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Protezione speciale al richiedente del Kosovo: in caso di rimpatrio vedrebbe leso e compromesso il diritto primario alla vita privata e familiare

Tribunale di Bari, decreto del 30 ottobre 2023

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Il caso riguarda un cittadino kosovaro che fuggiva dal suo paese nel 1998 all’indomani della morte del padre avvenuta durante il conflitto conseguente alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia.

Dopo aver vissuto all’estero ed aver fatto ritorno in Kosovo, dove vivono la madre, una sorella e due fratelli, decideva di lasciarlo nuovamente a causa del perdurante, e mai sanato, trauma psicologico prodotto dal conflitto ed affettivo determinato dalla perdita del padre. Entrato nel territorio italiano nel 2007, dopo anni difficili per tentare di inserirsi nel contesto sociale ed economico italiano, trovava lavoro dapprima come trasportatore e poi come muratore. Trasferitosi a in Friuli-Venezia Giulia iniziava una relazione dalla quale nasceva la sua primogenita, la quale soffre di un disturbo dello spettro autistico e risulta in carico al servizio N.P.I.A. della città natale.

Il rapporto con la compagna dopo un periodo di convivenza si interrompeva in modo brusco, con richiesta di quest’ultima al Tribunale per i Minorenni di Trieste della decadenza della responsabilità genitoriale del ricorrente, ma restava saldo e continuo quello con la figlia, la quale trae giovamento dalla vicinanza del padre con cui gioca e manifesta affettività, atteggiamenti assai importanti per la crescita di qualsiasi minore, a maggior ragione considerata la sua sindrome.

Per consentire uno sviluppo psico-fisico della minore i S.S. del Comune natale predispongono un patto educativo di incontri protetti con il ricorrente, da effettuarsi ogni lunedì della settimana dal 07/07/2020 al 15/12/2020, finalizzati: A) per l’osservazione delle dinamiche relazionali genitore/figlio e B) per facilitazione/mediazione/negoziazione delle dinamiche relazionali.

Successivamente, veniva attinto da decreto di espulsione e trattenuto presso il C.P.R. di Bari e durante il trattenimento formalizzava la richiesta di protezione internazionale.

Il Tribunale di Bari – sezione protezione internazionale – non convalidava il trattenimento ordinando la rimessione in libertà dal CPR. In data 25.09.2020 veniva condotta l’audizione personale del ricorrente da parte della Commissione, nella quale il ricorrente spiegava le ragioni del suo allontanamento dal Kosovo e, soprattutto, del grande legame con la figlia, degli importanti progressi che la stessa fa interagendo con lui, nonché, del timore di essere allontanato da lei. In esito a tale audizione, la Commissione decideva di non riconoscere nessuna forma di protezione.

Il provvedimento veniva impugnato perché ritenuto illegittimo ed annullabile per omessa valutazione da parte della Commissione del riconoscimento della protezione per motivi umanitari e/o protezione speciale.

La Commissione era tenuta a valutare la situazione attuale del Kosovo, notoriamente da tutti considerata una polveriera pronta ad esplodere a causa delle continue tensioni con Belgrado e dei possibili scontri etnici tra Serbi e Albanesi. Peraltro, proprio la città di Mitrovica attualmente è separata sia dal punto di vista etnico che politico, in quanto nella zona nord vivono i serbi ed i non-albanesi, mentre a sud gli albanesi.

Mentre per quel che concerne la possibilità di concedere una tutela all’unità familiare se ne deduceva che se il ricorrente non avesse perso la responsabilità genitoriale avrebbe ottenuto dalla Commissione l’accoglimento della sua domanda, per il medesimo ragionamento si è indotti a ritenere che se la riacquistasse non ci sarebbe bisogno di ritornare in Commissione perché verrebbe concesso direttamente dalla Questura. Quel che difetta nel ragionamento condotto dalla Commissione è la mancata valutazione della situazione di fatto più che quella di apparente diritto. Peraltro, la Commissione non si è interessata nemmeno di comprendere per quali ragioni fosse decaduto dalla responsabilità genitoriale ed al contempo per quale ragione il Tribunale per i Minorenni di Trieste ha ritenuto di incaricare i servizi sociali per redigere un piano di incontri con la minore. Alla luce di quanto sostenuto dal ricorrente e della documentazione prodotta si chiedeva all’Ecc.mo Tribunale di valutare ora per allora la concessione di un titolo autorizzatorio speciale che consenta al ricorrente di svolgere il suo ruolo di genitore e di non interrompere gli incontri con la minore finalizzati all’osservazione delle dinamiche relazionali tra il ricorrente e la figlia, evidentemente per riconcedergli la responsabilità genitoriale.

Il Tribunale di Bari all’esito di una accurata istruttoria accoglieva la domanda del ricorrente con la seguente motivazione: “alla luce delle evidenziate circostanze, può concludersi nel senso che la protezione c.d. umanitaria e la “protezione speciale” hanno in comune i seguenti elementi:

  • il subordinare il riconoscimento della tutela (ed il conseguente divieto di espulsione) all’accertamento della sussistenza di un rischio di compromissione di diritti fondamentali – ora espressamente compendiati nel diritto al rispetto della vita privata e familiare – dipendente dal rimpatrio in ragione delle particolari condizioni personali dello straniero;
  • la necessaria contestualizzazione delle condizioni personali del richiedente e, dunque, la comparazione tra l’esperienza dello straniero sul territorio nazionale e quella nel Paese d’origine. Ora come allora, non è sufficiente l’allegazione di un’esistenza migliore in Italia, sotto il profilo dell’integrazione sociale, personale o lavorativa, ma è necessaria una valutazione comparativa tra la vita privata e familiare del richiedente in Italia e quella che egli ha vissuto prima della partenza e alla quale si troverebbe esposto in conseguenza del rimpatrio (Cass., Sez. I, n. 7733/2020), al fine di accertare se lo straniero sia al punto sradicato dal paese di provenienza (sul piano socio-economico e su quello personale) che il solo rimpatrio costituisca motivo di pregiudizio di diritti fondamentali personali.

È doveroso precisare che l’art.19 comma 1.1. d.lgs. n. 286/1998 è stato parzialmente modificato – con riferimento alla normativa che disciplina la protezione speciale – dal D.L. n. 20 del 2023 (c.d. “Decreto Cutro”), convertito con l. n. 50 del 5 maggio 2023.

Tuttavia, come espressamente previsto dal su richiamato Decreto-legge all’art. 7 comma 2, “per le istanze presentate fino alla data di entrata in vigore del presente decreto, ovvero nei casi in cui lo straniero abbia già ricevuto l’invito alla presentazione dell’istanza da parte della Questura competente, continua ad applicarsi la disciplina previgente”.

Pertanto, considerando che, la domanda di protezione internazionale è stata avanzata in data antecedente all’entrata in vigore sia del D.L. n. 20/2023 – e ciò si deduce a fortiori dalla data di adozione del provvedimento impugnato, senz’altro antecedente alla entrata in vigore della su citata Legge – si applica il disposto del suddetto art. 19 nella sua forma previgente.

Va altresì posto in evidenza che, a seguito del periodo di detenzione carceraria e dopo l’infortunio occorsogli nel dicembre del 2022 (cfr. all. 1 nota di deposito del 23.10.2023), il ricorrente è riuscito a trovare un’occupazione lavorativa, tutt’ora in essere, tale da consentirgli di sostentarsi autonomamente e dignitosamente, dal punto di vista economico, con le retribuzioni (conformi ai principi dettati dall’art. 36 Cost.) percepite grazie allo svolgimento dell’attività lavorativa.

Inoltre, il ricorrente è padre di una minore, nata e residente in Italia (cfr. certificato di nascita rilasciato il 27.4.2021) alla quale risulta essere fortemente legato, nonostante sia decaduto dalla responsabilità genitoriale (cfr. decreto del 1636/2019 del Tribunale per i minorenni di Trieste, il quale richiama il precedente decreto del 18.5.2016).

In particolare, l’istante – da marzo 2017 – ha intrapreso un percorso di incontri settimanali protetti con la minore, ai quali entrambi hanno dato riscontro positivo, tanto da ritenere di modificare la modalità di visita, che non necessita più di un contesto protetto (cfr. all. 4 nota di deposito del 4.5.2021). Nella relazione dell’assistente sociale del 20.4.2021 si legge infatti che:la minore vive positivamente tali incontri cui partecipa con una certa regolarità, accade sporadicamente che la stessa, come da riferiti della madre, le chieda di poter rimanere a casa in quanto un po’ svogliata o stanca. Il padre dal contro suo, che vive con grande gioia ed attesa questi momenti, è consapevole delle peculiarità e fatiche relazionali vissute dalla figlia e anche per queste ragioni rispetta, senza avanzare mai in modo polemico proteste o rimostranze, eventuali visite annullate”.

Va evidenziato pertanto che, qualora egli dovesse essere espulso e rimpatriato, vedrebbe gravemente leso e compromesso un diritto primario qual è quello alla vita privata e familiare, in quanto verrebbe eradicato da una realtà in cui appare essersi inserita e, soprattutto, separato dal suo affetto più importante, ossia la figlia, con evidente lesione di interessi fondamentali anche della minore, che subirebbe – in una fase alquanto delicata del suo percorso di crescita psico-fisica – la privazione della figura paterna, considerato peraltro che né la Commissione né il PM hanno segnalato la sussistenza di gravi ragioni ostative alla permanenza del soggetto sul territorio italiano“.

Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione e il commento.