle deportazioni illegali in tutto il territorio spagnolo.

9) L’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione razziale nell’accesso reale ed effettivo alla protezione internazionale.

10) Risorse sufficienti, efficaci e decentrate per le vittime di persecuzioni e violazioni dei diritti umani, nonché l’eliminazione di qualsiasi barriera che impedisca l’accesso effettivo all’Amministrazione per richiedere asilo in Spagna.

11) L’eliminazione dei centri razzisti per la privazione della libertà degli stranieri noti come Centros de Internamiento de Extranjeros (N.d.T. CIE, corrispondenti ai CPR italiani)

12) La priorità, durante la Presidenza spagnola del Consiglio dell’Unione Europea, del dibattito sul rispetto dei diritti delle persone nei processi di mobilità umana, così come la lotta contro l’impunità per i gravi crimini internazionali perpetrati da agenti statali di e negli Stati membri.