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Hong Kong: nei centri di detenzione pessime condizioni e denunce di maltrattamenti

Il rapporto di Global Detention Project (marzo 2024)

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Nota per essere l’ex colonia britannica, il porto conteso tra Cina e Gran Bretagna, “l’Oriente che incontra l’Occidente”, Hong Kong è una regione amministrativa speciale (RAS) della Repubblica Popolare Cinese dal 1997. La premessa al passaggio di testimone dalla Gran Bretagna alla Cina era che il governo cinese avrebbe riconosciuto a Hong Kong una fetta consistente di autonomia e avrebbe governato sulla regione rispettando il principio “One country, two systems”. Negli ultimi anni però, con particolari tensioni dal 2019 in avanti, lo stato di salute delle libertà fondamentali, come la libertà di espressione e di associazione, a Hong Kong si sta rapidamente deteriorando mano a mano che la morsa cinese nella regione si stringe. 

A partire dal 1997, affinché un trattato delle Nazioni Unite venga applicato sul suo territorio, è necessario che la Cina ne estenda la ratifica a Hong Kong RAS. I Trattati e le Convenzioni internazionali che la Cina non ha mai ratificato o esteso sono numerosi e questo rende più difficile monitorare il rispetto dei diritti umani nella regione. 

La Convenzione di Ginevra del 1951 che regola lo statuto dei rifugiati non è ancora stata estesa ad Hong Kong. Per questo motivo i “richiedenti asilo e protezione internazionale” a Hong Kong non possono ricevere tale status, che è sostituito da quello di “richiedenti non-respingimento”. Il processo di richiesta e approvazione dello status di non-refoulement non solo è molto complesso ma inoltre prevede che, per poter fare richiesta, i soggetti migranti debbano prima di tutto aver superato un periodo di permanenza superiore al proprio visto. In questo modo si trovano a dover  necessariamente vivere un periodo di “illegalità forzata”. 

Le soggettività cui viene riconosciuto lo status hanno il diritto di permanenza temporanea e sono protette dell’essere deportate ma permane la possibilità che vengano detenute. «Nel 2021, le autorità hanno arrestato 438 richiedenti non respingimento, molti dei quali sono stati successivamente detenuti».

Il rapporto redatto da Global Detention Project, aggiornato a marzo 2024 1, riporta che a Hong Kong le detenzioni forzate sono uno degli strumenti più utilizzati per gestire l’immigrazione nonostante le condizioni all’interno dei centri di detenzione 2 siano state ampiamente criticate per l’assenza di servizi, per i rilevati maltrattamenti e torture. 

Secondo i dati riportati dal dipartimento dell’immigrazione del governo di Hong Kong, al 31 marzo 2024 il numero di richieste di non-respingimento in sospeso ammontava a 1.074 3. Bangladesh, India, Pakistan, Indonesia e Vietnam sono alcuni dei principali paesi di provenienza. 

Tra il 2015 e il 2019, tra le 10.000 e le 12.000 persone straniere sono state detenute a Hong Kong RAS. Le fonti legislative che permettono di imporre queste detenzioni si trovano all’interno dell’Immigration Ordinance, che regolamenta l’ingresso, la permanenza e l’uscita delle persone da e verso Hong Kong RAS. L’ordinanza non definisce un limite legale per la lunghezza delle detenzioni che, per un numero significativo di casi, si estendono a periodi anche molto lunghi. Harjang Singh, originario vietnamita arrivato a Hong Kong all’età di 12 anni 4 durante gli anni dell’esodo delle “boat people” dal Vietnam, a dicembre del 2021 risultava detenuto in un centro di immigrazione da ormai 5 anni. 

Estratto dal caso di Harjang Singh:

«The Harjang Singh case also revealed further information about the detention review process. Namely that detention reviews were conducted with a tick box form that the Court of Appeal described as a “highly reductive tool,” which identifies only the presence or absence of certain features and does not consider the exact situation of the detained person. The Court of Appeal also noted that comments by senior immigration staff were copy pasted on several iterations and the form did not provide opportunity for recognising how the factors had been considered, what analysis went into the decision, and how certain factors may be more or less important as the period of detention lengthens».

Dal maggio del 2023, i principali centri di detenzione per persone migranti operanti a Hong Kong sono quattro: Castle Peak Bay Detention Centre, Ma Tau Kok Detention Centre, Nei Kwu Correctional Institution, e Tai Tam Gap Correctional Institution. Due di questi 5, in attività del 2021, sono gestiti dal Correctional Services Department e non dall’Immmigraton Department 6.

Questo significa che all’interno di questi centri vigono le norme operative del sistema carcerario. «Molte ONG hanno criticato le condizioni all’interno delle strutture detentive, compresi maltrattamenti e abusi da parte dello staff dei centri di detenzione, insufficienza di cibo forniture mediche e scarse condizioni igieniche». Nel 2020 sono state approvate riforme legislative e politiche che autorizzano gli agenti dell’immigrazione di alcuni centri a utilizzare armi e condurre perquisizioni corporali.

Non avendo la Cina ratificato il Protocollo Opzionale della Convenzione contro la Tortura e altri Trattamenti o Punizioni Inumane o Degradanti (OPCAT), quest’ultimo non è applicabile a Hong Kong RAS che perciò non ha designato un proprio National Preventive Mechanism (NPM), ovvero il meccanismo che monitora regolarmente le condizioni all’interno dei luoghi di privazione della libertà personale quali prigioni e strutture di detenzione. 

A Hong Kong è attivo un sistema di Justice and Peace per il quale sono previsti dei Giudici di Pace autorizzati a visitare «qualunque struttura di custodia o persona detenuta». Questo sistema è stato criticato da avvocati e osservatori che hanno sottolineato come, in alcuni casi, i detenuti che si erano rivolti ai Giudici di Pace per denunciare le condizioni dei centri siano poi stati puniti con provvedimenti disciplinari. 

«Un ex-detenuto ha affermato che la “regola non scritta” all’interno del Castle Peak Bay Immigration Centre – la più grande struttura dedicata alla detenzione di migranti di Hong kong – era che qualunque detenuto che avesse osato presentare reclamo durante le visite dei Giudici di Pace sarebbe stato considerato dagli agenti dell’immigrazione come un “disobbediente” e “problematico” e successivamente sarebbe stato punito con l’isolamento. In un caso, un detenuto è stato messo in isolamento per diversi giorni, in una cella senza finestre né servizi igienici, per aver chiesto informazioni sulla ragione della sua detenzione». 

In modo simile a come vengono gestiti i centri di detenzione amministrativa in Italia, ad Hong Kong questi sono di competenza dello Stato ma alcuni servizi, tra cui quello medico, di cucina e lavanderia, sono appaltati ad agenzie private. Gravi deficit nel servizio di assistenza medica del Castle Peak Bay Immigration Centre, soprattutto durante la pandemia da COVID-19, sono stati riportati da diversi avvocati. Problemi di igiene, 40-60 persone detenute che trascorrevano la maggior parte del tempo in una stessa stanza e assenza di protocolli di identificazione delle persone inadatte alla detenzione perché altamente vulnerabili al virus. 

Questo tipo di detenzioni ha ufficialmente una funzione amministrativa ma le condizioni degradanti e penalizzanti in cui si svolgono suggeriscono una crescente volontà da parte delle autorità di Hong Kong RAS di punire i soggetti migranti.

È importante sottolineare le responsabilità della Cina poiché il rispetto e la tutela dei diritti umani nella regione di Hong Kong dipendono fortemente dalle decisioni del governo cinese. La Cina è stata richiamata da diversi paesi affinché ratificasse ed estendesse a Hong Kong e Macao la Convenzione internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti. Numerosi reclami e raccomandazioni sono stati rivolti alla Cina affinché rivedesse le politiche migratorie di Hong Kong e le adattasse al paradigma dei diritti umani aderendo ai trattati internazionali delle Nazioni Unite. La Repubblica Popolare Cinese non sembra voler andare in questa direzione e, finché questo non cambierà, le soggettività migranti a Hong Kong continueranno a subire la punizione ingiustificata della detenzione.  

  1. Immigration Detention in Hong Kong (Special Administrative Region of the People’s Republic of China): Severe Detention Regimes and Paltry Conditions – Global Detention Project (marzo 2024)
  2. Visita la pagina dedicata su GDP
  3. Leggi i dati
  4. Convicted Vietnam refugee fights deportation after 30 years in Hong Kong – Hong Kong Free Press (2020)
  5. Il Nei Kwu Correctional Institution e il Tai Tam Gap Institution
  6. Vedi anche: Stuck in the system. Immigration detention in Hong Kong, Immigration Detention and Vulnerable Migrants in Hong Kong Research Team (2022)

Anna Bonzanino

Studentessa dell’Università di Padova. Sono al secondo anno del corso di laurea in scienze politiche, Relazioni internazionali e Diritti umani.