Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza
Ph: Giovanna Dimitolo - Milano, corteo 6 maggio
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Un’analisi della normativa contenuta nel Decreto Legge n. 20 del 2023 (c.d. DL Cutro)

La prima parte di un approfondimento sul DL 20/2023 convertito con modifiche nella Legge 50/23

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Nel corso degli ultimi anni sono stati tre gli interventi legislativi in materia di diritto dell’immigrazione volti principalmente a contrastare il fenomeno dell’immigrazione irregolare. I c.d. “decreti sicurezza”, emanati dal governo “Conte 1”, il decreto c.d. “Lamorgese” del governo “Conte 2” e, da ultimo, il recentissimo Decreto c.d. “Cutro” 1 dell’attuale governo Meloni. In tutti e tre i casi citati, si è trattato di interventi nati più da spinte di natura politico-ideologica che da ragioni di necessità. Interventi a contenuto eterogeneo che hanno cioè apportato modifiche in diversi settori del diritto dell’immigrazione senza però procedere ad un’auspicabile riforma organica e completa del sistema normativo in materia di immigrazione.

Se i “decreti sicurezza” e il decreto “Lamorgese” hanno fallito rispetto agli obiettivi che si ponevano, non risolvendo i problemi connessi alla immigrazione clandestina e abbassando drasticamente i livelli di tutela e di protezione dei migranti che arrivano nel nostro Paese, viste le premesse, il Decreto c.d. “Cutro” rischia di fare la stessa fine.

Il Decreto Legge n. 20 del 2023

Il 26 febbraio del 2023 un’imbarcazione partita dalla Turchia arriva a pochi metri dalla riva del litorale calabrese, presso la riva del litorale di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, prima di spezzarsi e colare a picco. Nel terribile naufragio muoiono quasi cento persone, un terzo delle quali bambini. Una tragedia che ha colpito e commosso l’Italia, generando numerose critiche e proteste per la gestione dei soccorsi e, più in generale, per le politiche in materia migratoria messe in atto dall’Italia.

La risposta del Governo a quanto accaduto il 26 febbraio è la celebrazione di un Consiglio dei Ministri speciale proprio a Cutro con l’approvazione, nell’occasione, del decreto legge n. 20 del 2023 recante: «Disposizioni urgenti in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare». Il Decreto Legge n. 20 del 2023 è stato successivamente convertito in legge il 5 maggio del 2023 2 con l’approvazione di alcuni emendamenti che però non ne modificano l’impostazione generale.

La nuova normativa prevede novità in tema di immigrazione clandestina e di flussi di ingresso per lavoro ma, soprattutto, incide in maniera rilevante sulla protezione internazionale e sulla protezione speciale prevedendo una stretta sui permessi per cure mediche e per calamità.

Si tratta di un intervento normativo che, quindi, apporta modifiche in diversi campi del diritto dell’immigrazione e che richiede pertanto una disamina approfondita. Per tale ragione si è ritenuto opportuno non concentrare detta analisi in un unico intervento ma cercare di analizzare le diverse modifiche normative raggruppandole per campi di intervento. In questo primo articolo l’attenzione viene allora focalizzata sulle norme in materia di permesso di soggiorno per minori non accompagnati e sulla protezione internazionale e speciale.

Permesso di soggiorno per minori non accompagnati

Un primo significativo intervento riguarda i permessi di soggiorno per minori non accompagnati.

Con l’espressione “minore straniero non accompagnato” (MSNA), in ambito europeo e nazionale, si fa riferimento al minore di anni diciotto, cittadino di Stati non appartenenti all’Unione europea o apolide, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.

Nel nostro ordinamento la tutela e la protezione dei minori stranieri non accompagnati sono assicurate da molteplici disposizioni a partire dal Testo Unico Immigrazione (Decreto Legislativo 286/1998 3).

Peraltro, l’Italia è l’unico paese Europeo che nel 2017, con l’approvazione della legge n. 47 4 si è dotato di una normativa specificamente rivolta ai minori stranieri non accompagnati che prevede per il minore straniero non accompagnato di ottenere due tipologie di permesso di soggiorno:

  • a) permesso di soggiorno per minore età, il quale può essere richiesto direttamente dal minore, o dall’esercente responsabilità genitoriale, anche prima della nomina del tutore;
  • b) permesso di soggiorno per motivi familiari, rilasciato al minore infraquattordicenne affidato o sottoposto alla tutela di un cittadino italiano con cui convive o al minore ultraquattordicenne affidato o sottoposto alla tutela di  un cittadino italiano o di un cittadino straniero regolarmente soggiornante con cui convive. 

La nuova disciplina prevista dal Decreto Legge n. 20 del 2023 ha inciso soprattutto sulla materia della conversione del permesso di soggiorno concesso al minore straniero non accompagnato. Infatti, le nuove norme restringono la possibilità di conversione limitando ad un anno il periodo massimo di validità del permesso da concedere per motivi di studio, accesso al lavoro o lavoro subordinato o autonomo, previo parere positivo del Comitato per i minori stranieri. Solo in caso di minori inseriti in un progetto di integrazione sociale e civile gestito da un ente pubblico o privato iscritti in apposito registro possono vedersi riconoscere, in sede di conversione, un permesso di soggiorno della durata massima di due anni.

La Protezione internazionale

Con il termine protezione internazionale si intende la protezione che viene offerta a persone che sono oggetto di persecuzione, o vittime di un danno grave, nel loro Paese. In Italia, alla luce delle normative di riferimento, le forme di protezione internazionale previste e garantite sono due: l’Asilo Politico e la Protezione Sussidiaria.

La Legge n. 50 del 2023 ha inciso anche su questo strumento di tutela con modifiche che riguardano la procedura volta ad ottenere il riconoscimento di tale status. Nello specifico le novità riguardano:

  • l’introduzione di una nuova ipotesi di procedura accelerata per domande presentate direttamente alla frontiera o in zone di transito, nel caso in cui il richiedente provenga da Paese di origine sicura;
  • la limitazione dell’inammissibilità della domanda reiterata ai casi in cui non siano stati addotti elementi nuovi o prove nuove “che rendano significativamente più probabile che la persona possa beneficiare della protezione internazionale, salvo che il richiedente alleghi fondatamente di essere stato, non per sua colpa, impossibilitato a presentare tali elementi o prove in occasione della sua precedente domanda o del successivo ricorso giurisdizionale”. L’onere della prova della mancanza di colpa è a carico del richiedente.
  • la non sospensione, in caso di ricorso, dell’efficacia del provvedimento di rigetto di domande presentate direttamente alla frontiera, della seconda domanda reiterata quando già la prima reiterata era stata rigettata e della domanda reiterata presentata per la prima volta in fase di esecuzione del provvedimento di allontanamento e dichiarata inammissibile.

La nuova disciplina prevede inoltre che, scaduto il termine per l’impugnazione, la decisione ostativa al rilascio di un permesso per protezione internazionale, sarà accompagnata da un’attestazione sull’obbligo di rimpatrio e divieto di reingresso che produrrà gli stessi effetti del provvedimento di espulsione amministrativa e potrà essere impugnata unitamente al provvedimento di rigetto con un unico ricorso ex art. 35 D.lgs. n. 25/2008.

È stata infine prevista la possibilità di perdere lo status di rifugiato nel caso di rientro nel Paese di origine per un periodo di breve durata, se il viaggio non è giustificato da gravi e comprovati motivi.

La Protezione Speciale

Altra modifica rilevante e di grande impatto riguarda la disciplina della Protezione Speciale che, non viene eliminata, ma, fortemente limitata.

Quella speciale è una forma di protezione straordinaria introdotta nel 2018 con i c.d. “decreti sicurezza” al posto dell’abrogata protezione umanitaria. Quest’ultima era una forma di protezione residuale riservata a chi, per gravi situazioni di carattere umanitario, non poteva essere allontanato dal territorio nazionale. La protezione umanitaria poteva essere concessa per ragioni strettamente connesse alla situazione del richiedente ed in particolare per motivi di salute, età, rischio di trovarsi in situazioni difficili per cause esterne, ambientali o politiche. Con i decreti sicurezza la protezione umanitaria era stata soppressa e sostituita con una serie di casi straordinari in cui era possibile il rilascio di un permesso di soggiorno: sfruttamento lavorativo, violenza domestica, cure mediche, calamità e atti di particolare valore civile.

Il Decreto Legge 20 del 20223 (c.d. Decreto Cutro), convertito con modifiche nella legge n. 50/23 ha di fatto eliminato le modifiche apportate nel 2020 all’articolo 19, restringendone nuovamente le ipotesi di divieto di espulsione e, conseguentemente, le possibilità di rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale. La nuova normativa dunque:

  • cancella dall’ordinamento giuridico italiano il permesso di soggiorno per protezione speciale, prevedendo inoltre che i permessi di protezione speciale già rilasciati e in corso di validità siano rinnovati una sola volta con durata annuale, salva la facoltà di conversione in permessi per motivi di lavoro;
  • limita drasticamente il divieto di espulsione per motivi di salute, consentendo l’applicazione di tale divieto solo nei casi di “gravi condizioni psicofisiche o derivanti da gravi patologie”. È dunque possibile far ricorso a tale strumento solamente nelle ipotesi in cui le condizioni di salute che attivano il divieto derivino da “patologie di particolare gravità non adeguatamente curabili nel Paese di origine”;
  • impedisce di convertire il permesso di soggiorno rilasciato per cure mediche in permesso di lavoro;
  • limita il permesso per calamità (art. 20 bis TUI) alle situazioni “contingenti ed eccezionali” e non più alla sola situazione di “grave calamità”, rendendolo rinnovabile per soli 6 mesi ed escludendo la possibilità di convertirlo in permesso per motivi di lavoro;
  • inserisce un nuovo caso di rilascio del permesso di soggiorno per le vittime di violenza domestica anche le vittime del delitto di “costrizione o induzione al matrimonio”.
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  1. DL n. 20/2023: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/05/05/23A02665/sg
  2. Legge 5 maggio 2023, n. 50: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/05/05/23G00058/sg
  3. In materia di minori non accompagnati, oltre alle disposizioni contenute nel Testo unico in materia di immigrazione (D.Lgs. n. 286/1998), occorre fare riferimento al regolamento di attuazione del Testo Unico menzionato(D.P.R. n. 394/1999); al regolamento 535/1999 concernente i compiti del Comitato per i minori stranieri, le cui competenze dal 2012 sono state trasferite alla Direzione Generale dell’Immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e al D. Lgs 142/2015 riguardante le norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.
  4. https://www.normattiva.it/eli/id/2017/04/21/17G00062/CONSOLIDATED

Avv. Arturo Raffaele Covella

Foro di Potenza.
Sono impegnato da anni nell’ambito della tematica del diritto dell’immigrazione, con particolare attenzione alla protezione internazionale e alla tutela dei lavoratori stranieri. Collaboro con diverse associazioni locali che si occupano di migrazioni. Scrivo per diverse riviste.