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La Questura deve rilasciare un PdS provvisorio: accolta l’istanza cautelare di una signora albanese convivente con nipote italiano

Tribunale di Roma, ordinanza del 5 aprile 2024

Photo credit: Claudio Colotti

Il caso è stato seguito dall’avv. Gennaro Santoro nell’ambito del progetto “Annick. Per il diritto all’unità familiare”, che tra i suoi obiettivi ha quello di garantire e migliorare l’accesso a questo diritto fondamentale che sempre più spesso è ostacolato tra prassi illegittime e tempi dilatati.
Portare a termine un ricongiungimento o una coesione familiare diventa così un percorso di attese che genera enorme frustrazione: una “violenza burocratica” di cui non si parla abbastanza e che con questo progetto vogliano raccontare in diversi modi, anche pubblicando decisioni favorevoli ottenute attraverso il contenzioso in tribunale.

Il Tribunale di Roma, con ordinanza del 5 aprile 2024, ha accolto l’istanza cautelare di una signora albanese, convivente con nipote italiano, che si era vista rifiutare il permesso di soggiorno richiesto a luglio 2022. 

La vicenda 

Terenzina (nome di fantasia) a luglio 2020 aveva fatto istanza di regolarizzazione e dopo due anni di attesa si è vista rigettare la domanda per responsabilità del datore di lavoro (rigetto idoneità alloggiativa dell’immobile indicato in domanda).

Ha quindi deciso di presentare domanda di rilascio del permesso di soggiorno quale nonna convivente con il nipote cittadino italiano, nato nelle more della (lunga) procedura di regolarizzazione. Purtroppo, però, la Questura di Roma non ha recepito la domanda di rilascio della carta di soggiorno come familiare di cittadino UE ex art. 10 d.lgs. 30/07, qualificando l’istanza quale richiesta di protezione speciale al Questore. Tale procedura prevede il parere vincolante della Commissione territoriale asilo che però, nella prassi, viene rilasciato con ritardi notevoli (anche due anni). Né al richiedente protezione speciale al Questore viene rilasciato un permesso provvisorio, come invece avviene in caso di richiesta protezione internazionale. 

Terenzina si è quindi recata diverse volte presso la Questura di Roma per ritirare il titolo di soggiorno ma ogni volta la Questura la invitava a tornare in quanto il parere della Commissione territoriale non era ancora arrivato.

Per questa ragione, si è provato ad attivare il potere sostitutivo del Ministero dell’Interno ma, incredibilmente, l’ufficio ispettivo del Ministero si è dichiarato incompetente dichiarando che le Commissioni territoriali sono autonome e pertanto il Ministero dell’Interno non può esercitare il potere sostitutivo.

Si è quindi deciso di scrivere direttamente al Ministro dell’Interno per conoscere quale sia l’autorità competente per l’esercizio del potere sostitutivo in caso di inerzia della Commissione territoriale (il 19 febbraio scorso) ma, nel momento in cui si scrive, non è ancora pervenuta alcuna risposta.

Dopo numerose diffide la Commissione territoriale, dopo circa 18 mesi dalla richiesta, ha emesso (illegittimamente ed incredibilmente) parere negativo senza tenere conto che la nonna non solo convive con il nipote italiano ma anche rappresenta l’unica fonte di reddito per l’intero nucleo familiare, essendo nel frattempo (prematuramente e tragicamente) morto il figlio di Terenzina ed essendo la nuora disoccupata. La Questura di Roma pertanto notificava lo scorso 4 marzo un provvedimento di rigetto con contestuale invito a lasciare il territorio italiano (espulsione).

Il ricorso e l’istanza cautelare

Si è quindi presentato un ricorso al Tribunale ordinario di Roma, chiedendo il rilascio della carta di soggiorno come familiare di cittadino UE ex art. 10 d.lgs. 30/07, avendo la signora Terenzina legittimamente richiesto tale titolo di soggiorno solo erroneamente ed arbitrariamente qualificato dalla Questura di Roma quale richiesta di protezione speciale. In via subordinata, si è comunque richiesto il rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale, e si è chiesto, in via cautelare e d’urgenza, di sospendere il provvedimento di rigetto e di espulsione e di rilasciare un permesso di soggiorno provvisorio alla sig.ra Terenzina, anche per continuare a lavorare e garantire una fonte di reddito al nipotino

La decisione del Giudice

Dopo soli 9 giorni dal deposito del ricorso il Giudice di Roma, Dott. Bile, ha accolto l’istanza cautelare ritenendo doveroso non soltanto sospendere il provvedimento impugnato (il decreto di rigetto del permesso e il conseguente provvedimento di espulsione) ma anche di ordinare alla Questura l’immediato rilascio di un permesso di soggiorno provvisorio. Si legge nell’ordinanza: “ritenuto che sussistano gravi e circostanziate ragioni per disporre la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento in considerazione dell’allegata integrazione sociale e lavorativa della parte ricorrente e della presenza di un minore convivente…ritenuto, pertanto, che una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme comporti che alla sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento di rifiuto debba conseguire il rilascio di un permesso di soggiorno per richiesta di asilo; P.Q.M. dispone la sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento di diniego e dispone il rilascio, entro 20 giorni dalla comunicazione del presente provvedimento, di un permesso provvisorio di soggiorno.”

L’importanza della decisione cautelare

L’ordinanza in commento è un importante precedente perché colma una lacuna del legislatore che non ha previsto il rilascio del permesso di soggiorno provvisorio per chi domanda direttamente al Questore il rilascio del permesso per protezione speciale. In modo condivisibile il Giudice cautelare ha evidenziato “che la protezione speciale rientri, unitamente allo status di rifugiato e alla protezione sussidiaria, nel diritto di asilo di cui all’art. 10, comma 3, Cost.; considerato che la protezione speciale può essere concessa anche nell’ambito della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale (art 32, comma 3, d.lgs. n. 25/2008), la cui domanda dà diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per richiesta di asilo ex art 11, comma 1, lett. a) d.P.R. 394/1999 e art. 4 d.lgs. n. 142/2015; considerata, altresì la irragionevole situazione di disparità di trattamento che, a seconda della procedura prescelta per azionare il diritto e a fronte di situazioni sostanzialmente uguali, si verrebbe a creare, in palese contrasto con l’art. 3 Cost., qualora, anche nell’ipotesi in esame, alla sospensione dell’efficacia esecutiva del provvedimento di rifiuto della protezione speciale non si accompagnasse il rilascio di un permesso di soggiorno per richiesta di asilo” ed ha quindi ordinato il rilascio del permesso provvisorio, in modo analogo a quanto avviene in caso di rigetto della domanda di protezione internazionale innanzi alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale.

Il giudizio di merito ed il progetto Annick

Il caso in commento è da ritenersi strategico anche per altre ragioni. Prima fra tutte, il grave ritardo che ha caratterizzato la decisione della Questura. Non è infatti legittimo che un procedimento amministrativo, a maggior ragione se vede coinvolti minori e il diritto all’unità familiare, possa durare all’infinito, senza tempi contingentati. 

Già in altra occasione il Tribunale di Roma, con ordinanza del 2 gennaio 2024, nel procedimento rg 49996/23, ha accolto un’istanza cautelare statuendo il principio secondo cui anche nel procedimento amministrativo di rilascio/rinnovo/conversione di un permesso di soggiorno deve essere rispettato il termine massimo di 180 giorni previsto dalla L. 241/90 per la sua conclusione. Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Roma, perfettamente equiparabile al caso di Terenzina, il Giudice ha ritenuto che la compromissione del diritto alla tutela della vita privata e familiare, in particolare per la presenza di minori, costituisca un pregiudizio imminente e irreparabile tale da giustificare l’instaurazione di un giudizio cautelare ex art. 700 cpc.

Si auspica quindi che nel giudizio di merito non solo venga rilasciata la carta di soggiorno illimitata a Terenzina ma anche che il Giudice stigmatizzi le condotte dilatorie della Commissione territoriale, della Questura di Roma e dell’ufficio ispettivo del Ministero dell’Interno.

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Annick. Per il diritto all’unità familiare” è un progetto a cura di Melting Pot ODV in collaborazione con Circolo Arci Pietralata e il supporto dei legali dell’Associazione Spazi Circolari, dedicato ad Annick Mireille Blandine.

E’ finanziato da ActionAid International Italia E.T.S e Fondazione Realizza il Cambiamento nell’ambito del progetto “THE CARE – Civil Actors for Rights and Empowerment” cofinanziato dall’Unione Europea.

Il contenuto di questo articolo rappresenta l’opinione degli autori che ne sono esclusivamente responsabili. Né L’Unione europea né l’EACEA possono ritenersi responsabili per le informazioni che contiene né per l’uso che ne venga fatto. Analogamente non possono ritenersi responsabili ActionAid International Italia E.T.S. e Fondazione Realizza il Cambiamento.