Per la libertà di movimento, per i diritti di cittadinanza
Ph: Michael Fleshman - flickr

L’Europa sotto sicurezza

(e la svolta deportazionista)

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Lo Stato sembra ora rivolgersi ai cittadini dicendo: “Guardate come siamo pronti a proteggervi, perché appena accade qualcosa di straordinario (senza tenere conto evidentemente di quelle vecchie abitudini che sono le leggi o le giurisprudenze) noi interveniamo con tutti i mezzi necessari”.

Queste sono le parole che M. Foucault (La sicurezza e lo Stato) usa per rendere la relazione tra lo stato e la popolazione, il cui perno centrale è il patto di sicurezza, che deve essere garantito, anche al di sopra delle leggi. Garanzia resa esecutiva con la definizione di misure eccezionali, mobilitate al controllo di ciò che, di volta in volta, è percepito come rischioso.

Lo stato securitario – che si avvale della legge dei governati, del resto, mai formulata – si afferma e si concretizza, dunque, nella difesa della popolazione dai “perpetui dissidenti”, laddove “la paura di essere minacciati supera e anticipa la minaccia stessa e consente l’individuazione di «nemici convenienti sui quali canalizzare l’angoscia sociale», primi fra tutti i migranti clandestini” (Simoncini, 2004).

Espresse in una nuova flessibilità ed elasticità, nuove pratiche di sicurezza, rivolte alla protezione dei cittadini e per prevenire ogni rischio sistemico, sono state varate in Germania, Inghilterra ed Italia, presentate in forma di “attenzioni premurose” nei confronti del popolo 1

Per gli studi Borderlands, la tensione (sempre crescente) tra la sicurezza e la preoccupazione di rispetto dei diritti umani è il maggior cambiamento etico che il confine ha attuato.

Nuove pratiche di sicurezza

Se, da una parte, queste leggi producono la libertà, lasciando operare gli attori individualmente al fine di formare il contesto; dall’altra, la governano attraverso misure di sicurezza capaci di prevenire i rischi che quella stessa libertà comporta.

Für Humanität und Ordnung in der Asyl und Flüchtlingspolitik

Denominata “rimigrazione”, la legge approvata in Germania prevede di deportare milioni di immigrati (la cui richiesta d’asilo è stata respinta, rifugiati e anche cittadini con passaporto tedesco che hanno fallito l’integrazione) verso la Georgia in vista di ulteriori accordi con Moldavia, Kenya, Colombia, Uzbekistan e Kirghizistan.

La legge, inoltre, propone sanzioni più severe per i trafficanti di esseri umani; il ripristino dei controlli temporanei alle frontiere con Polonia, Repubblica Ceca e Svizzera e accresciuti poteri della polizia.

Nello specifico, si elimina l’obbligo di avvisare un individuo prima che venga deportato (con eccezioni per coloro che sono malati o hanno figli con sé) e si concede alla polizia la possibilità di perquisire le residenze di terzi al fine di stabilire l’identità di un migrante.

Safety of Rwanda (Asylum and Immigration) Bill

In Inghilterra, la deportazione degli immigrati illegali prende il nome di Safety of Rwanda Bill e il Rwanda, per oltre 140 milioni di euro avrà la custodia degli immigrati irregolari. Secondo l’accordo, chiunque sia arrivato in Gran Bretagna illegalmente dopo il 1° gennaio 2022 e faccia domanda d’asilo, rischia di essere deportato in Ruanda, a 6.400 km di distanza, dove sarà valutata la sua richiesta. In caso di esito positivo, potrebbe ottenere lo status di rifugiato e il permesso di rimanere in Ruanda (o in un altro Paese terzo). In caso contrario, avrebbe la possibilità di stabilirsi in Ruanda per altri motivi o richiedere asilo in un altro “Paese terzo sicuro”.

Nessun richiedente asilo potrebbe ad ogni modo chiedere di tornare nel Regno Unito.

Accordo Italia-Albania

Secondo l’accordo, L’Albania, potrà accogliere, in un centro di identificazione, un massimo di 3000 migranti irregolari deportati dall’Italia, pagandone tutte le spese dirette o indirette 2. Il Cpr sarà a Gjader, 20 chilometri nell’entroterra e si estenderà su una superficie edificabile di 77.700 metri quadrati.

Il trasporto dal Centro di approdo al Cpr sarà effettuato dall’Italia, che provvederà anche alla sicurezza interna ai due Centri, mentre all’Albania è affidata la sicurezza esterna.

Gli irregolari

Nelle relazioni dei 3 paesi indicati sopra, tuttavia, non sono sufficientemente distinti i passaggi che interessano, ad esempio, il salvataggio in mare, le modalità di rimpatrio, le procedure per accertare identità e provenienza dell’immigrato né sono state fornite indicazioni sulle modalità per distinguere un migrante ‘sbagliato’ da uno ‘buono’, a cui, dunque, sarà concessa la possibilità di richiedere protezione internazionale. Uno  “sbarco selettivo” ambiguo e rischioso, per cui una persona in cerca di protezione internazionale dovrà temere di essere sottoposta a pene detentive, come evidenzia la petizione “Niente carcere per i salvataggi civili in mare”.

Del resto, se queste procedure permettono di esaminare l’illegalità in termini di conseguenza, esse permettono anche di elaborare i processi sociali e politici che conducono alla produzione legale di ‘illegalità’.

Nel merito, la letteratura sulla discrezione degli agenti di polizia sottolinea che il lavoro di “confine” non si basi su norme occupazionali collettive, ma sia il prodotto di processi decisionali in cui rientrano ampi fattori 3. Loftus (2015) ritiene di dovere prestare attenzione sia al “contesto sociale, politico e giuridico più ampio” sia alla “cultura e alle pratiche di coloro che sono coinvolti nel mantenimento quotidiano delle priorità di confine”.

Ne deriva che il binomio giusto/sbagliato, insider/outsider, immigrato buono e non, sia il risultato di una frequente negoziazione tra immigrati e addetti alle procedure (di salvataggio, di identificazione, di detenzione, di deportazione), nella costruzione del “good versus bad migrant” (Anderson, 2008 4.

Nella tensione tra securizzazione e diritti umani, dunque, le procedure di accoglienza e/o espulsione sono il risultato di una necessaria e continua negoziazione; uno spazio di discrezione e/o collusione depositario della complessità della domanda di richiesta d’asilo, che assume traiettorie diverse strutturate da opportunità e cambiamenti repentini. Un diritto d’asilo, che lungi dal conformarsi ad un diritto, si riduce ad una pratica d’abitudine, in dialogo continuo con contingenze situazionali e dunque incompatibile con un quadro sostenibile di diritti.

La deportabilità

All’irregolarità come astrazione determinante 5, si associa quello della deportabilità come possibilità di deportazione ed essere allontanati dallo spazio dello Stato-nazione, in “oasi sicure controllate dall’Onu, centri di detenzione e campi profughi, isole trasformate in prigioni […] e pattuglie armate alle frontiere: simboli eloquenti dell’ineguaglianza, dell’ingiustizia e dell’esclusione che dominano nel XXI secolo” (Düvell, 2004).

De Genova (2002) ed altri studiosi parlano di “deportability continuum” individuando nella deportabilità un costrutto che si profila attraverso diversi livelli di intersezione (alla stregua del diritto d’asilo), dove il rischio di essere deportati diminuisce e/o aumenta a causa di una rete complessa di fattori (continuum), in cui rientrano tanti fattori tra cui le politiche legali e la loro applicazione, ma anche profili razziali e di genere.

A tal riguardo, infatti, uno studio condotto nei centri di espulsione in Inghilterra, li interpreta come “luoghi di lotta” in cui le persone soggette a detenzione e deportazione negoziano queste pratiche interconnesse, agendo al meglio all’interno di istituzioni carcerarie coercitive e isolanti 6.

Una “svolta deportazionista”, un ciclo a spirale che rende le persone sempre più deportabili (Gibney, 2008) attraverso strategie di deportazione che cambino da Paese e Paese e che nel loro specifico ‘continuum’ attestano applicazioni arbitrarie e discrezionali. Data l’elevata discrezionalità, per De Genova, non si può parlare di un regime di deportazione globale, non esistendo, inoltre, un’analisi comparativa sulle deportazioni dai Paesi europei 7.

In questo senso, nelle riflessioni di De Genova, la deportabilità rappresenta il nodo tra la deportazione e la governamentalità o la ragion di stato perché “non è la deportazione in sé, ma la deportabilità che ha storicamente reso il lavoro migrante senza documenti una merce decisamente usa e getta 8”.

Al fine di governare la libertà, nel 2005 ha iniziato a operare l’agenzia di frontiera Frontex. Nel 2007 il regolamento (UE) 2019/1896 ha rafforzato i poteri di Frontex, comportando un aumento esponenziale delle risorse, con l’introduzione di un corpo permanente di 10.000 effettivi, operativi entro il 2027, e di un bilancio medio di 900 milioni di euro all’anno.

Nei primi dieci mesi del 2010 Frontex aveva effettuato 35 rimpatri 9; nel 2023 Frontex ha aiutato gli Stati membri a rimpatriare oltre 39mila persone, il 58% in più rispetto al 2022.

  1. M. Foucault, La sicurezza e lo stato (1977), in Id., La strategia dell’accerchiamento. Conversazioni e interventi.
  2. Spese così ripartite: nei 10 anni i costi saranno di 673.601.768 euro, a partire dai 142 milioni nel 2024, poi 125 milioni negli anni fino al 2029, e infine circa 7,3 milioni in ciascuno degli ultimi anni.
  3. Engel and Johnson 2006, Miller 2009; Graham and Lowery 2004, Johnson e Morgan 2013.
  4. Nel Mediterraneo, i migranti sono resi vittime in mare, durante i salvataggi e nella morte, dove possono essere compatiti, salvati e pianti come “buoni” migranti. Tuttavia, una volta sbarcati sul territorio dell’UE, diventano rapidamente corpi a rischio, securizzati, possibili cattivi, che devono essere trattenuti. In questo modo, sia nelle politiche che negli sforzi di advocacy, questi binari depoliticizzano e in tal modo restringono l’ambito delle risposte politiche “appropriate” a un quadro umanitario o di sicurezza selettivo e contribuiscono agli spettacoli umanitari e di sicurezza prodotti alla frontiera”.
  5. Carter (1997) ritiene che l’illegalità abbia a che fare con “la revocabilità della promessa del futuro”, causata dalle incertezze derivanti dalla possibilità di deportazione, che impediscono ai privi di documenti di fare molti piani a lungo termine.
  6. S. Turnbul, Living the spectre of forced return: negotiating deportability in British immigration detention, 2019.
  7. J. Anderson The deportability continuum as activist research, 2019.
  8. De Genova, Migrant “Illegality” and Deportability in Everyday Life, 2002: “Ciò che rende la deportabilità così decisiva […] è che alcuni vengono deportati in modo che la maggior parte possa rimanere (non deportata) – il cui particolare status di migrante può essere quindi reso “illegale”. Pertanto, l’“illegalità” dei migranti è una condizione sociale spazializzata […] che […] riproduce i confini fisici degli stati-nazione nella vita quotidiana… Pertanto, la produzione legale di “illegalità” …. per i migranti privi di documenti fornisce un apparato per sostenere la loro vulnerabilità e trattabilità come lavoratori“.
  9. Nel 2010 inizia ad entrare in vigore la direttiva Rimpatri dell’UE (2008/115/CE).

Vanna D'Ambrosio

Conseguita la laurea in Filosofia presso l’Università di Napoli Federico II, ho continuato gli studi in interculturalità e giornalismo. Ho lavorato come operatrice sociale nei centri di accoglienza per immigrati, come descritto nella rubrica “Il punto di vista dell’operatore”. Da attivista e freelance, ho fotografato le resistenze nei ghetti italiani ed europei. Le mie ricerche si concentrano tuttora sulle teorie del confine.