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Minori non accompagnati: senza tutele e diritti, abbandonati in hotspot e grandi centri

Sempre più visibili gli effetti negativi delle modifiche normative del governo Meloni

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Da queste pagine, in diversi articoli, abbiamo descritto le modifiche normative varate dal governo Meloni nel corso del 2023 e le prassi che ostacolano il diritto di asilo e l’accesso al sistema di accoglienza. In evidente affanno nel mantenere promesse ideologiche e propagandistiche di “blocco navale”, i vari decreti-legge emanati d’urgenza sono stati utilizzati soprattutto per dare l’impressione all’elettorato di destra che la situazione fosse comunque sotto controllo e che qualcosa si stava pur facendo.

Il risultato si può definire senza mezzi termini un disastro normativo, i cui effetti stanno producendo gravi problematicità: per il cosiddetto decreto Cutro sono visibili soprattutto nel sistema di accoglienza, dove hotspot e CAS sono ormai dei luoghi di “parcheggio” dei richiedenti asilo, e nelle controversie legate al permesso di soggiorno per protezione speciale.

Ancora più odiosi sono le disposizioni che hanno ridotto le tutele e i diritti dei minori stranieri non accompagnati (msna) che hanno tra i 16 e 18 anni. Ben due sono stati i provvedimenti che li hanno presi di mira 1: il decreto legge n. 133 del 5 ottobre 2023 ha previsto che il prefetto sia autorizzato a sistemare i minori nei CAS per adulti per un massimo di 90 giorni e ha introdotto una stretta sull’accertamento dell’età anagrafica, lasciando ampi margini discrezionali per definire l’età; la legge di bilancio, approvata il 30 dicembre, che ha spostato per i prossimi 3 anni una cifra pari a 45 milioni di euro dai fondi per l’accoglienza dei minori alle forze armate e, inoltre, allungato il periodo di “accoglienza” nei CAS a 150 giorni.

Molti sono, e saranno, i danni che subiranno i minori. Una vicenda esemplificativa di questi abusi l’ha denunciata Medici per i Diritti Umani (MEDU) lo scorso 27 dicembre: «Novantasei giorni, tanto è passato dal momento in cui J., minore straniero non accompagnato di 16 anni di origini camerunensi, ha messo piede nell’Hotspot di contrada Cifali a Siracusa, nella Sicilia orientale».

«Come lui – ha spiegato l’associazione – molti minori stranieri non accompagnati restano nelle strutture di prima accoglienza in attesa di un trasferimento ben più dei 30 giorni (recentemente estesi a 45) previsti dalla normativa. Per assurdo i tempi medi di permanenza di un adulto negli stessi centri di prima accoglienza è di circa 7 giorni. Quella di Cifali è una delle tre strutture allestite in Sicilia orientale per identificare rapidamente i migranti e i richiedenti asilo al momento dell’arrivo, per poi trasferirli in strutture di accoglienza o di rimpatrio. La permanenza in queste strutture dovrebbe durare solo fino al termine delle procedure di identificazione, dunque un periodo estremamente breve. In molti casi, invece, i minori non accompagnati finiscono per restare negli Hotspot oltre tre mesi, senza potersi mai allontanare dalla struttura e in assenza di adeguati spazi, attività e servizi».

MEDU ha denunciato poi che la struttura versa in condizioni a dir poco precarie, senza riscaldamento e con una sola doccia con acqua calda per una media di 100 ospiti: «Un non-luogo in aperta campagna, circondato da alte sbarre, dal quale non è consentito uscire e sorvegliato costantemente da un cospicuo contingente di forze dell’ordine e dell’esercito».

«Il rimando al recente trascorso, fatto per molti degli ospiti di centri di detenzione, carceri informali, abusi e torture subite lungo le rotte migratorie e nelle carceri libiche è immediato, con il conseguente emergere o acutizzarsi di disturbi post traumatici», come hanno confermato gli psicoterapeuti del team medico.

Ottantuno giorni dopo il suo arrivo, in data 5 dicembre, J. è trasferito insieme a tutti gli altri 88 ospiti dell’Hotspot di Cifali all’Hotspot di Pozzallo. Il giorno dopo, dodici di loro sono fuggiti dal centro per la paura, secondo quanto riferito dai compagni, di essere rimpatriati o trasferiti in Albania.

Il team di MEDU ha riportato il timore dei minori di essere rimpatriati e la paura per il futuro incerto, nonché la rabbia provata dall’essere sospesi in un limbo indefinito per oltre 3 mesi.

Un’altra denuncia è arrivata sempre dal siracusano per le condizioni indegne della struttura tensostatica di Rosolini in cui vivono circa 180 minori da oltre 3 mesi.

Ad attirare l’attenzione su questa drammatica situazione e chiedere l’intervento delle istituzioni, sono state ASGI, ARCI, CNCA, Defence for Children International Italia, INTERSOS e Oxfam Italia che hanno anche ricordato le tre recenti condanne della CEDU verso l’Italia per aver collocato alcuni MSNA in strutture di accoglienza inadeguate con conseguente violazione dell’art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (divieto di trattamenti inumani e degradanti).

Le associazioni sulla base delle normative europee e internazionali hanno chiesto che i minori siano trasferiti in centri di accoglienza adeguati. Hanno inviato una lettera lo scorso 18 dicembre 2023 alla Prefettura, al Tribunale per i Minorenni, alla Procura, al Sindaco, al Servizio Centrale SAI e alle Autorità garanti per l’infanzia: «Nella struttura, per legge destinata a brevissime permanenze, emerge una preoccupante mancanza di diritti e di servizi: la rete idrica assicura la distribuzione d’acqua per sole tre ore al giorno e, talvolta, i minori sono costretti a lavarsi con l’acqua delle bottiglie; sono inoltre disponibili solo cinque docce (prive di acqua calda) e una decina di servizi igienici, collocati all’esterno e spesso mal funzionanti, evidentemente insufficienti per 180 persone».

Le associazioni hanno descritto così le condizioni all’interno della struttura: «I minori dormono su brandine collocate all’interno del pallone tensostatico, senza alcuna garanzia di privacy. Non sono disponibili spazi comuni per la mensa né per svolgere attività educative e ricreative. In mancanza di tavoli e sedie, i ragazzi sono costretti a consumare i pasti in piedi o seduti sulle brandine e non sarebbero stati forniti ai minori coperte, vestiti e prodotti igienici in quantità sufficiente, soprattutto considerato il prolungamento dell’accoglienza per settimane o addirittura mesi».

Nella lettera hanno, infine, sottolineato che «mancano inoltre assistenti sociali ed educatori, la presenza dei mediatori è limitata ad un giorno alla settimana, non è stata fornita alcuna informativa o assistenza legale e non risultano le nomine dei tutori né i minori hanno avuto accesso alla richiesta di permesso per minore età o alla domanda di protezione internazionale. Sebbene sia presente personale sanitario, non risulterebbe garantita un’adeguata assistenza psicologica, benché molti dei minori accolti abbiano subito gravi traumi e in alcuni casi portino sul corpo i segni delle torture subite, e alcuni ragazzi appaiano in uno stato depressivo».

La conferma dell’inadeguatezza della struttura è arrivata il 29 dicembre dal Tribunale per i Minorenni di Catania che è intervenuto a tutela dei minori.

Le associazioni hanno fatto sapere che il Presidente del Tribunale, dott. Roberto Di Bella, insieme alla dott.ssa Rosalia Castrogiovanni, giudice referente area minori stranieri, hanno preso atto che non vi erano le condizioni per ratificare le misure di accoglienza e di aver avviato le procedure per la nomina dei tutori volontari di tutti i minori. Di Bella ha quindi contattato il Prefetto di Siracusa che ha disposto il trasferimento dei minori, alcuni in un CAS per minori ad Augusta (SR), altri in una struttura di nuova apertura a Melilli (SR), predisponendo la dismissione della tensostruttura di Rosolini.

  1. Nel 2023 il numero di arrivi dei msna è aumentato rispetto al 2022 (2023: n. 17.319; 2022: n. 14.044) – Fonte Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno

Redazione

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