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Grecia: protezione non disponibile

Un rapporto di Mobile Info team e Refugee Legal Support denuncia: pratiche disfunzionali e la limitazione del diritto d'asilo

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Nel novembre 2023 Mobile Info Team (MIT) 1 in collaborazione con Refugee Legal Support (RLS) hanno pubblicato il rapporto «Protection unavailable: dysfunctional practices and restriction on the right to asylum» 2 con l’obiettivo di valutare l’impatto dei cambiamenti politici avvenuti nel 2021 e nel 2022 che hanno portato a un nuovo sistema di richiesta di asilo in Grecia continentale, a Creta e a Rodi.

La procedura per richiedere protezione internazionale in Grecia è cambiata dal mese di settembre del 2022. Ad oggi, è necessario che chiunque arrivi sul territorio greco senza documenti debba recarsi in uno dei due centri di identificazione (RIC) a Malakasa (Atene) o Diavata (Salonicco), dopo aver prenotato un appuntamento online sul sito web del Ministero greco della Migrazione e dell’Asilo (MoMA) 3, lanciato nel luglio 2022. Quest’ultimi sono campi chiusi e sorvegliati con una recinzione di tre metri per tutto il perimetro e l’entrata e l’uscita controllata da un cancello di sicurezza e videocamere.

Prima di questo cambiamento di sistema, le procedure di accoglienza e identificazione erano attuate solo nei RIC situati sulle isole e nella regione di confine terrestre di Evros (RIC di Fylakio), mentre tutti i cittadini di Paesi terzi che arrivavano o soggiornavano regolarmente sulla terraferma avevano la possibilità di presentare la loro domanda di asilo direttamente al Servizio greco per l’asilo (GAS), dopo aver ricevuto un appuntamento via Skype. 

Nel novembre 2021, il MoMA ha emesso una circolare 4 per porre fine al sistema Skype per le richieste di prima istanza e ha introdotto un’ identificazione obbligatoria per le persone che non sono state precedentemente sottoposte alle procedure di accoglienza e identificazione. 

Prima che i due RIC sulla terraferma entrassero in funzione nel settembre 2022, solo coloro che potevano dimostrare la propria identità e nazionalità attraverso un documento pubblico greco (ad esempio una nota rilasciata dalla polizia) o coloro che erano entrati in Grecia con un visto potevano registrare una domanda di asilo presso gli uffici competenti.

Tra il novembre 2021 e il settembre 2022 la stragrande maggioranza dei cittadini di Paesi terzi non ha avuto accesso all’asilo sulla terraferma greca, a Creta e a Rodi 5. Il RIC di Fylakio ha continuato a funzionare solo per registrare gli arrivi al confine terrestre. Ciò ha obbligato queste persone  a rimanere sul territorio senza documenti, con il rischio di essere sfruttati lavorativamente e respinti 6, in quanto non avevano possibilità di avere documenti che attestassero il loro status di richiedenti asilo. 

L’obiettivo del cambiamento del sistema di ricezione sembrerebbe quello di centralizzare la procedura di asilo. In realtà obbliga persone che per la maggioranza arrivano sulle isole, a spostarsi in località remote per identificazione e detenzione di fatto. Si parla di detenzione di fatto in quanto una volta entrate nei centri di identificazione, le persone non possono uscire fino al momento in cui le procedure sono completate, e cioè dai 5 ai 25 giorni

Questa procedura è obbligatoria al fine di formalizzare la richiesta di asilo e include un colloquio con le autorità competenti in cui vengono spiegati i motivi della domanda di asilo, l’identificazione di eventuali vulnerabilità, il controllo medico e infine la registrazione della richiesta stessa. 

Attraverso interviste qualitative con 19 persone che hanno fatto richiesta di protezione internazionale in Grecia con la nuova procedura, i team di MIT e RLS hanno individuato diverse problematicità che ostacolano l’accesso all’asilo in Grecia e soprattutto che limitano la protezione e di fatto negano la libertà di movimento durante i giorni di permanenza nei centri. 

La nuova procedura è funzionante da settembre 2022, ma numerosi richiedenti asilo hanno riportato tempi d’attesa fino a 14 mesi per poter accedere alla registrazione a Diavata e Malakasa. L’attesa è anche rischiosa, perchè, nonostante secondo la legge greca prendere l’appuntamento equivale a fare domanda d’asilo ai sensi della legislazione UE e greca in vigore (art. 6, 2013/32/UE; artt. 1(c), 69(8), 4939/2022) 7, le autorità greche sostengono che le persone che hanno richiesto un appuntamento sulla piattaforma non si qualificano come richiedenti protezione internazionale e che tale status si acquisisce solo con la registrazione in un RIC.

In pratica, quindi, le persone che hanno prenotato un appuntamento non hanno accesso alle condizioni materiali di accoglienza o alla documentazione che attesti il loro diritto legale a rimanere sul territorio greco, nonostante abbiano espresso chiaramente l’intenzione di chiedere protezione internazionale, il che equivale a “presentare” una domanda ai sensi del diritto greco e dell’UE.

Oltretutto, limitare la libertà di movimento durante il periodo di registrazione equivale a una detenzione di fatto e ciò è in contraddizione con la legge europea per l’asilo (Art. 8,2013/33/EU) – che stabilisce che “una persona non dovrebbe essere trattenuta per il solo motivo di chiedere protezione internazionale” – e la legge dell’UE sui diritti umani 8.

Inoltre, diversi ostacoli complicano l’accesso a Malakasa e Diavata. Innanzitutto gli intervistati hanno denunciato la mancanza di informazioni su come fare la richiesta, frequenti problemi tecnici o indisponibiltà della piattaforma online per prenotare appuntamenti e la lunga attesa per lo stesso. Altri aspetti critici sono la località remota (entrambi i centri distano diversi km da Atene e Salonicco), i costi del viaggio e la paura di essere respinti o detenuti e la totale assenza di una modalità di prioritizzazione della registrazione per persone considerate vulnerabili. 

Le difficoltà che ciò comporta possono essere compreso meglio dalle parole di un intervistato.

«Al tempo servivano tanti soldi e era inverno, nevicava. E’ stato difficile per me arrivare da Creta a Atene senza documenti, e poi fino a Malakasa che è a due ore di distanza da Atene. Sono stato in degli ostelli perchè mi sono perso e non sapevo dove fosse il centro. In tutto ho speso circa mille euro per arrivare e tornare, anche perchè nevicava».
Uomo siriano, 34 anni

Tutti questi aspetti problematici hanno un impatto nella vita quotidiana delle persone, in quanto mentre si attende per la richiesta le persone non possono avere protezione legale, accesso alle cure mediche di base, accoglienza dignitosa e supporto finanziario. L’accesso negato a questi bisogni essenziali porta a un deterioramento delle condizioni fisiche e mentali delle persone, le quali rimangono senza supporto finanziario, casa e cure per mesi, e ciò ha obbligato alcuni degli intervistati a accettare lavori in nero e in cui venivano sfruttati. 

L’impatto sul benessere si manifesta anche nei 25 giorni di detenzione di fatto, perchè nei RIC c’è assoluta mancanza di supporto e le condizioni di vita sono descritte come degradanti.

E’ possibile comprendere ciò attraverso le parole  dell’intervistato:

«Non ho potuto comunicare con nessuno (a Malakasa RIC) perchè ero spaventato e lo spazio era piccolo. Non mi piacciono gli spazi piccoli con un sacco di persone perchè mi ricorda dei centri di detenzione del mio paese… Non capivo nulla e non avevo nessuno a cui chiedere […] Mi sentivo confuso, perchè mi aspettavo che una volta arrivato in questo posto avrei avuto la mia libertà. Invece, la prima cosa che mi è successa una volta arrivato in questo paese, è stato mettermi in prigione».
Uomo sudanese, 35 anni.

L’accesso alle strutture per avvocati e associazioni, nonostante sarebbe garantito per legge, è in pratica negato. All’interno delle stesse gli intervistati hanno evidenziato come sia difficile accedere a supporto medico e quasi impossibile poter avere assistenza psicologica. 

«Ho detto loro (le autorità del centro di recezione di Malakasa), che non avevo una buona situazione e non mi sentivo bene perchè non avevo ancora preso le mie medicine. C’era un interprete e mi ha detto che loro hanno risposto: “Questo non è il nostro problema, è il tuo problema. Tu avresti dovuto sapere che saresti venuta qui, e avresti dovuto portare le tue medicine con te».
Donna intervistata dall’Afghanistan, 29 anni.

Gli intervistati hanno evidenziato la mancanza di effetti per l’igiene personale come salviette, sapone, spazzolini e l’impossibilità di uscire per comprarle, le condizioni fisiche degradanti dei container, i quali sono sovraffollati e non garantiscono privacy e descritti come “sporchi e con muffa sui materassi”. Gli alimenti erogati all’interno delle strutture sono di bassa qualità e spesso non sono disponibili opzioni per chi segue diete differenti. 

In conclusione, il rapporto denuncia la detenzione di fatto di richiedenti asilo nei centri di ricezione e identificazione, nonostante ciò sia in contrasto con leggi greche e europee e non garantisca il diritto fondamentale di accesso alla protezione internazionale.

Infine, le organizzazioni chiedono formalmente allo stato greco di rispettare il fatto che fare domanda online implica essere richiedenti asilo, di garantire tecnologie funzionanti e di porre fine alla detenzione di fatto e migliorare le condizioni di vita dei centri, garantire accesso a servizi di base e  condurre le valutazioni di vulnerabilità rispettando gli standard previsti dalla legislazione europea, come ad esempio garantire accesso alle informazioni e alle procedure tramite una corretta mediazione linguistica, rispettare la libertà e i diritti di richiedenti asilo e alloggiarli in spazi dignitosi.

L’accesso e le modalità di richiesta di asilo in Grecia sono un problema ricorrente e irrisolto, dovuto sia a mancanza di staff e traduttori, che a difficoltà burocratiche e più in generale una cattiva gestione. Inoltre, la gravità delle condizioni fisiche e mentali in cui vengono costretti i richiedenti asilo in Grecia sono preoccupanti perchè sono strutturali, cronicizzate, disfunzionali e non sono casi isolati, ma riguardano chiunque faccia domanda di asilo.

  1. Organizzazione che supporta persone in movimento in Grecia, fornendo informazioni e assistenza legale. Inoltre, si occupa di raccogliere testimonianze e pubblicare report per denunciare le ingiustizie, soprusi e violazioni di diritti umani
  2. Scarica il rapporto «Protezione non disponibile: pratiche disfunzionali e limitazione del diritto d’asilo»
  3. MoMA, Registration appointment application
  4. Cfr. MoMA, Circular 411695/2021, 24 November 2021
  5. See MIT. 2022. Blocked from the System
  6. Def respingimento
  7. Questa valutazione è stata rafforzata da almeno otto sentenze dei tribunali amministrativi greci nel 2023 (CtHR AP741/2023, AP721/2023, CtHRCAB AP421/2023, AP382/2023, AP379/2023, AP292/2023, AP164/2023, CtHRCOMAP209/2023) e dalle valutazioni della Commissione europea (EU documents Ares (2023)2277767 and Ares (2022)7197303. Ottenuto attraverso richiesta FOI)
  8. See Article 5 of European Convention on Human Rights

Chiara Bonfanti

Ho una laurea triennale in filosofia e una magistrale in scienze politiche. Ho scritto la mia tesi su un programma di housing per richiedenti asilo in Grecia. Negli ultimi due anni ho vissuto per alcuni periodi in Grecia e in Serbia, come attivista/tirocinante/volontaria, collaborando con alcuni collettivi/organizzazioni che supportano le persone in movimento.