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PH: Samos Advocacy Collective
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La violenza contro le persone in movimento in Grecia

Il rapporto di Border Violence Monitoring Network

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Il 24 Gennaio 2024 il Border Violence Monitoring Network (BVMN), ha pubblicato il report «Violence Within State Borders: Greece» 1, in cui, attraverso 31 interviste raccolte tra Marzo e Giugno 2023, documenta la violenza perpetrata da autorità greche verso persone in movimento.
In particolare si è voluta portare l’attenzione sulle evidenze di violenza strutturale fisica e psicologica all’interno dei confini dello stato greco, come detenzione, violenza durante la detenzione, brutalità della polizia, violenza razzista, pushbacks ininterrotti e crimini d’odio, oltre che al mancato rispetto di condizioni minime dignitose nelle strutture detentive, tra cui la carenza o scarsa qualità di cibo e acqua, mancanza di cure mediche e supporto psicologico adeguati.

Nel rapporto viene ricordato più volte come tutti questi atti siano da considerarsi torture e quindi in violazione dell’articolo 3 della Carta Europea dei Diritti Umani, che recita che “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti .”

Si parla di tortura 2 quando si è in presenza di  trattamenti deliberati e inumani che causano serie e crudeli sofferenze compiuti da autorità statali, da cui ci si aspetterebbe protezioni e trattamenti equi, in quanto lo stato ha l’obbligo di proteggere il benessere sia mentale che fisico delle persone private della libertà.

Il 2023 è stato un anno in cui l’impunità generale del governo greco si è evidenziata, specialmente se ci si focalizza sulla situazione delle migrazioni. Il 14 Giugno 2023, infatti, più di 600 persone in movimento sono morte nel naufragio di Pylos e nonostante le multiple versioni dei fatti, non è ancora stata trovata una verità. Questa è una prova di come il governo greco abbia libertà di violare i diritti umani delle persone in movimento, agendo con impunità, negligenza e normalizzando la violenza, in quanto nessuno chiede conto di quello che succede.

Questa premessa è fondamentale per capire come le denunce contenute nel report non siano una novità, ma da anni ricorrono nelle modalità di trattamento riservato alle persone migranti. Il 2023 inoltre ha registrato un aumento importante di persone in movimento che hanno raggiunto la Grecia, ma questo è comparabile a un generale aumento di persone che hanno cercato di raggiungere l’Europa, seguendo altre rotte.

In Grecia tutto ciò è avvenuto nonostante gli sforzi compiuti dal governo per fermare i movimenti di persone, fortificando il confine greco-turco con tecnologia e personale, aumentando l’uso della detenzione, dei respingimenti e intensificando i controlli negli spazi urbani.

Le testimonianze raccolte provengono da persone detenute in diversi tipi di centri. 

Le stazioni di polizia, progettate solo per brevi periodi di detenzione e in cui le persone detenute devono affrontare condizioni di sovraffollamento, angustia e mancanza di igiene.

I Centri di accesso controllato (CCAC), designati per identificare e ospitare i richiedenti asilo appena arrivati in Grecia.  All’interno di questi centri si può essere trattenuti fino a 25 giorni per la registrazione, e si è sottoposti a sorveglianza e restrizioni di movimento. Tutti e cinque gli attuali CCAC sono situati nelle cinque isole hotspot della Grecia (Lesbo, Samos, Chios, Leros e Kos).

I Centri di accoglienza e identificazione (RIC) –  sono stati designati per identificare e registrare i richiedenti asilo sulla terraferma greca. Come nei CCAC, si può essere trattenuti per un massimo di 25 giorni, durante i quali non si può uscire.

I Centri di detenzione e pre-rimozione (PRDC), simili ai CPR italiani, sono sei sul territorio greco e sono designati per la detenzione amministrativa. Le persone che hanno ricevuto un ordine di espulsione sono trattenute all’interno dei PRDC per per lunghi periodi di tempo, nonostante il numero estremamente basso di deportazioni effettive dalla Grecia, mentre i richiedenti asilo possono essere detenuti per motivi vagamente definiti di ordine pubblico o sicurezza nazionale.

Le Carceri penali, dove persone in movimento con condanne penali sono detenute insieme a cittadini greci. E’ importante sottolineare che a volte le persone sono detenute ingiustamente, in quanto sono state arrestate per motivi di razzismo o per accuse di essere trafficanti, come dimostra il caso Homayoun.

Infine la struttura di detenzione dell’aeroporto di Atene, dove le persone in movimento possono essere trattenute prima del loro trasferimento in un’altra struttura di detenzione e è descritta come sovraffollata e con condizioni igieniche precarie.

Il rapporto è diviso in 3 sezioni e analizza la violenza fisica, gli abusi verbali, le umiliazioni rivolte verso persone in movimento e le condizioni inadeguate delle strutture che non rispettano gli standard dei diritti umani.

La violenza fisica è definita come l’uso eccessivo e sproporzionato della forza e può assumere diverse forme. In particolare nel report viene dato rilievo all’abuso dello strumento dell’isolamento nei PRDCs, all’uso di armi elettriche e all’uso della violenza verso gruppi di persone a Samos.

L’isolamento è uno strumento tipico usato nella detenzione e gli intervistati riportano come a causa di conflitti o per motivi casuali che non possono essere identificati con precisione, siano stati messi in isolamento e privati di cibo e cellulari. Questo è uno strumento di tortura conosciuto e utilizzato anche nelle carceri di altri paesi europei, ma colpisce l’uso arbitrario che se ne fa, come ricorda un intervistato:

“Loro fanno ciò come una punizione per aver alzato la voce contro la situazione in cui ci troviamo e aver chiesto cose come: “Perché ci detenete per così tanto tempo? Perché ci trattate così?”

Inoltre, viene denunciato il continuo utilizzo di armi elettriche (EDW), usate per torturare e punire, quando, secondo il Consiglio d’Europa (CoE), questo tipo di armi dovrebbe essere utilizzato come misura di ultima istanza in situazioni di minaccia reale e immediata alla vita o di rischio di lesioni gravi. Il CoE osserva che “le EDW si prestano a un uso improprio” e conclude che l’uso delle EDW “dovrebbe essere il risultato di un dibattito approfondito a livello di esecutivo e legislativo nazionale“, ma nonostante ciò, in Grecia si registra un abuso di queste armi.

Nel rapporto viene sottolineato inoltre ciò che accade sull’isola di Samos, perchè grazie alla presenza di diversi network di associazioni si può sapere cosa accade. Una volta arrivate, le persone si nascondono nei boschi per paura di essere prese e respinte, spesso soffrendo di stenti. Diverse volte i respingimenti falliscono ma le persone vengono comunque prese in modo violento. Gli intervistati riportano di aver subito furti, perquisizioni, calci e pugni, che hanno causato ferite per giorni. A questo trattamento sono sottoposte anche donne e bambini e è stato riportato come spesso gli uomini a compiere questi atti si fingano persone di ONG in modo che le persone escano dai nascondigli nei boschi.

Inoltre a Samos ha sede un CCAC, dove la violenza è routine, e colpisce come gli intervistati sottolineino come questa avvenga maggiormente nei container o con guanti in modo da non essere vista e quindi rimanere impunita.

I dati di cui sopra, che riguardano diverse località e strutture, dimostrano che l’uso della violenza fisica contro le persone in movimento in Grecia è strutturale e praticato con l’intento di controllare e intimidire, una pratica che, come sottolineato in precedenza, può equivalere alla tortura o a trattamenti inumani e degradanti in violazione dell’articolo 3 della CEDU.

Nell’ambito degli abusi verbali e dell’umiliazione a cui vengono sottoposte le persone, viene denunciato il diffuso utilizzo di perquisizioni in luoghi pubblici o fatte senza motivi, in modo irrispettoso e solo con l’obiettivo di umiliare. La Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha indicato che le perquisizioni possono costituire un trattamento inumano e degradante quando “sentimenti di umiliazione e di inferiorità” sono provocati intenzionalmente e “quando sono condotte in modo sproporzionato, umiliante o discriminatorio”, cosa che in Grecia accade, lasciando conseguenze importanti, come riporta l’intervistato:

Grafico: I Have Rights

“Al momento ho ancora paura […] sto cercando di seguire alcuni consigli della mia psicologa. A volte li vedo e mi viene voglia di combatterli perché nel campo all’aperto non possono mettermi in imbarazzo. Non mi sento felice quando li vedo. Anche quando li vedo voglio dimenticarmi di loro e di quello che è successo”

Le testimonianze di cui sopra descrivono significativi racconti di abusi che mirano a intimidire e umiliare le persone in movimento, perpetrati da persone che avrebbero il compito di proteggere e garantire i diritti. L’impatto psicologico di queste tattiche è evidente nelle testimonianze e spesso costringe le persone a rimanere in silenzio e a non denunciare per paura.

L’ultima sezione è dedicata alla descrizione delle condizioni materiali inadeguate, quali sovraffollamento, condizioni igieniche pessime, mancanza di strumenti per l’igiene personale e per la pulizia dei luoghi, presenza di insetti, e alimenti immangiabili. Il cibo fornito viene definito dagli intervistati “non commestibile“, “non identificabile“, “disgustoso“, “non adatto agli animali” o “scaduto” e in molti sospettano la presenza di farmaci all’interno.

“Non so che tipo di cose abbiano messo nel nostro pasto. Tutte le persone si sentivano allo stesso modo. Tutti noi abbiamo dormito molto e siamo diventati molto aggressivi dopo aver mangiato i pasti. A volte è una sensazione davvero disgustosa”.

In molti riferiscono di non essere in grado di mangiare il cibo o di essersi ammalati dopo averlo consumato. Un altro dato allarmante è la mancanza di certezza delle ore d’aria nei PRCD, oppure la presenza di coprifuoco dalle  dalle 8 alle 8 nei CCAC. 

L’insieme di queste condizioni porta spesso le persone a compiere atti di autolesionismo fisico e psicologico, a cui non seguono poi risposte concrete dalle autorità responsabili.

“Le persone non sanno perché sono state messe in questa cella e si feriscono con i coltelli. Anche quando lo fanno, nessuno li porta in ospedale” e “Sono diventato così aggressivo e ho cercato di tagliarmi le braccia tante volte. Non so perché lo faccio. Hanno messo qualcosa nei nostri pasti e siamo diventati degli psicopatici”. 

Un altro fattore che viene denunciato è l’alta presenza di personale di sicurezza che però non è in grado di garantire un ambiente sicuro, come viene sottolineato specialmente dalle donne. Ne sono un esempio la paura di persone che entrino in doccia o che i beni personali lasciati nel container spariscano. 

“Certo che è brutto, soprattutto per noi donne che abbiamo bisogno di privacy, certo che ti stressa, ma non c’è nessun posto dove puoi andare a lamentarti. È davvero imbarazzante nei bagni perché se la persona non bussa, apre la porta ed entra e ti vede nuda, non ci sono chiavi. Per alcune di noi è davvero brutto. Non è possibile essere protetti da questo nel campo”.

Quest’ambiente ovviamente deteriora ulteriormente le condizioni fisiche e psicologiche di persone in condizioni già precarie a causa dei viaggi che le hanno portate fino a lì.

Un’altra situazione critica è quella degli ospedali e dei trattamenti medici nei campi, come si può evincere dalle parole di un intervistato:

“Soffrivo di un dolore estremo. Sono andato da un poliziotto, gli ho detto che ero in una situazione molto dolorosa e gli ho chiesto se poteva aiutarmi. Poteva portarmi in ospedale o in un posto con un medico? Lui mi ha risposto: “Stai facendo un dramma, non hai niente”. “Allora mi ha picchiato e ha abusato di me. Aveva un bastone elettrico. Mi ha picchiato e ha usato un linguaggio offensivo e poi mi ha messo in una stanza buia.”

Nonostante da anni si denunci tutto ciò che accade, il rapporto evidenzia l’incapacità delle autorità greche di fornire alle persone sottoposte a detenzione servizi di base, tra cui assistenza medica e psicologica, cibo e acqua adeguati e standard igienici decenti. Questo fallimento è una chiara dimostrazione delle violazioni sistematiche dei diritti delle persone in movimento e del mancato rispetto da parte della Grecia dei suoi obblighi legali.

Tutto questo lascia inorriditi, ovviamente. Pensare che queste torture avvengono proprio all’interno di quei paesi che hanno scritto nelle carte costituzionali i diritti alla libertà e alla tutela delle persone rifugiate inorridisce.

Mi ricordo della prima volta che sono arrivata in Grecia, che è stata anche la prima volta in cui ho visto un campo per persone rifugiate. Avevo 22 anni, e la mia testa era piena di studi universitari che mi avevano insegnato di quanto l’Europa sia la patria dei diritti, e vedere quella distesa di terra enorme, con in mezzo una prigione a cielo aperto e con la bandiera dell’unione europea sulle sbarre mi aveva fatto provare un senso enorme di vergogna, stessa vergogna che ho provato leggendo questo report.

È disgustoso notare come i comportamenti compiuti da autorità verso persone in movimento siano gli stessi in diversi paesi europei. Si è portati a pensare che la migrazione in Europa e in particolare in Grecia venga trattata come un’emergenza e che il problema sia che si propongono solo soluzioni temporali. Leggendo questo rapporto invece si può capire come in realtà ci sia uno schema ben preciso in risposta ai movimenti migratori non dichiarato ma esplicito, e tutt’altro che momentaneo, e consiste nella violenza in tutte le sue forme, usata per umiliare, intimidire e controllare.

  1. Scarica il rapporto
  2. Grecia. Arrestati quattro agenti del Centro di Detenzione Pre-Rimozione (PRDC) di Amygdaleza

Chiara Bonfanti

Ho una laurea triennale in filosofia e una magistrale in scienze politiche. Ho scritto la mia tesi su un programma di housing per richiedenti asilo in Grecia. Negli ultimi due anni ho vissuto per alcuni periodi in Grecia e in Serbia, come attivista/tirocinante/volontaria, collaborando con alcuni collettivi/organizzazioni che supportano le persone in movimento.