Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza
Ph: Assemblea Antirazzista Trento
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La vergogna trentina: centinaia di richiedenti asilo fuori accoglienza

La mobilitazione: «Nessuna persona in strada: accoglienza degna e subito!»

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Un quadro allarmante effetto sia di politiche provinciali razziste e discriminatorie, e sia di prassi illegittime della Questura e arbitrarie del Commissariato del Governo. Le realtà sociali di Trento, insieme ad alcune persone costrette a vivere in strada, sono tornate a chiedere il rispetto dei diritti e risposte immediate alle istituzionali locali.

N. è arrivato in Trentino 8 mesi fa, dopo aver percorso il duro tragitto della cosiddetta rotta balcanica. E’ passato da Trieste e da altre città del nordest e poi ha deciso di fermarsi a Trento, dove ha cercato di presentare richiesta di asilo: alcuni suoi connazionali gli avevano spiegato dove recarsi e che i tempi di attesa erano incerti. Mai avrebbe immaginato di trovarsi di fronte a una serie di continui ostacoli burocratici. Per prima cosa ha dovuto farsi prenotare un appuntamento al Cinformi, lo sportello provinciale per l’immigrazione, tramite l’applicazione FilaVia, disponibile solo in lingua italiana. Ha poi atteso l’appuntamento circa 1 mese e mezzo, e, una volta incontrata l’operatrice che gli ha spiegato i documenti obbligatori da presentare, ha atteso altri 3 mesi prima di avere il primo appuntamento in Questura.

In totale solo per mettere un piede all’ufficio immigrazione, senza riuscire a formalizzare la richiesta di asilo, ha aspettato oltre 4 mesi e mezzo, nonostante che la normativa italiana preveda qualche giorno, per un massimo di dieci, per accedere alla procedura di asilo 1.

Ma facciamo un passo indietro. N. dopo aver prenotato l’appuntamento al Cinformi e aver compreso che i suoi diritti venivano sospesi per un tempo estremamente flessibile, si è posto il problema di dove trovare un rifugio per le notti. Non conoscendo nessuno che lo potesse ospitare e non avendo dei soldi per pagarsi un rettangolo di pavimento in un alloggio sovraffollato, si è quindi rivolto allo “Sportello unico per l’accoglienza delle persone senza dimora”. Gli è stato detto di avere molta pazienza, che prima o poi sarebbe stato chiamato, ma di non farsi molte aspettative, perché prima di lui c’erano molti altri e i posti letto dell’unico dormitorio di bassa soglia per richiedenti asilo erano pochi. Ed è così che, non avendo altra possibilità, da 8 mesi dorme sotto i ponti e negli anfratti della città.

All’ufficio immigrazione, inoltre, i tempi si sono ulteriormente dilatati. L’attesa per il primo appuntamento è stata vana perché per procedere con la pratica gli è stata chiesta una “dichiarazione di ospitalità” di un dormitorio oppure di un proprietario di casa, anche se la norma sulla procedura di asilo non riporta in alcun articolo questa richiesta di documentazione aggiuntiva 2. Alcuni connazionali di N. hanno pagato fino a 300 euro sul mercato nero delle dichiarazioni di ospitalità. Rispetto a queste prassi illegittime ci sono state diffide da parte di avvocati e soluzioni temporanee proposte dagli Enti del terzo settore che però non hanno mai del tutto fatto cessare la condotta discriminatoria. Appena si placa il clamore tutto torna come prima, con la Questura che in base a indicazioni politiche nazionali e provinciali si inventa qualcosa di nuovo e crea un nuovo impedimento, con la conseguenza di allungare ancor di più le tempistiche. 

La storia di N. non rappresenta una eccezionalità e non è un “caso limite”. Non si tratta di uno sfortunato ostaggio della macchina burocratica italiana, purtroppo è pressappoco quello che accade alla maggior parte dei richiedenti asilo che giungono in Trentino, dove dal 2018 l’accesso alla procedura di asilo e il sistema di accoglienza sono diventati dei fortini con barriere sempre più difficili da oltrepassare. 

Cinque anni fa il presidente leghista Fugatti, da poco rieletto con oltre il 50 per cento dei consensi, ha iniziato il suo mandato smantellando il sistema di accoglienza diffusa che allora ospitava circa 1.400 richiedenti asilo. Sulla scia del decreto “sicurezza” di Salvini del 2018, ha progressivamente ridotto i posti letto, tagliato i servizi essenziali (dalle scuole di italiano al supporto psicologico e legale, ai percorsi di inclusione socio-lavorativa) e posti di lavoro. Infine, ha accentrato i richiedenti asilo nei centri di accoglienza straordinaria del capoluogo e ha mantenuto la promessa di liberare le valli dalla loro presenza.

Noncurante del fatto che esistano degli obblighi istituzionali e delle normative da rispettare, è riuscito a imporre un limite numerico di 700 posti ad un sistema che per sua natura deve essere flessibile, in quanto risponde a bisogni che possono cambiare nel corso dei mesi. La propaganda si è abbattuta su tutte le nazionalità dei richiedenti asilo, ad eccezione delle persone in fuga dall’Ucraina che, come nel resto d’Europa, hanno avuto un trattamento diametralmente opposto. Fugatti ha poi reso opaca tutta la gestione dell’accoglienza: fino a qualche anno fa sul sito del Cinformi era disponibile un “cruscotto statistico accoglienza” puntualmente aggiornato, mentre al momento risulta fermo al 31 agosto 2023.

Dal foglio emerge che nemmeno tutti i posti sono utilizzati (31 quelli liberi), malgrado ci fossero in quella data persone non accolte. Tutta la filiera è opaca perfino agli addetti ai lavori, figuriamoci ottenere informazioni chiare sul numero di richiedenti asilo in procinto di accedere alla misure di accoglienza e che si sono rivolti al Cinformi per prenotare l’appuntamento in Questura. Nostre fonti sostengono che la somma di queste si aggira sulle 400 persone: un numero difficile da confermare con esattezza se né la Provincia, né tantomeno il Commissariato del governo, che autorizza formalmente l’ingresso in accoglienza, brillano per trasparenza. 

Sempre più richiedenti asilo homeless

A livello istituzionale sono consapevoli che la politica di “respingimento” in realtà si traduce in sfruttamento, dato che le persone straniere, compresi i richiedenti asilo invisibilizzati ed esclusi dai minimi sostegni del circuito dell’accoglienza, sono estremamente utili per ricoprire lavori saltuari e sottopagati funzionali al profitto di diversi settori, da quello agricolo fino a quello turistico-alberghiero. L’Agenzia del Lavoro nel 38° Rapporto sull’occupazione in provincia di Trento afferma che la “manodopera straniera dà un sostegno proattivo alla crescita dell’occupazione” e che questa nel 2021-2022 è risultata in crescita del 5,3%. “Nei dati amministrativi sull’occupazione dipendente, il peso della componente straniera sfiora il 16%” (nel comparto agricolo stagionale ben il 35,4%).

Tuttavia, lo scopo dichiarato di questa politica e delle prassi attuali è la deterrenza. La giunta provinciale ne ha fatto una bandiera ideologica che ha avuto l’effetto di aggravare la situazione rendendo i richiedenti asilo dei “senza fissa dimora”. Alcuni di loro, esausti per le lungaggini della convocazione, hanno lasciato il territorio, la maggior parte è rimasta a dormire all’addiaccio e a gravare sui servizi di bassa soglia strutturati per altre tipologie di utenza. Non è un caso, infatti, che i numeri di pasti offerti ogni giorno dalla mensa del Punto di Incontro siano aumentati. Dai dati forniti dalla cooperativa nel 2022 i pasti serviti hanno avuto un incremento del 40% e il trend del 2023 ha visto un aumento del 50% rispetto all’anno prima. 

In contrasto con la politica provinciale, l’amministrazione comunale ha messo a disposizione, da inizio settembre, 24 posti nell’ex scuola Bellesini. Il dormitorio è gestito dal Centro Astalli ed è riservato esclusivamente a richiedenti asilo come ponte per accedere al sistema di accoglienza provinciale, se mai vi entreranno. La risposta, pur se apprezzabile, è molto limitata poiché sono ancora troppe le persone che in pieno inverno rimangono in strada in serio pericolo per la loro vita. 

La definisce una “strage invisibile” l’ultimo rapporto nazionale di fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora): nel 2022 sono state 393 le persone senza dimora decedute in strada. Nel giro di una settimana nel ricco nord-est ne sono morte due. Una a Treviso il 2 dicembre e pochi giorni fa, domenica 10 dicembre, un altro decesso ha aggiornato le statistiche di questa necropolitica: Bendaoud Abdeljalil, 27enne di origini marocchine, è stato trovato assiderato all’interno di un locomotore abbandonato allo scalo merci di Verona Porta Nuova. Le poche notizie trapelate sui quotidiani locali riportano che il ragazzo non aveva precedenti e che era stato fotosegnalato dalla Questura di Trento. Dall’ufficio immigrazione non sono state fornite spiegazioni sui motivi per i quali il ragazzo si era rivolto a loro e nei giorni successivi nessun quotidiano trentino (ce ne sono ben 3, più alcuni online) ha deciso di indagare e di fare qualche domanda all’ufficio stampa questurino, di solito molto attivo quando si tratta di inviare comunicati e dichiarazioni.

Parlando con alcuni suoi connazionali, e considerato il calvario di prassi illegittime da loro riscontrate, si può supporre che il ragazzo a Trento stesse cercando di presentare domanda di asilo. E’ altrettanto lecito supporre che si sia rivolto anche ai servizi di bassa soglia cittadini e che non abbia trovato un posto letto, ma ad oggi non abbiamo ottenuto riscontri. 

Le proteste di queste ultime settimane

Per tamponare una situazione insostenibile e dopo la prima nevicata e il considerevole abbassamento delle temperature, giovedì 30 novembre il Comune di Trento ha deciso finalmente di aprire un altro dormitorio di emergenza con 24 posti nella sala circoscrizionale del quartiere Oltrefersina. Il dormitorio è rimasto aperto solo per 10 giorni fino a lunedì 11 dicembre, eppure le temperature erano ancora rigide.

E’ per questo motivo che l’Assemblea Antirazzista Trento, il collettivo Rotte Balcaniche e il centro sociale Bruno, insieme ai richiedenti asilo, hanno promosso due iniziative di piazza. La prima, la mattina stessa della chiusura, ha chiesto alla Provincia di accogliere i richiedenti asilo e al Comune di prorogare l’apertura del dormitorio o di trovare un altro luogo idoneo per non abbandonare questo gruppo. L’Assessore comunale al Welfare Pedrotti ha incontrato i richiedenti asilo dicendo loro che sta facendo il possibile ma che non ci sono immobili, quando pochi giorni prima sui giornali erano apparsi articoli di altro tenore. Le organizzazioni, dal canto loro, hanno dato piena disponibilità a fare turni per tenere aperto qualsiasi luogo. 

Il secondo sit-in, richiesto dai richiedenti asilo per sensibilizzare la cittadinanza, si è svolto giovedì sotto Palazzo Thun, in concomitanza con il Consiglio comunale. Un ragazzo, portavoce del gruppo, è intervenuto al microfono: «Quando la vita ti butta giù, è il momento di rialzarsi. Siamo richiedenti asilo e attualmente dormiamo all’aperto, nonostante il nostro diritto ad avere un alloggio – ha detto -. Questo non è un problema solo nostro, ma di tutta la società. Infatti, se non ci viene concesso un posto dove dormire, questo si ripercuote negativamente su tutta la società: anche noi facciamo parte dell’Italia, tutti vogliamo vivere come una famiglia all’interno della vostra società. Ma se non ci ritenete parte della vostra società, allora dove possiamo andare? Chiediamo solo un posto caldo dove dormire in inverno, come prevede la legge. Se distogliete lo sguardo dal nostro problema, cosa facciamo? Per favore, unitevi a noi e ascoltateci!

Se qualcuno non pensa che la nostra difficile situazione meriti una soluzione, allora dovrebbe provare a dormire all’aperto, solo per un giorno, sotto un ponte, in un parco o per strada, in modo da capire cosa si prova. Quello che stiamo vivendo è molto lontano dalla giustizia. Il mio popolo ha le lacrime agli occhi e al cuore. Uomini e donne che dormono all’aperto non vanno bene. Se è rimasta un po’ di umanità, illuminiamo l’oscurità di questa città».

Anche in quest’occasione l’Assessore ha ribadito che gli uffici si sono attivati per trovare una struttura, tuttavia ad una settimana dalla chiusura si sono paventate solo ipotesi. Intanto le sale circoscrizionali, che potrebbero essere usate in via perlomeno emergenziale, rimangono non inutilizzate. 

Le belle parole e le prese di posizione di Sindaco e Assessore non riscaldano i corpi infreddoliti, servono fatti concreti perché Trento si possa vantare di essere realmente una città accogliente e capitale europea del volontariato.  

  1. Il D.Lgs. 25/2008 all’art. 26 co. 2bis specifica: “Il verbale di cui al comma 2 è redatto entro tre giorni lavorativi dalla manifestazione della volontà di chiedere la protezione ovvero entro sei giorni lavorativi nel caso in cui la volontà è manifestata all’Ufficio di polizia di frontiera. I termini sono prorogati di dieci giorni lavorativi in presenza di un elevato numero di domande in conseguenza di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti.
  2. Il D.lgs. n. 142 del 2015 non prevede in nessun modo documenti relativi all’alloggio o dichiarazioni di ospitalità anche temporanei: questa richiesta che in molte Questure è divenuta obbligatoria aggrava e impedisce di formalizzare l’istanza di asilo. Numerosi tribunali hanno sanzionato queste prassi illegittime (Si veda ed es: Tribunale di Napoli, decreto dell’8 marzo 2023 ; Tribunale di Roma, decreto del 15 aprile 2023, Tribunale di Ancona, ordinanza del 14 gennaio 2023; Tribunale di Venezia, ordinanza del 21 luglio 2021)

Stefano Bleggi

Coordinatore di  Melting Pot Europa dal 2015.
Mi sono occupato per oltre 15 anni soprattutto di minori stranieri non accompagnati, vittime di tratta e richiedenti asilo; sono un attivista, tra i fondatori di Libera La Parola, scuola di italiano e sportello di orientamento legale a Trento presso il Centro sociale Bruno, e sono membro dell'Assemblea antirazzista di Trento.
Per contatti: [email protected]