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Discriminazioni in Provincia di Trento nell’accesso agli alloggi pubblici: rinviata alla Corte Costituzionale la decisione definitiva

Corte di Cassazione, n. 9059 del 5 aprile 2024

Ph: Taner Yetim, corteo a Trento per il diritto all'abitare

La Corte di Cassazione ribadisce la decisione del tribunale di Trento, e poi confermata in Corte d’Appello, sul ricorso promosso da un cittadino etiope dell’Assemblea Antirazzista Trento e dall’ASGI – assistiti dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso – che contestavano il requisito di 10 anni di residenza in Italia richiesto dalla legge provinciale trentina n. 5 del 2019 per accedere sia agli alloggi pubblici sia ai contributi economici per il pagamento dei canoni.

Il tribunale di Trento nel 2020 aveva dichiarato tale requisito discriminatorio, nonostante ciò la Provincia di Trento era ricorsa in Corte d’Appello, che nel 2021 aveva confermato la decisione. La Provincia aveva poi cambiato in parte la norma, ma anche fatto un nuovo ricorso alla Cassazione.

Quest’ultima, senza disapplicare l’orientamento dei giudici, ha rimandato alla Consulta la decisione sulla normativa trentina sottolineando però che “l’imposizione di un requisito così gravoso risulta privo di ragionevolezza anche ove riferito ai cittadini perché rischi di porre in posizione discriminata quei soggetti che, in giovane età o per problemi di accesso al lavoro insorti nel corso degli anni, siano stati indotti a modificare il proprio luogo di lavoro all’interno della zona Ue proprio per poter accedere a nuove occasioni lavorative“.

La Suprema Corte ha già giudicato incostituzionali leggi regionali con vincoli di almeno cinque anni come nel caso della Lombardia, della Liguria e delle Marche. E’ quindi presumibile una nuova condanna per la PAT, dopo quelle subite per condotta discriminatoria nei confronti delle famiglie di origine straniera presenti in Trentino in merito alle domande di assegno di natalità provinciale e di assegno unico provinciale. Anche in questi casi, la Provincia aveva introdotto una norma che negava le prestazioni sociali ai nuclei familiari perché prive del requisito dei dieci anni di residenza in Italia e del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

Si ringrazia l’avv. Giovanni Guarini per la segnalazione. Il commento è della redazione.