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Immagini inedite dal CPR di Pian del Lago, Caltanissetta

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Blocchi in cemento grigio, logoro, sudicio. Un ambiente buio, freddo, insalubre e disumano. Macchie di sporco e di sangue sulle sedute, anch’esse in cemento, e sui pavimenti. Sporcizia, cenere. Lividi.

Contemporaneamente alle rivolte che hanno reso il CPR di Milo (Trapani) praticamente inagibile, anche nel CPR di Pian del Lago (Caltanissetta) 1 le persone recluse hanno dato vita a proteste e roghi per denunciare le condizioni riprovevoli in cui sono costrette a vivere.

Proprio dal CPR nisseno 2 arrivano le immagini agghiaccianti che una persona reclusa ci ha chiesto di mostrare, per denunciare la disumanità di questo luogo ed esigere una via d’uscita il prima possibile.

«Guarda come ci trattano… Guarda le tracce di percosse e torture… Guarda dove viviamo qui: questa è Caltanissetta, questa è l’Italia, questa è la Sicilia».
Materassi, effetti personali e persone ammassate all’esterno, riparati solo da tende di fortuna tese da una parte all’altra delle sbarre. I detenuti, in evidente stato di agitazione, gridano, alcuni sui tetti della struttura, al freddo, avvolti da coperte. Sanitari in acciaio, con bottiglioni d’acqua in plastica accanto, che danno a pensare che manchi l’acqua corrente per tirare lo sciacquone.

I reclusi nel video sembrano riferirsi al presidente tunisino Kaïs Saïed:

«Questo non è giusto signor Presidente!
Guarda dove dormiamo. Guarda le toilette… Guarda questa sporcizia.
Fotografa, fotografa tutto questo.
Guarda, guarda. Ci trattano con crudeltà qui…
(…)
Signor Presidente, perché ci hanno messo qui… Perché hai accettato di metterci qui.
Invia questo video fino a quando abbiamo la connessione!
Guarda dove dormono le persone, per favore.
Perché hai acconsentito alla nostra deportazione… Lasciaci in pace e non inviare aerei».

Chi alloggia all’interno si sdraia su stuoie di cartone appoggiate sui letti in cemento senza materasso, se non direttamente per terra, avvolti in sottili coperte usurate, in un ambiente che fa gelare il sangue nelle vene anche solo a guardarlo. Queste sono le condizioni disumane in cui versano le persone recluse nel CPR di Caltanissetta. 

Non è chiaro quante persone vi siano attualmente recluse. Da una capienza originaria di circa 92 posti 3 divisi in tre padiglioni, secondo i dati di Altraeconomia (2023) ne risultano disponibili 56 4 perché un intero padiglione è del tutto inagibile. Considerando che 50 5 persone si sono aggiunte ai detenuti già presenti nel CPR nisseno dopo essere trasferite proprio in questi giorni dal CPR Trapanese, la struttura è sicuramente in sovraffollamento e non è escluso che taluni siano stati sistemati proprio in nei locali inagibili. 

Nessun nuovo comunicato è giunto dalle autorità sulle condizioni del centro, nonostante la sua centralità sia dimostrata dagli ingenti fondi stanziati dalla legge di bilancio per il 2023 che volevano portare la sua capienza a 148 posti, nonché dal significativo tasso di “rimpatri” che registra la struttura: 88% 6 a fronte del 49% di media nazionale 7.

“Periferizzare” e “invisibilizzare”: marginalizzazione a cerchi concentrici

Per comprendere il contesto in cui si situa il CPR di Pian del Lago, abbiamo intervistato unə solidale che conosce bene il territorio.

«Nonostante [Caltanissetta n.d.r.] sia al centro della Sicilia possiamo parlare quasi di una periferia: comunque scollegata, di fatto invisibilizzata rispetto alle dinamiche più regionali e nazionali». (Intervista, 2 febbraio 2024)

Un territorio che vive l’emigrazione in massa in particolare delle persone giovani, che non trovano prospettive di vita degne sul territorio. Dove si sono perse tante occasioni per creare un contesto atto a far fiorire e diversificare saperi, attività lavorative, ma anche solo migliorare i servizi e le condizioni di vita, a favore di investimenti che hanno provocato una crescente e sproporzionata militarizzazione del territorio.
«È in questo contesto che trova luogo il centro di Pian del Lago che è situato a sua volta in periferia, al di fuori della città (…) È un centro estremamente difficile da avvicinare, perché al di là della strada provinciale, che è poi l’unico accesso al centro, intorno è circondato da proprietà private che di fatto lo tengono lontano da occhi indiscreti. Ci sono per lo più campi coltivati». (ibid.)

Si tratta di un enorme centro “polifunzionale” circondato da grate, che racchiudono non solo il CPR, ma anche un CPA (Centro di Prima Accoglienza), che ospita circa 350 persone 8, divise in due sezioni, di cui una in particolare appare visivamente d’impatto in quanto, precedentemente CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo), è strutturata in gelidi blocchi in cemento. Entrambe le sezioni del CPRA sono circondate da recinzioni. Più in fondo ancora, il CPR: non solo circondato da recinzione, ma anche muri di cemento, filo spinato, telecamere e luci puntate addosso 24h/24.

Distanza geografica, struttura architettonica e impenetrabilità di accesso concorrono a produrre e rafforzare un distacco che è anche psicologico e sociale tra la città e il centro. 
«[Anche se situata al centro della Sicilia, n.d.r.] Caltanissetta è una terra di frontiera. Nei documenti ufficiali Caltanissetta risulta una terra di frontiera, di transito. E a Caltanissetta questa percezione di essere terra di frontiera e di transito tra le persone che vivono a Caltanissetta non c’è. Questo secondo me consente un certo margine di manovra, che [permette, n.d.r.] quello che succede al CPR o dentro al CPA stesso. (…) Sembra quasi che a Caltanissetta non si voglia investire per non porre attenzione a quello che succede in città, che è appunto un CPR, che riesce a espellere [masse di persone indesiderate, n.d.r.]» (ibid.)

Il legame tra CPA e CPR infatti non è soltanto spaziale. Non sempre, ma spesso, le persone transitano dal CPA per finire direttamente dentro al CPR. 
«Dico, fare accoglienza in un posto in cui poi si fa anche espulsione, che tipo di accoglienza è? Qua c’è la volontà di tenere queste persone marginalizzate e invisibili. Non è accoglienza questa. Tutto dentro alla stessa recinzione. È un’accoglienza fatta in questo modo proprio perché poi diventa più funzionale ad espellere» (ibid.)

Sentirsi soli

Dalle telefonate con i propri legali emerge tutta la disperazione di chi, giunto in Italia con la speranza di una vita migliore, si trova a vivere un incubo senza fine. Persone isolate, abbandonate, disumanizzate a cui resta soltanto una flebile speranza. Sono loro che hanno ancora il coraggio di denunciare, la forza di ribellarsi all’ingiustizia quotidiana di un sistema di reclusione pensato e voluto per mortificare lo spirito e il corpo. 

Una resistenza attiva e quotidiana. Chi in quel territorio ha gli occhi e la coscienza di osservare, nota che i vigili del fuoco, dalla parte alta della città fino a Pian del Lago scendono a volte anche due o tre volte in un giorno. 

«In realtà le rivolte, quelle che arrivano a noi sono quelle che “uno ogni tanto”, ma sono quotidiane. Sono  quotidiane l’uso della polizia e l’uso violento che fa la polizia [del suo ruolo, n.d.r.] per ‘ripristinare l’ordine’ (…) Quello che passa è forse un centesimo di quello che poi succede realmente lì dentro. Le rivolte sono costanti in ogni manifestazione più o meno aggressiva. Ci sono quelle che appunto sono più difficili da nascondere, passano fuori, ma in realtà tentativi di evasione sono quotidiani. Spesso è anche gente che lo sa che non lo sta facendo per se stessa, che non lo sta facendo per evadere lui ma per distruggere questi centri di merda». (ibid.)

Per questo motivo immagini inedite che ci giungono dai reclusi di Pian del Lago, un CPR a chiusura ermetica, da cui pochissime informazioni riescono effettivamente ad uscire,  rrivano come un fondamentale appello a fare ognunə la nostra parte, «a scalfire quella convinzione per cui siccome tutto è legale allora è giusto». (ibid.)

In quasi tutti i CPR d’Italia le persone recluse non hanno la possibilità di tenere i propri telefoni cellulari. Un’impossibilità che entra in contrasto con il pur sancito diritto alla libera corrispondenza (art. 15 della Costituzione italiana) e che rende estremamente difficile entrare in contatto con lə propriə legali, con il mondo esterno e denunciare le condizioni di vita in cui versano.

È stata dunque un’occasione rara per le persone a Pian del Lago, che hanno voluto cogliere, a costo di minuti preziosi sacrificati a colloquio con lə legali, per dimostrare la gravità della situazione attuale. Una situazione agghiacciante che non sappiamo da quanto tempo perduri. Per questo motivo scegliamo, sotto sollecito delle persone direttamente coinvolte, di uscire con le immagini ricevute in mancanza di comunicazioni e informazioni ufficiali dalle autorità competenti, nella speranza di contribuire a incrementare l’attenzione su questo centro e sulle persone in esso rinchiuse.

Le voci di questi uomini devono (o dovrebbero) risvegliare le nostre coscienze e ricordarci che quando un uomo è ridotto ad oggetto, tutto è permesso. Se il sistema CPR vuole isolare, la società civile ha il dovere di non farli sentire soli. 

Per questo motivo non mancheremo di offrire in ogni modo il nostro supporto e completa attenzione alle persone recluse nel CPR di Pian del Lago, come in tutti gli altri CPR sul territorio. Seguiranno presto aggiornamenti.

  1. Diritti negati al CPR di Caltanissetta. Report e raccomandazioni di ASGI 2022
  2. Vedi anche le notizie su questo centro di LasciateCIEntrare
  3. In base ai dati contenuti nel testo della legge di bilancio per il 2023
  4. Rinchiusi e sedati: l’abuso quotidiano di psicofarmaci nei Cpr italiani” di Luca Rondi e Lorenzo Figoni, (1 Aprile 2023)
  5. Visita al CPR di Milo, Telesud (30 gennaio 2024)
  6. “Rinchiusi e sedati: l’abuso quotidiano di psicofarmaci nei Cpr italiani” di Luca Rondi e Lorenzo Figoni, 1 Aprile 2023
  7. “Trattenuti. Una radiografia del sistema detentivo per stranieri”, ActionAid in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari, luglio 2023
  8. Probabilmente in aumento; da indiscrezioni sarebbero giunti al CPA una decina di container al momento vuoti, lasciando ipotizzare che siano stati predisposti in previsione di nuovi arrivi nella parte di “accoglienza

Nicoletta Alessio

Dopo una laurea triennale in Scienze Politiche Sociali e Internazionali all'Università di Bologna, mi sono laureata nel corso magistrale in Migrazioni Inter-Mediterranee delle Università Ca' Foscari di Venezia e Paul Valéry di Montpellier. Mi interesso di politiche migratorie ed etnografia dei confini e ho approfondito con due esperienze di ricerca sul campo la cooperazione italiana con Tunisia e Algeria in tema di espulsioni.