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Padova: richiedenti asilo ancora segregati nell’hub “provvisorio” all’ex aeroporto

Report del dibattito “Accoglienza o Segregazione?” in preparazione del presidio di sabato 17 febbraio

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Mercoledì 14 febbraio, l’associazione Stria ha ospitato un dibattito che fa il punto sulla situazione del sistema di accoglienza italiano (o quello che ne resta), a dieci mesi dal D.L 20/2023 (Decreto Cutro). Gli ospiti, Giovanni Barbariol (Asgi Veneto), Fabrizio Coresi (Action Aid), Martin Soroj Sarkar e Ben Hammouda Lotfi (CIAC onlus), sono dunque intervenuti per parlare delle derive dei sistemi d’accoglienza dei richiedenti asilo, e la tendenza dell’attuale Governo (e quelli che l’hanno preceduto) a gestirla in maniera sempre più ingiustificatamente emergenziale e derogativa, con delle conseguenze disastrose sui diritti fondamentali delle persone migranti.

Da diversi mesi, precisamente da settembre 2023, a poco più di 3 km dal centro città, Padova ospita un hub di accoglienza per richiedenti asilo nell’ex aeroporto Allegri. Ciò che doveva essere una sistemazione provvisoria è in realtà un campo di 20 container prefabbricati che al momento ospita 80 persone, tra cui dei minori stranieri non accompagnati.

Secondo lə attivistə di Open Gates, un’associazione che fornisce informazione legale a persone richiedenti asilo sul territorio, da settembre, quando il campo ha aperto, le persone sono state lasciate a loro stesse, senza che venisse erogata alcuna attività durante il giorno come scuola o corsi di italiano.

Secondo quanto riferiscono gli ospiti del centro, molti di loro non hanno mai incontrato un operatore legale che li informasse circa lo stato della loro procedura d’asilo. Ciò è ancora più grave se si considera che molti degli ospiti sono stati trasferiti all’Allegri da altre città italiane, come Trieste e Gorizia, dove avevano già formalizzato la richiesta d’asilo, e, arrivati a Padova, non è avvenuto il trasferimento di competenza alla Questura di Padova della loro pratica. Inoltre, non trattandosi di un CAS, gli enti gestori dell’Allegri non sono tenuti ad prendere in mano le pratiche per il trasferimento della domanda, creando di fatto un vuoto di responsabilità. «Le persone all’interno non sono informate rispetto alla situazione dei loro documenti. Le persone che si rivolgono a noi vorrebbero lavorare ma non possono, perché non hanno neanche il cedolino provvisorio del permesso di soggiorno e sono qua in Italia da mesi (…)» riferisce Open Gates.

Infine, Open Gates racconta che da dicembre 2023, la Prefettura ha vietato l’accesso all’interno del campo allə attivistə, che possono solo distribuire volantini informativi al di fuori dei cancelli, aggravando ulteriormente la dimensione di segregazione delle persone ospitate.

Infine «Ciò che abbiamo riscontrato, confrontandoci con CIAC Onlus e altre realtà che vedono nelle proprie città sorgere posti come questo, è che questo decreto (D.L Cutro n.d.a) sta giustificando e sorreggendo un completo abbandono istituzionale».

In tale contesto, Stria, insieme ad altre realtà territoriali come Adl Cobas e Quadrato Meticcio, ha deciso di organizzare questo dibattito come momento di formazione per restituire un contesto più strutturato, e creare un movimento collettivo di cittadinə che si mobiliti affinché centri come l’Allegri vengano chiusi, e le persone richiedenti asilo possano essere alloggiate in strutture d’accoglienza in grado di garantire i loro diritti fondamentali.

Il primo ad intervenire è stato di Giovanni Barbariol, avvocato di Asgi Veneto, che ha fornito una panoramica dei cambiamenti che sistema di accoglienza in Italia ha subito in seguito al D.L Cutro. In particolare, Barbariol ha sottolineato la progressiva infantilizzazione e precarizzazione del sistema di accoglienza.

La tendenza che, da diversi anni, i governi italiani portano avanti, in contrasto rispetto alle direttive europee 1, è quella di erogare, all’interno del sistema di accoglienza, ai richiedenti asilo, sempre meno servizi e strumenti mirati alla stimolazione dell’indipendenza stessa da questo, mette le persone richiedenti in una situazione di essere “infantilizzate” e rese incapaci di emanciparsi dall’accoglienza e condurre una vita in autonomia. Secondo Barbariol, è necessario non solo difendere il diritto all’accoglienza, ma anche quello ad uscire da essa.

Inoltre, il D.L Cutro ha reso ancora più precario il sistema d’accoglienza, limitando l’accesso al Sistema d’Accoglienza Integrata SAI ai soli i titolari di protezione internazionale. I richiedenti asilo, sono invece stati relegati alle misure di accoglienza straordinaria, che sono così diventate ordinarie, in tutta la loro pochezza e difficoltà di monitorarne la qualità.

Inoltre, da aprile 2023, Il Consiglio dei Ministri ha proclamato lo stato di emergenza “in conseguenza dell’eccezionale incremento dei flussi di persone migranti”, in vigore tutt’ora. Ciò ha permesso agli enti territoriali come le prefetture e i comuni, di operare in modo derogatorio rispetto alle direttive esistenti, permettendo l’apertura di centri di accoglienza provvisori e di natura ancora più precaria rispetto ai CAS previsti dalla Legge. Inoltre, l’estrema vaghezza delle direttive attuate in deroga alla norma, oltre a renderle quasi discrezionali e arbitrarie, rendono estremamente difficile per gli avvocati effettuare dei ricorsi al TAR.

La situazione dei minori stranieri non accompagnati risulta poi ancora più grave, se si considera che deroga dopo deroga, le prefetture stanno autorizzando la collocazione di minori tra i 16 e i 18 anni, che rappresentano circa il 73% di tutti i minori stranieri non accompagnati in Italia 2, nelle strutture destinate agli adulti. In questo modo, tutti i minori provenienti da paesi considerati sicuri, una volta maggiorenni, possono essere rimpatriati con facilità tramite le procedure di frontiera. In conclusione, Barbariol sostiene che l’operare del governo in modo sempre più derogatorio in funzione di un presunto stato d’emergenza, di fatto inesistente, dal momento che i richiedenti asilo sono lo 0,3% della popolazione in Italia, sta causando gravissimi danni al sistema normativo e alle garanzie dei diritti fondamentali.

È intervenuto poi Fabrizio Coresi di Action Aid, che ha presentato i risultati del Progetto Centri d’Italia 3, la prima piattaforma di monitoraggio indipendente sul sistema di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati in Italia. Ciò che i report annuali hanno evidenziato, è proprio la progressiva tendenza ad operare in emergenza e svuotare sempre più i sistemi di accoglienza di servizi essenziali. Tale soppressione dei servizi, è totalmente in contrasto con le direttive europee. Inoltre, in contrasto alla decrescita negli anni passati dei flussi, si è persa l’occasione di preservare e aumentare i posti disponibili, che hanno subito una riduzione di 24.000 posti.

Inoltre, l’assenza di programmazione e la gestione irrazionale, ha fatto sì che molti posti in accoglienza ordinaria restino comunque liberi (anche se meno rispetto agli anni passati).

Per riassumere la situazione attuale, Coresi ha definito il nuovo assetto del governo Meloni, un assetto che passa da “accoglienza diffusa a detenzione diffusa”, con la previsione dell’aumento dei CPR e il trattenimento in hotspot di frontiera.

Inoltre, il progetto “Trattenuti. Una radiografia del sistema detentivo4, svolto da Action Aid in collaborazione con l’Università di Bari, mostra la progressiva ibridazione del sistema d’accoglienza con quello detentivo. L’assenza di capitolati chiari e lo smantellamento di servizi sempre più essenziali (come i corsi di italiano e l’assistenza legale), hanno causato la riduzione della disponibilità degli enti gestori ad appaltarsi i progetti, e di conseguenza hanno ridotto sensibilmente i posti. Secondo Coresi, è proprio la necessità di ovviare alla carenza di posti che avrebbe convinto il Consiglio dei Ministri a dichiarare lo Stato d’Emergenza.

Coresi ha concluso riassumendo il quadro di salute attuale del sistema di accoglienza che, permettendo la creazione di centri come quello dell’Allegri e il riempimento oltre capienza dei CAS, di fatto regolarizza prassi disfunzionali e illegittime già esistente, e per non fare agire le prefetture fuori dalla legge, allargano le maglie della legge fino a calpestare i diritti fondamentali delle persone. Di fatto, è l’approccio del governo Meloni che genera l’emergenza che dice di voler combattere.

Infine, sono intervenuti due operatori legali del CIAC di Parma, Martin Soroj Sarkar e Ben Hammouda Lotfi, che hanno raccontato l’esperienza del campo d’accoglienza provvisorio di Martorano, in provincia di Parma, molto simile a quella dell’Allegri. Un centinaio di persone abbandonate a loro stesse in un campo lontanissimo dai centri abitati, senza che sia prevista l’erogazione di servizi minimi come i corsi di italiano e l’assistenza legale, in balia di tempi lunghissimi per il rilascio del permesso di soggiorno dopo la richiesta d’asilo.

All’interno del campo di Martorano, CIAC, tramite la convenzione con l’ASL territoriale, è accreditata come servizio di volontari di sportello legale e orientamento ai servizi, cercando di ovviare alla carenza dei servizi previsti dall’ente gestore. Inoltre, CIAC ha attivato, in collaborazione coi servizi sociali territoriali e le forze dell’ordine, un servizio di pronto intervento sociale e assistenza a servizio dei minori stranieri (ma anche italiani) in situazione di strada.

Il dibattito si è concluso con l’invito, da parte di Stria e Open Gates, a partecipare al presidio che si terrà a Padova, sabato 17 febbraio, dalle 11:30, davanti alla sede del Comune di Padova di Palazzo Moroni. Il presidio avrà l’obiettivo di aggiungere un ulteriore tassello alle azioni di protesta dei collettivi e le realtà padovane, che chiedono la chiusura dell’hub dell’ex Allegri e quella di tutti i centri d’accoglienza provvisori d’Italia, che non fanno altro che alimentare un regime di segregazione delle persone migranti.

Così, Stria invita la comunità a prendere parte al presidio: «È il Decreto Cutro, e la sua conversione in Legge 50, a fornire la cornice normativa che permette l’esistenza di questi luoghi, in un pericoloso processo di radicalizzazione delle peggiori tendenze politiche di governo delle migrazioni: criminalizzazione, detenzione amministrativa, segregazione, stigmatizzazione, orientate a costruire nemici pubblici, a immobilizzare le persone in movimento, a creare forza lavoro ricattabile e sfruttabile nei peggiori modi. Essere contro questi campi significa essere contro un disegno più ampio di governo delle migrazioni, contro i CPR e le detenzioni amministrative, contro la produzione di marginalità e morte all’interno dei nostri territori.»

  1. Le direttive in questione sono: la Direttiva 32/2013 e la Direttiva 33/2013 del Parlamento Europeo e del Consiglio
  2. Dato del Ministero del Lavoro e Delle Politiche Sociali, aggiornato a giugno 2023
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Francesca Reppucci

Laureata nel corso di studi magistrale di Human Rights and Multi-level governance presso l’università di Padova, attualmente lavoro come operatrice sociale in un progetto di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo.